Primavera a Zugliano

Questa silloge poetica non è reperibile, è presente solo in due biblioteche pubbliche, a Trieste e a Padova. Si tratta di una raccolta di poesie di 90 pagine circa,   alcune poesie delle  sono reperibili  nell’antologia  pubblicata da Mia Lecomte Quaderno balcanico I  altre  nella prima parte della raccolta La chiave nella mano. In quest’ultimo testo è possibile anche rintracciare le date di composizione della maggior parte  delle poesie ed emerge il fatto che la prima poesia Impressioni quotidiane  è stata composta a Maglaj nel gennaio del 1992, prima cioè che si inasprisse la guerra in Bosnia e incominciasse l’assedio a Sarayevo. Natura morta composta dal dicembre 1991 al luglio 1992 e cioè da prima della fuoruscita dalla Bosnia a quando era in viaggio per arrivare in Italia. L’ombra delle fragole è invece del gennaio 1991. Ma già Il mio cane Moby è collocato nel momento di fuga dalla Bosnia.  E così pure Ombre sul mare, elegia e Primavera a Zugliano appartengono al periodo dell’esilio.
L’individuazione di poesie scritte prime della fuga dalla  Bosnia rispetto a quelle composte dopo la fuoruscita da quel paese mi sembra fondamentale perché l’intonazione, l’approccio stesso a fare poesia è del tutto diversa fra un periodo e l’altro.  Al di là del contenuto che rivela la preoccupazione per qualcosa di orribile che si sta avvicinando in cui il comportamento umano assomiglia più a quello animale è son si sa quale sia più animalesco “Qui, nella terra in cui l’uomo e l’animale/ sono oggetto del comportamento più brutale” , la poesia è ancora stesa con una struttura che pur priva di rima è ancorata ad una versificazione tradizionale. In L’ombra delle fragole  l’attenzione è data a un sito archeologico e al lavoro per scoprire elementi importanti delle tombe che forse sono state profanate.
Interessantissime sono le poesie Natura morta e Il mio cane Moby, ma ormai qui l’intonazione è del tutto diversa, perché incomincia a manifestarsi quella ironia che poi sarà il motivo dominante di tutte le poesie successive. Nella prima abbiamo una scenografia è una personificazione dell’animale che è stato ucciso da un cacciatore in maniera sbrigativa senza alcun ripensamento, animale  che si presenta alla porta del narratore poetico il quale è stato anche colpito dal fatto che la frutta che era su un vassoio sul tavolo ha incominciato ad animarsi quasi compartecipe delle sofferenze del cane ucciso da cui alla fine non possono che venir fuori dei fiori, una rosa canina per l’appunto.
Ne Il mio cane Moby abbiamo invece ancora la personificazione di questo cane il quale manifesta i pensieri, i sentimenti del narratore poeta, le ansie e le angosce dell’espatrio. “Moby era un cane felice…/Comunque, felice fino al momento in cui in Bosnia arrivarono dei bipedi/ molto simili a uomini, ma li tradivano le loro ombre suine.” Incominciano seppur ina maniera appena accennata ad essere presenti pezzi di poesie poste fra parentesi.

Primavera a Zugliano è la silloge che offre in maniera più significativa la visione del mutamento che avviene nel poeta di origine bosniaca nel momento in cui è costretto all’esilio. IL cambiamento maggiore lo si ha nella forma che man mano le poesie acquistano e cioè la struttura della non-poesia, si intensifica la presenza di porzioni consistenti di testo poste fra parentesi. Sul  senso e significato si accentua di molto la dimensione ironica e sempre più si perde ogni speranza in una possibilità di svolta dell’uomo. L’uomo non riuscirà mai a percorrere linee pacifiche, appena potrà cadrà nella guerra senza ricordare minimamente la sofferenza che ogni guerra comporta.