Recensioni

Tra mura di vento

Rosana Crispim Da Costa
Tra mura di vento
Centro Studi      2010

raffaele taddeo

La poesia di Rosana Crispim Da Costa necessita di una lettura attenta perché di primo acchito difficilmente se ne coglie la complessità a causa della semplicità del verso che rendendone immediata la fruizione rischia di vederne sfumare il senso recondito o più significativamente la genesi profonda che ne determina la creazione.

Come avviene per quasi tutti i poeti anche in questa silloge c’è una sorta di manifesto poetico   espresso non in un’unica composizione, ma disperso in varie poesie così che è necessario rintracciarlo e ricomporlo.

Una prima asserzione si ha nel testo “felliniando”, che più che un omaggio al regista romagnolo  sembra piuttosto  una riflessione sulla fatica del poetare e sugli esiti sociali  che hanno le composizioni  poetiche.

Si afferma infatti:” poetare/ non è un esercizio/ è una pena/ costante/ fatta di lacrime/ e gioia circense/ dove lo spettacolo/ comincia/ con spettatori non paganti/…”

Due sono gli aspetti che se ne ricavano: il duro lavoro della creazione poetica che non è mai una cosa semplice o spontanea ma è una strada lastricata da lacrime; non è tanto un esercizio quanto una “pena”; la  ricompensa poi è nulla perché gli spettatori sono “non paganti”.

L’altra poesia ancora più significativa sul piano dell’enunciazione della poetica di Rosana Crispim Da Costa è quella intitolata “le mie parole”.  “Le mie parole/ escono/ attraverso il mio corpo/…”

Questi versi sottolineano una delle chiavi di lettura e la cifra più significativa della sua genesi poetica.

Il corpo, l’esuberanza del corpo,  non potrebbe essere contenuto se non ci fosse la poesia a “…bruciare/ il mio [suo] desiderio satanico/…”.

La parola corpo, più che  termine, come direbbe Leopardi, ricorre in molte poesie della Crispim Da Costa. Significativa al riguardo per la capacità di sublimare desideri e sospiri è la poesia “senza rima” ove si dice: “Il mio corpo/ ha bisogno/ di un soffio/…/nel buio/ ti cerco/ mi cerco/ abisso rosa”.

Ed ancora sullo stesso tema della corporeità è significativa la poesia che dà nome a tutta la raccolta: “Mura di vento”.   Nei suoi versi si intensifica il piano del manifesto poetico e lo si lega alla vitale espansività del corpo che diventa “mura di vento” per la forza e l’irruenza che emana.

La corporeità  spesso trasuda di sessualità, come  nella poesia “Sulle tracce di Miller e Guerra” che non è solo una sorta di canzonatura, ma si lega al forte sentire corporeo della poetessa.

La poesia “le mie parole” termina con questi versi: ” le mie parole/ trovano casa/ nel quartiere/ della nuda poesia”, ad indicare la funzione della poesia nel sublimare l’urgenza del corpo che ha bisogno di essere contenuto.

Un altro aspetto molto significativo che emerge da questa silloge è l’orgoglio della femminilità con le sue caratteristiche, le sue debolezze, riassunte invece come punto di forza e strumento di lotta: “Sono ferita/ e come donna/ la ferita/ si spande senza confini/…/sono ferita/ e come donna/ la ferita/ non si cicatrizza”. Una lotta che non si ferma o si paralizza, ma tende a sopravanzare, ad essere meta di nuovi traguardi: “donne acceleriamo l’orologio!/…/Donne, donne acceleriamo”.

Non è da trascurare poi il legame che esiste fra la poetessa e la natura. Una lettura attenta della poesia “Collina”  fa emergere un sentire simile a quello dannunziano de la pioggia nel pineto per la identificazione fra poeta e natura, così come è espresso negli ultimi versi: “E da lì, dove ti chiamavo/ sono diventata/ una collina”. Forse c’è persino qualche citazione come nei versi “Si sentiva fratello/ del silenzio”.

Il legame con la natura serpeggia in tutte le composizioni della silloge, come afferma nella presentazione Daniela Finocchi , per la quale le poesie di Rosana Crispim Da Costa “esaltano il rapporto fra femminilità e natura quale forza espressiva, unica, peculiare, bellissima”.

E’ anche  possibile notare in qualche poesia l’impegno sociale e la compartecipazione sofferta  alla sorte della migrazione.

L’amore è infine un tema importante. Non è un amore platonico, è piuttosto legato alla corporeo talora erotizzato come nella citata poesia  “Sulle tracce di Miller e Guerra”.

Non emerge una struttura metrica definita che è piuttosto libera.  Si fa ricorso a versicoli, come si è potuto constatare dalle citazioni riportate in questa analisi, versicoli che hanno una forte potenza espressiva.

Spesso è lo stesso uso dell’anafora ad imprimere slancio e vitalità ai versi e a far  assumere loro vigoria ma nel medesimo tempo eleganza.

La silloge si chiude con alcune pagine di prosa che per la intensa carica semantica possono essere viste come prosa poesia.

Questa raccolta di poesie di Rosana Crispim Da Costa è interessante e significativa. Varrà la pena continuare a seguirne lo sviluppo della ricerca poetica che certamente non sarà privo di risultati validi e specialmente condivisi.

 Gennaio 2011

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi "Il carro di Pickipò", ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa "La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione".
In e-book è pubblicato "Anatomia di uno scrutinio", Nel 2018 è stato pubblicato il suo romanzo "La strega di Lezzeno", nello stesso anno ha curato con Matteo Andreone l'antologia di racconti "Pubblichiamoli a casa loro". Nel 2019 è stato pubblicato l'altro romanzo "Il terrorista".