scrittura creativa a scuola – Paola Balotta

Nell’ambito delle attività di sostegno all’apprendimento dell’italiano come L2 e di educazione alla cittadinanza in una scuola secondaria di secondo grado, è nata l’idea di proporre a scuola un corso di scrittura creativa, per un gruppo misto di studenti di diversa provenienza (alcuni di madrelingua italiana, altri no). Questo progetto deriva dalla considerazione di diversi elementi emersi nel corso delle esperienze svolte negli anni con adolescenti italiani e stranieri: il bisogno e la difficoltà di raccontarsi, la funzione della scrittura di finzione, la necessità di proporre compiti stimolanti nelle fasi avanzate di apprendimento della lingua, le dinamiche di inclusione/esclusione prodotte dalle iniziative rivolte a stranieri.

Raccontare e raccontarsi

Si può chiedere a degli adolescenti di origine straniera di raccontare ‘la loro esperienza’? e se si, quando, quanto, come?

Se a volte emerge il desiderio e l’urgenza di raccontarsi, spesso le domande personali provocano prevedibile irrigidimento e fastidio, richieste del tipo ‘cosa ricordi con piacere del tuo paese?’ rischiano di ottenere risposte stereotipate, recitate più o meno a memoria.

È fastidiosa l’insistenza a sottolineare la ‘particolarità’ di chi proviene da altri paesi, della quale un adolescente potrebbe volersi dimenticare per qualche ora, e allo stesso tempo l’esperienza di trovarsi tra due (o più) culture, due (o più) appartenenze viene vissuta come unica e difficilmente comunicabile a chi non la condivide. A questo si può aggiungere la preoccupazione di ‘proteggere’ sé stessi e la propria famiglia da giudizi non sempre benevoli.

D’altra parte, quando si creano le condizioni di fiducia e ascolto che lo permettono, i racconti emergono spontanei, in genere limitati ad aneddoti divertenti, equivoci, ‘stranezze’ dell’Italia e degli italiani. Queste condizioni si realizzano più spesso nei gruppi poco numerosi di studenti, tutti stranieri, che frequentano i corsi di italiano L2 di diverso livello e più raramente nella classe al completo.

Come è normale, suscitare interesse e vedere valorizzato il proprio racconto è motivante per i ragazzi, e se si coinvolgono anche studenti italiani, questi ultimi cessano di percepire la propria esperienza e il proprio punto di vista come scontati, e si aprono per tutti interessanti opportunità di riflessione.

 Dire bugie

  1. ha quindici anni ed è tornato in Italia dalla Cina da quattro. Sta seduto un po’ storto e curvo, con l’aria di chi vorrebbe essere da un’altra parte. Durante le ore di italiano L2 esegue gli esercizi, capisce quello che gli dico, ma parla pochissimo e scrive anche meno: poche frasi, elementari, ripetitive; siamo verso la fine dell’anno e sa che non sarà promosso. Gli chiedo se va tutto bene, risponde di si senza guardarmi. Gli assegno un compito: descrivi il primo giorno di scuola, ma devi dire tutte bugie, neanche una cosa vera. Ripete: ‘tutte bugie’. Scrive il testo più lungo che gli abbia visto fare quest’anno; gli chiedo di leggerlo: spiega che il primo giorno di scuola non aveva paura ‘neanche un po’’ e descrive quanto sono stati gentili con lui i professori. Alla fine di ogni frase mi guarda per controllare la mia reazione, gli faccio un cenno e sorrido, lui va avanti. Legge delle attività divertenti che hanno fatto, dei compagni di classe simpatici, del successo che ha avuto subito in ogni cosa e degli amici che si è fatto.

Alla fine, gli dico che è stato molto bravo, correggiamo insieme la sintassi e la grammatica, è divertito e soddisfatto; mi ha detto di sé più cose di quante me ne abbia dette nel corso dell’anno.

Assegno lo stesso compito agli studenti del gruppo di livello più alto che seguo al pomeriggio; anche qui numerosi riferimenti al ‘non avere paura’, e quasi tutti i ragazzi descrivono arrivi trionfali davanti al cancello della scuola con vestiti all’ultima moda, macchine sportive, addirittura il tappeto rosso ad aspettarli. Ridono, scrivono testi lunghi, cercano le parole di cui hanno bisogno e sfogliano il quaderno per ritrovare le costruzioni e le regole che non ricordano.

Dedichiamo l’ultima parte dell’anno alla produzione di testi di finzione. Liberati dall’obbligo e dal peso di riferire qualcosa che li riguarda personalmente i ragazzi possono mettere in circolazione pensieri ed esperienze in un ambiente non giudicante.

Nell’ultimo testo prodotto nel corso dell’anno, scritto a più mani in più lingue, cinque studenti di diversa provenienza hanno giocato con gli stereotipi legati a diverse nazionalità, comprese le proprie, esplicitandoli, discutendoli e divertendosi molto. 

La lingua per fare cosa?

