Sud 1982

Adrian N. Bravi
Sud 1982
Nottetempo   2008

raffaele taddeo

Il romanzo tratta della guerra fra l’Argentina e l’Inghilterra per il possesso delle isole Malvinas.
Questa volta Adrian Bravi  non costruisce una trama imperniandola su un unico personaggio; sulla scena narrativa ne compaiono parecchi anche se con  storie semplici.
Una prima caratteristica è data dalla intitolazione dei singoli capitoli che sono linguisticamente simili a come si enunciavano  almeno fino a tutto il 1300-1400 in narrazioni, trattati ecc.
Quale la ragione di questa scelta?  Forse è possibile ipotizzare una sorta di parallelismo fra l’arcaica lingua usata e l’arcaica preparazione alla guerra del 1982 che avevano gli argentini, così come è possibile evincere dal libro. Chè  in tutto questo romanzo è sempre in primo piano questa sproporzione di organizzazione, di preparazione, di possesso di strumenti di guerra fra l’esercito dell’Argentina e quello inglese, con senso di ironia accennata e malinconica.
Ma forse  è una citazione al Don Chisciotte che aveva la pretesa di combattere i mulini al vento, così come l’esercito argentino si peritava di opporsi a quello inglese.
Anche I fioretti di San Francesco potrebbero essere invocati in questo contesto per la semplicità e la trasparenza del personaggio principale.
Non è solo il paese sudamericano ad essere colpito dal sarcasmo perché il personaggio principale si presenta come antieroe, come d’altra parte tutti i personaggi di Adrian Bravi sono degli antieroi, perché Adorno è tutt’altro che un soldato coraggioso e pronto ad affrontare gli inglesi, si arrenderebbe subito, scapperebbe alla prima avvisaglia di battaglia.
E’ tuttavia un sarcasmo bonario, quasi malinconico e compassionevole ad un tempo.
La guerra colpisce tutti, specialmente i  reduci che non riescono più a trovare una tranquillità di vita e una normalità di comportamenti. Ma chi può più essere normale quando si è costretti ad usare armi per uccidere altre persone senza una ragione plausibile se non quella di un nazionalismo vecchio e stantio di secoli?
Piccole storie si intrecciano: l’amore di Adorno per Francisca, amore osteggiato dalla madre di lei per la inconcludenza della vita di Adorno. “Persino il cane notturno avrebbe capito che, se fossimo riusciti a mandar via gli inglesi dalle isole, la madre l’avrebbe lasciata parlare tutta la notte con me”. La storia di Pelè  che non poteva far altro che il lustrascarpe, lasciando da parte tutti suoi sogni. La storia di Huidobro, al quale “l’anima gli era andata fuori posto come una caviglia dopo la storta”. La storia di Carlitos, che non riesce a scrivere e concludere il suo romanzo sulla guerra delle Maldive.  Adorno è un fallito che alla fine è spinto a lasciare l’Argentina per ritornare nella terra di suo padre.
Perché “se io fossi riuscito a fare il punto della situazione, sicuramente non me ne sarei andato dal mio paese. Piuttosto sarei rimasto avvinghiato al mio castigliano, avrei continuato ad andare in biblioteca a leggere Plotino…ma la città e i ricordi, da un po’ di tempo mi stavano ringhiando troppo”.
Anche la storia di  questo ritorno è antieroica, antiepica, e in poche righe fa giustizia di tutta una letteratura che si organizza sulla nostalgia del paese dei genitori.
La struttura della lingua, fatta di periodi e frasi brevi,  assume un ritmo dimesso che è proprio della struttura psicologica dei personaggi e delle vicende raccontate.
Ciò che colpisce nel leggere i testi di Adrian Bravi è la dimensione minimalistica dei personaggi che non solo non hanno ricchezze, non solo non fanno grandi azioni, non solo non manifestano grandi sentimenti, ma non hanno neppure grandi sogni, perché il sogno della povera gente è solo quello di poter sbarcare tranquillamente ogni giorno il lunario senza essere violentati e distrutti da imposizioni dei potenti che si servono delle persone più semplici per i loro scopi di ricchezza e di supremazia.

20-10-2008