SOMALITALIA

Kaha Mohamed Aden
SOMALITALIA Quattro vie per Mogadiscio
REDIGITAL S.N.C , 2014    €  15

Michele Pandolfo

Il filo della diaspora che ha condotto la giovane Kaha Mohamed Aden in Italia parte dalla Somalia degli anni Ottanta del Novecento, un periodo storico che segna l’imbarbarimento del regime di Siad Barre, dittatore al potere ormai dal lontano 1969, e della sua lotta politica contro i dissidenti politici e gli intellettuali. Kaha Mohamed Aden è nata a Mogadiscio nel 1966 ed è figlia dell’ex ministro somalo Mohamed Aden Sheikh (1936-2010) che fu uno dei maggiori sostenitori del nuovo regime di Siad Barre avendo partecipato direttamente ai primi governi somali rivoluzionari. In seguito a forti dissensi col dittatore egli pagò la sua libertà intellettuale con la prigionia, dalla quale riuscì a essere scarcerato soltanto alla fine degli anni Ottanta quando scelse la via dell’esilio verso l’Italia. Il resoconto di questa vita lunga e tortuosa è riemerso in un libro autobiografico dal titolo La Somalia non è un’isola dei Caraibi. Memorie di un pastore somalo in Italia, già recensito in questa rivista, e che venne pubblicato nella primavera del 2010, pochi mesi prima della morte dello stesso autore. Nel frattempo Kaha Mohamed Aden, che arrivò in Italia nel 1986, si stabilì a Pavia dove si laureò presso l’Università della sua stessa città. Da sempre attenta alle tematiche delle migrazioni e della loro accoglienza sul territorio ha pubblicato nel 2010 il libro Fra-intendimenti per la romana Nottetempo, già recensito in questa rivista da Raffaele Taddeo. Nel testo l’autrice racconta la sua storia personale sempre sospesa tra due paesi, Somalia e Italia, e tra due città, Mogadiscio e Pavia, nel cuore di una diaspora familiare che è in gran parte anche metafora dei travagli di un popolo intero, quello somalo.
Il più recente progetto narrativo che coinvolge questa scrittrice italosomala e che vede la luce nel 2012 dalla collaborazione tra la stessa Kaha Mohamed Aden e il giovane ricercatore italiano Simone Brioni, è rappresentato dal docutesto SOMALITALIA. Quattro vie per Mogadiscio/Four Roads to Mogadishu, pubblicato in versione bilingue, italiano e inglese, dalla casa di produzione romana Kimerafilm. Superate numerose difficoltà e sforzi anche economici questo lavoro è il complesso risultato di tre anni di progettazione comune che è stata indirizzata all’urgenza di raccontare il presente, come dichiara lo stesso curatore dell’opera Simone Brioni nella sua introduzione quando spiega che la finalità di questo lavoro è: “Il bisogno di testimoniare e veder rappresentate esperienze spesso relegate al silenzio che sono cruciali per comprendere l’Italia di oggi”. [1]
Nel documentario intitolato La quarta via: Mogadiscio, Pavia di Simone Brioni, di Graziano Chiscuzzu e di Ermanno Guida e tratto da un racconto orale della stessa scrittrice, la protagonista è la storia di Kaha, che ricostruisce le varie mappe della sua città natale, Mogadiscio, descrivendo le trasformazioni che questa ha subito nel corso dei secoli, dal periodo arabo alla colonizzazione italiana, dalla dittatura di Siad Barre fino agli anni più cruenti della guerra civile. Per fare ciò l’autrice utilizza il disegno con alcuni colori che associa alle diverse dominazioni che hanno cambiato la geografia della capitale somala, le sue strade e i suoi edifici sia pubblici che privati. Il documentario si sofferma ovviamente anche sulla storia personale di questa figlia della diaspora: l’incontro con l’Italia e il rapporto che ha costruito nel tempo con la sua nuova città, Pavia. Quella di Kaha Mohamed Aden è una storia di doppi legami che si snodano tra Somalia e Italia dove al centro vi è sempre la persona con le sue esperienze che camminano in bilico lungo il filo teso della diaspora. Il racconto orale di Kaha si sviluppa anche attraverso un genere poetico chiamato buraambur, una forma poetica femminile che appartiene alla tradizione orale somala, che la scrittrice conosce molto bene grazie alle storie e ai ricordi delle donne della sua famiglia. Il dvd contiene anche una seconda parte intitolata Per un discorso post-coloniale italiano: parole chiave in cui sono inseriti alcuni interventi registrati durante un incontro pubblico riguardante il dibattito culturale e storiografico contemporaneo sull’Italia coloniale e postcoloniale. Sono presenti le testimonianze dello stesso curatore dell’intero progetto Simone Brioni insieme a quelle di Hamid Barole Abdu, Kaha Mohamed Aden, Carla Macoggi, Antonio Maria Morone, Ribka Sibhatu, Shirin Ramzanali Fazel e Giovanni Franco Valenti.
Il libretto allegato al dvd invece è introdotto da uno scritto di Simoni Brioni e contiene tre contributi che sono proposti nell’ordine dallo storico Antonio Maria Morone, dalla scrittrice italosomala Shirin Ramzanali Fazel e dallo studioso italosomalo Ali Mumin Ahad. Questi testi trattano da diversi punti di vista alcuni dei temi centrali del dibattito storico e culturale attraverso il quale si confrontano le due diverse sponde di questa narrazione, la Somalia e l’Italia. Sul rapporto instabile e discontinuo che c’è sempre stato tra i due paesi lo storico Antonio Morone sostiene che: “La quarta via: Mogadiscio, Italia di Kaha Mohamed Aden può essere collocato all’interno di questa storia e contribuisce potentemente nel rilevarla a una società italiana distratta nella quale si riflette ancora oggi il rapporto asimmetrico sul passato coloniale tra la memoria dei discendenti dei sudditi coloniali e la dimenticanza degli italiani” [2].
Questo originale prodotto culturale e artistico, nato da un progetto ambizioso che adotta diversi strumenti narrativi come la scrittura, il cinema e la musica, rappresenta un nuovo ed ennesimo tentativo di riannodare il filo dei rapporti tra due paesi così lontani e allo stesso tempo così vicini, l’Italia e la Somalia: la prima deve scontare ancora dei debiti morali, politici ed economici ormai incalcolabili nei confronti della propria ex colonia, mentre la seconda è in cerca di una disperata via d’uscita da una sofferenza e da un dolore che ormai si perdono nella storia di generazioni di somali. E’ la stessa conclusione a cui giunge nel suo intervento anche la scrittrice Shirin Ramzanali Fazel quando afferma: “Il documentario La quarta via: Mogadiscio, Italia si conclude con il grido di speranza che tutti noi somali portiamo nel cuore. E’ la ferita mai rimarginata, è quell’ombra che ci segue ovunque noi siamo ricordandoci che non possiamo essere felici sino a quando in Somalia continua a scorrere del sangue innocente” [3].



[1]  SOMALITALIA. Quattro vie per Mogadiscio. Four Roads to Mogadishu, a cura di Simone Brioni, translated from Italian by Alberto Carpi, Roma, Kimerafilm, 2012, p. 4.

[2] Ivi, p. 18.

[3] Ivi, p. 20.

Ottobre 2014