Una delle sfide che l’insegnamento dell’italiano come L2 nelle scuole secondarie deve raccogliere è quella di passare dal primo livello di alfabetizzazione che permette l’acquisizione delle basi della lingua, necessarie alla comunicazione, ai livelli più alti di competenza linguistica che garantisca agli studenti gli strumenti per affrontare le diverse discipline. Se un insegnamento basato sulla spiegazione delle regole e l’esecuzione di esercizi non è oggi più proponibile, la proposta di compiti e di materiali ‘autentici’ non può ricorrere a situazioni comunicative ormai noti e sostanzialmente inutili (fare la spesa, scrivere una lettera, rispondere a un’inserzione, chiamare il medico ecc.): gli studenti devono acquisire e utilizzare un lessico sempre più vasto e preciso, che si estenda a domini ‘accademici’, ed assimilare forme e strutture sintattiche ‘raffinate’. Banalmente: per imparare la lingua bisogna usarla, per usarla la si deve usare a fare (quindi a dire, scrivere) qualcosa; perché degli adolescenti si impegnino in una attività devono trovarla interessante. Leggere ed analizzare testi scritti da altri può essere molto poco interessante e non esercita le competenze di produzione, attività di tipo ludico sono coinvolgenti ed efficaci, ma non sufficienti a questo livello. Molto utile sarebbe individuare compiti di produzione scritta che coinvolgano i ragazzi su qualcosa che li interessa e li riguarda, con l’obiettivo di arrivare ad un risultato ‘vero’ (un testo da pubblicare, anche solo sul sito della scuola, da far circolare o presentare in qualche modo). La possibilità di usare la lingua in modo creativo ed espressivo apre ad una diversa appropriazione di quello che altrimenti è visto solo come uno strumento in parte estraneo (una mia studentessa nel corso di un laboratorio di italiano L2 ha scritto: l’arabo per me è il mare, ci nuoto come un pesce; l’italiano sono soldi che ho in tasca).

Integrare chi?

Uno dei paradossi a cui assistiamo, non solo nella scuola, è quello delle iniziative che si propongono di favorire l’integrazione degli studenti stranieri, ma essendo rivolte esclusivamente a loro, di fatto li separano dagli altri. Così portiamo i ragazzi in una aula dedicata al corso di italiano, organizziamo tornei di calcio, pranzi e cene a cui partecipano solo stranieri e persone che a vario titolo si occupano di stranieri e di integrazione; occasioni per integrarsi tra loro e con gli ‘integratori’.

La maggior parte di queste iniziative sono meritevoli, molte sono necessarie (l’insegnamento della lingua non può che essere rivolto a gruppi di studenti che non la conoscono o non la conoscono bene), ma una integrazione vera non può che superare le iniziative fatte per gli stranieri e immaginare attività fatte con loro. Nella scuola secondaria di secondo grado, questa necessità acquista un rilievo particolare. Ciò è dovuto in parte all’età degli studenti: gli adolescenti di origine straniera vivono una forte spinta a cercare un posto e un riconoscimento nella società in cui si trovano a vivere e nel gruppo dei pari, in un’età nella quale i legami con le origini e la famiglia non sono più sufficienti e vengono messi in questione; attraversano una fase nella quale si costruiscono in quanto soggetti autonomi e consapevoli  e non vogliono essere semplicemente oggetto delle iniziative e del discorso di altri. Inoltre nella scuola (qui si intende la scuola pubblica) i destinatari delle buone pratiche di integrazione e cittadinanza non sono solo gli studenti stranieri, ma tutti gli studenti, che dovrebbero essere accompagnati ed educati all’esercizio adulto della cittadinanza ed hanno, nella presenza di compagni di altra provenienza, una occasione preziosa di riflessione, di crescita e di allargamento dei loro orizzonti di esperienza e di valori.

Il progetto

Destinatari: un gruppo di studenti (indicativamente di 15-17 anni) italiani e stranieri con un livello almeno B1 di italiano.

Il progetto nasce da diverse esperienze nell’ambito della educazione alla cittadinanza e formazione all’intercultura in classi di scuola secondaria di secondo grado a Milano, di insegnamento e laboratori di italiano L2 sia con studenti di scuola secondaria di secondo grado che con adulti e in particolare dalla partecipazione al corso di scrittura creativa sul tema della cittadinanza proposto dalla associazione ‘La Tenda’.

L’obiettivo è quello di superare una prospettiva limitata e limitante di interventi che dichiarano di mirare a favorire la ‘integrazione’, ma sono rivolti esclusivamente a studenti di origine straniera, rischiando così di separare proprio quando si vorrebbe al contrario integrare, o di progetti rivolti alle classi nei quali gli ‘stranieri, i ‘migranti’, i ‘nuovi cittadini’ sono spesso oggetto del discorso, ma raramente trovano il modo di prendere la parola.

La proposta è quella di creare un gruppo eterogeneo per provenienza, per status (cittadini di origine italiana, cittadini con origini straniere, non cittadini), per esperienze, per livello di competenza linguistica in italiano e di lavorare alla produzione di testi, autobiografici e di finzione, sul tema della cittadinanza.

Per gli studenti non di madrelingua italiana, si tratterà di una occasione per perfezionare le competenze in italiano attraverso un ‘fare con la lingua’: superati i livelli della alfabetizzazione e acquisita una sufficiente capacità comunicativa, è necessario infatti fornire non solo gli strumenti grammaticali e lessicali, ma anche compiti motivanti per indurre un ampliamento e un approfondimento delle competenze linguistiche.

Lavorare insieme alla produzione di testi permette di mettere in circolo esperienze e pensiero in un ambiente non giudicante. La scrittura di finzione si rivela in questo anche più efficace della scrittura autobiografica, nel lavoro con gli adolescenti: la sola indicazione ‘potete scrivermi tutte le bugie che volete’ si è dimostrata capace di suscitare divertimento, motivazione e coinvolgimento, oltre che testi molto interessanti. Anche l’esperienza e il punto di vista degli italiani cessano di essere percepiti come scontati e si aprono per tutti interessanti opportunità di riflessione.