Interventi

Roma, domenica 9 Ottobre 2016

I testi segnati con asterisco sono inediti

*Roma, domenica 9 ottobre 2016

Mondo, Europa, Italia, Roma Capitale, ore 9 , domenica 9 ottobre 2016 : su un marciapiede, oltre ai soliti sacchi di rifiuti poco distanti, un saccone giallo di plastica è appoggiato solitario e immobile. Più da vicino si vede un viso d’uomo, con un cappellino di lana rosso, appoggiato ad un sacchetto blu : è vivo, dorme.
L’ho visto improvvisamente questa mattina uscendo da casa per andare a comprare il quotidiano. Sulla prima pagina di Repubblica, che ho ancora in mano, la foto principale e il titolo riguardano una manifestazione anti immigrati e contro l’Europa, avvenuta ieri a Varsavia, in Polonia.
Perché sto scrivendo dopo aver scattato alcune fotografie al sacco giallo ?
Roma è sempre più piena di corpi di stranieri ed anche di persone senza casa che dormono per strada. Alcuni enti hanno calcolato approssimativamente che ormai sono circa 10mila : pochi, molti ? Dipende. Alla Stazione Termini negli ultimi anni dopo mezzanotte e fino alle sei e mezzo del mattino, dormono ogni notte all’aperto sotto la pensilina laterale di Via Marsala circa un centinaio di persone, quasi tutti immigrati africani. Vicino a Piazzale Tiburtino “sopravvivono” decine di immigrati sotto qualche albero, dentro qualche tendina, dentro alcune auto posteggiate come case. A duecento metri lineari, la Caritas gestisce un bellissimo e restaurato Centro di accoglienza per i Poveri della Città, di qualsiasi origine, con una mensa che giorno e sera dà mangiare a centinaia di persone, sempre di più negli ultimi mesi.
Il quotidiano che sto leggendo l’ho comprato come da tre anni, qui a San Lorenzo. Ogni mattina da casa vado a piedi lungo le meravigliose Mura Romane di 2000 anni fa, percorro neanche cento metri e arrivo al Piazzale Tiburtino dove l’edicolante Ahmed, del Bangladesh, da diciotto anni vende giornali e riviste H24, tutto il giorno e la notte, sabati e domeniche incluse, alternandosi con suo figlio che nel frattempo va anche a scuola. Non chiudono mai da diciotto anni, e sono quindi anche un servizio unico nel quartiere con la possibilità di comprare a qualsiasi giorno e ora, perché non hanno abbastanza soldi per riparare l’Edicola fatiscente ( c’è ancora scritto L’Unità in plexiglass degli anni settanta credo) per poterla chiudere con delle saracinesche : e così si danno i turni con il padre che lavora da mezzanotte a mezzogiorno e oltre aspettando che il figlio arrivi da scuola. A pochi passi dall’Edicola vive da dieci anni un egiziano sessantenne che somiglia incredibilmente all’attore Omar Sharif : solo, vive in una tendina blu, fa il posteggiatore dietro Piazzale Tiburtino. Ad altri pochi passi fino a tre mesi fa viveva in auto un romano sessantenne del quartiere, cacciato via da casa, ex ladro per sua ammissione e che quindi non nomino, che si arrangiava a vendere oggetti e libri usatissimi su un tavolaccio appoggiato alla Porta Tiburtina, proprio dietro all’Edicola di Ahmed ed alla tendina di Omar.
Mi chiedo ancora : ma perché sto ancora scrivendo da mezz’ora di quel corpo sul marciapiede ?
Perché è unico, solo, non è assieme ad altri. Sembra proprio un Rifiuto Solido Urbano, un sacco come tanti altri per le strade della città, abbandonato in attesa del camioncino dell’Azienda Municipalizzata. E’ questa immagine forte, unica, inequivocabile di “Rifiuto Umano” che mi ha colpito più del solito, più delle centinaia di persone che da anni ormai vedo vagare per Roma, vedo chiedere l’elemosina ( più o meno sfruttati anche da organizzazioni illegali e criminali ) o vedo sballottati da un edificio occupato o da una via ( come Via Cupa dell’Ex Baobab lungo la via Tiburtina ) ad un Centro di Accoglienza Rifugiati e Profughi stracolmo e mal gestito.
E tutto questo ( non solo certamente ) a San Lorenzo ! Un quartiere storico popolare, artistico, studentesco, ancora vivacissimo, ormai conosciuto in tutta Italia e anche nel mondo per la sua dinamicità soprattutto serale e notturna con decine di locali e migliaia di giovani che lo frequentano. Studenti, professori, intellettuali, artisti, operatori sociali, cittadini, compreso me, che però convivono, passano accanto giorno e sera e notte, a questi altri “Cittadini” in grandi difficoltà, che davvero sopravvivono e a volte muoiono nel silenzio, e non fanno e non facciamo nulla, di fatto. Io mezz’ora fa ho solo verificato che quel, questo corpo, fosse vivo e poi l’ho fotografato con discrezione e poi al massimo ne sto scrivendo. Non ho fatto nulla perché non sapevo cosa fare, perché secondo i miei principi aiutarne “uno” non ha senso, ma anche perché anche questa è omertà, omissione civile di soccorso : in qualche modo mi sono vergognato di fare qualcosa, lì, qui ed ora.
Purtroppo la realtà è ancora più complicata e contraddittoria e per certi versi negativa : un’altra faccia della verità è che una parte, non tutta, di quegli immigrati che sopravvivono per strada vicino a casa mia lungo le Mura Aureliane, sono anche fornitori di droghe di vario tipo proprio per una parte, non tutti, di quei Cittadini, ( e in tal caso invece non io ), Studenti, Professori, Artisti, Stranieri in visita, che ogni sera e notte frequentano San Lorenzo e i suoi locali per divertirsi. Un intreccio sociale, pur parziale, micidiale e drammatico da affrontare e provare a risolvere.
Questo corpo che dorme in un sacco di plastica giallo (stavo ancora scrivendo quel corpo ) è un simbolo unico e fortissimo di un grande problema non solo romano, non solo italiano, ma certamente anche specifico e cittadino : come affrontare la Società Multietnica che inevitabilmente avanza e meno male che avanza pur con tutti i problemi di identità, di crisi, di convivenza, di incontro-scontro di culture ?
Mi viene da chiedere sia al Governo Nazionale sia al Governo Cittadino, proprio sia a Renzi che a Raggi, senza alcuna polemica superficiale : possiamo vivere tutti ancora per molto in questo stato di potenziale esplosione sociale, di eccessive distanze e differenze, di cinismo quasi reciproco ? Non credo per molto.
Chi governa, a tutti i livelli, deve rischiare decisioni e provare a intervenire con leggi, regolamenti finanziamenti, azioni concrete e diffuse, e noi Cittadini non possiamo continuare a voltarci da un’altra parte o limitarci quando va bene a fare un po’ di volontariato solidale o caritatevole e misericordioso.
Quel, questo corpo è ancora lì, qui accanto che dorme : si sveglierà e cercherà di arrivare ad un’altra notte e un altro posto forse meno scomodo e più riparato, dove dormire.
Che facciamo ?

San Lorenzo Mura Aureliane - 9 ott.2016 ore 9 -FotoPAGI  20161009_083339

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L'autore

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Gianguido Palumbo

Nato in Sicilia nel 1953, a Palermo, vive a Roma. Scrive racconti, poesie, piccoli romanzi, un libro di favole, un libro di poesie.