Recensioni

Regalo di nozze

Andrea Vitali
Regalo di nozze
Garzanti 2012

raffaele taddeo

Il primo aspetto che si evidenzia da subito è il tempo in cui vengono riferite le vicende. Non siamo più nel periodo dell’anteguerra, come avviene per la maggior parte dei romanzi di Andrea, ma forse alla fine degli anni 50. Gli indizi temporali sono dati dalla comparsa della 600, ma anche alla situazione di relativo poco sviluppo esistente, anche se si avvertono le prime lunghe code domenicali. La dimensione temporale più vicina ai nostri tempi determina una prudenza sul piano della descrizione di tratti politici. Sono assenti del tutto autorità politiche così che il romanzo si sviluppa all’interno della piccola e media borghesia.
Un secondo aspetto che mi sembra importante è riferito ad una certa attenuazione della coralità. In questo romanzo un personaggio emerge fra tutti gli altri. Ne viene scavata più a fondo la personalità, la psicologia, i tratti caratteristici del suo agire del suo fare. Non è un personaggio però dalle caratteristiche particolari, non è una personalità che emerge, che evidenzia pensieri, sentimenti in qualche modo particolari che lo possano distinguere. E’ un personaggio comune, come se ne vedono tanti. Le sue virtù, i suoi vizi, i suoi pregi, le sue debolezze, sono le nostre debolezze, sono i nostri pregi.
L’organizzazione formale, proprio per l’attenuazione dell’aspetto corale, si presenta con caratteristiche particolari per cui la storia viene condotta su piani paralleli ma con sfasature temporali ove il collegamento fra questi due piani è  dato dal flashback. Il primo piano è statico e il tempo preso in considerazione è quello di poco più di un’ora, sembra quasi fisso in alcuni momenti senza alcuno sviluppo particolare. Il secondo piano generato dal flashback è molto più dinamico e abbraccia il tempo di  almeno qualche mese.
Si potrebbe dire che il romanzo sul piano formale sia  molto cinematografico perché gioca su piccole scene in sé compiute. Sono piccoli riquadri in cui l’azione si esaurisce.
Anche in questo romanzo c’è una ironia di fondo e in alcune parti assume l’aspetto del tragicomico.
Ma cos’è il pregio di questo romanzo? Io penso che l’aver portato la vicenda in un tempo diverso da quello solito del ventennio abbia permesso al romanzo di acquistare un senso più legato alla contemporaneità, alla individuazione di tipi, si è davanti ad un più spiccato realismo dove è la quotidianità, quella della provincia, del piccolo paese, ove le vicende non sono di per sé mai eroiche, perché nei paesi tutt’al più vige la diversità non l’eccezionalità. Mentre nei romanzi ambientati nell’epoca fascista i personaggi acquistavano quasi una dimensione epica perché  segnati, fissati nei loro caratteri, in questo romanzo, invece i personaggi sono più presenti, più vicini alla nostra vita quotidiana. Ci rappresentano maggiormente perché come detto in precedenza, quei vizi, quei pregi che loro afferiscono sono gli stessi nostri pregi e i nostri stessi vizi, le nostre stesse miseri.
Noi  sorridiamo e proviamo compassione per Pinuccio, per Amedeo nel quale si rispecchia il tentativo di scalare la mobilità sociale con il possesso di un’automobile di cui si serve pochissimo, in un anno aveva fatto forse neppure 80 km. Ma il possesso dell’auto gli dà prestigio, ma anche sicurezza. La macchina viceversa a Pinuccio dà spavalderia. Ed è ciò che accade a ciascuno di noi quando troviamo riconoscimento e sicurezza attraverso gli oggetti che abbiamo, dalla casa, alla macchina, alla pelliccia e a tutti gli altri oggetti che stabiliscono ed esteriorizzano la nostra personalità.

novembre 2012

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.