Recensioni

Un mare così ampio/ I racconti-in-romanzo di Julio Monteiro Martins

Rosanna Morace
Un mare così ampio/ I racconti-in-romanzo di Julio Monteiro Martins
LibertàEdizioni   2011

raffaele taddeo

La giovane ricercatrice Rosanna Morace, con una borsa di  studi della Regione autonoma della Sardegna, ha indirizzato i suoi lavori sull’opera dello scrittore italo-brasiliano Julio Monteiro Martins.   L’esito ha visto il volume interpretativo di tutta l’opera dello scrittore Monteiro  Martins, pregevole sotto molti aspetti e se non apripista certamente fondamentale nell’ambito degli studi sulla cosiddetta “Letteratura della Migrazione”  o come ancora preferisco chiamarla “Letteratura Nascente”. Non apripista perché, seppur brevi e molto sintetiche,  anche perché adeguate ad una rivista,  monografie interpretative della poetica di uno scrittore della letteratura della migrazione vengono quasi sistematicamente trattate su el-ghibli.  Come è pur vero che negli ultimi tempi, come afferma la Morace,  si “stia assistendo al paradosso di una   rivendicazione comune e generalizzata del valore letterario di queste opere” ,  ma non da tutti   “si continua a metterne in luce soltanto l’importanza ‘sociologica’, per così dire”.   Uno degli aspetti innovativi della esperienza degli incontri organizzati da La Tenda fin dal lontano 1993 presso la Biblioteca Dergano-Bovisa di Milano, era proprio la centralità del testo prodotto dallo scrittore e la sua significanza letteraria, al di là di ogni elemento sociologico e di questo possono esserne testimoni decine di scrittori che sono intervenuti in questi incontri.   Certo però con il testo di Rosanna Morace  siamo  di fronte ad un salto di qualità significativa.

Vediamo perciò gli aspetti più importanti presenti nella ricerca di Rosanna Morace.  Il primo elemento chiarificatore sull’opera di Julio Monteiro Martins è legato al suo essere scrittore migrante e non migrante scrittore, cioè il suo DNA di scrittore se lo porta da tempo, prima di approdare in Italia agli inizi degli anni ’90 e la sua attività di scrittore in Brasile non è stata secondaria, ma anzi importante e di alto livello. Lo studio della ricercatrice calabrese ha messo a fuoco  la continuità  di temi e forme fra la produzione brasiliana di Julio Monteiro e quella italiana. Questa analisi è fondamentale perché è certamente vero che fino a questo momento degli scrittori della letteratura della migrazione, anche se scrittori migranti, si è presa in considerazione la loro produzione in Italia quasi ignorando  completamente i loro precedenti scritti, a meno che non siano stati riproposti tradotti in italiano dallo stesso autore, così come ha fatto Gezim Hajdari con alcune sue sillogi. Emerge  dallo studio di Rosanna Morace la figura  di uno scrittore molto impegnato sia sul piano sociale che su quello artistico letterario, che non ha cessato la sua attività di ricerca anche dopo aver  lasciato il suo paese e se è pur vero come dice lui  stesso  che  ” la nuova lingua, con lo sguardo vergine dei nuovi lettori, … è servita come un affrancamento dalle inibizioni, come vero ‘lasciapassare’ per lo sviluppo dell’opera nella fase più matura della vita”, tuttavia ” per quelli che scrivevano prima di trasferirsi altrove, come nel mio caso e di tanti altri, tutte le caratteristiche importanti, originali, fondatrici delle loro opere precedevano la loro migrazione”.

Un secondo elemento importante è la sottolineatura della cifra caratteristica della intera produzione di Julio Monteiro Martins. Si può certamente affermare che lo scrittore italo brasiliano è uno sperimentalista che ha fatto della forma del racconto breve il fattore più determinante della sua indagine poetica.  Appare altrettanto chiaramente dai risultati emersi in quest’opera che la forma non è fine a se stessa, ma, come per ogni vera opera d’arte, è veicolo di contenuti elevati, di tematiche  interpretative del nostro  tempo, quasi che la condizione di esistenza, di vita della società dei nostri giorni non possa che essere espressa mediante la forma narrativa del racconto breve. Le possibilità artistiche di questa modalità di narrazione sono esplorate in una vastissima gamma di articolazioni con esiti veramente brillanti oltre che sicuramente e squisitamente letterari.  E’ pur vero che da parte dei lettori c’è una sorta di difficoltà ad un approccio sereno di fronte a queste forme narrative, ma non perché il lettore italiano non è abituato al racconto, che anzi la letteratura in prosa italiana è nata sul racconto, ma perché il lettore italiano è abituato ad una narrazione del racconto come fatto epico in cui tempi e spazi siano fissati e siano esemplari di valori e sensi di vita. Il racconto breve ( a mio parere non elimina l’epicità) fa piazza pulita di alcuni elementi tradizionali della narrazione come le categorie di spazio e tempo, ma anche e fondamentalmente della centralità del personaggio, perché come avviene per una fotografia (e la relazione fra modalità espressiva di Julio con quella fotografica è stata sottolineata più volte dalla stessa Morace) spesso di essa si guarda non tanto il soggetto, il personaggio rappresentato, ma la sua struttura, le relazioni fra le parti. Spesso assumono maggiore rilevanza artistiche quelle foto ove i personaggi sono sfuocati a tal punto da essere irriconoscibili.

Un altro aspetto su cui insiste e giustamente la studiosa calabrese è l’unitarietà degli scritti di Julio Monteiro Martins. Non è un caso che il sottotitolo del testo della Morace è: I racconti-in-romanzo.  Il rischio di considerare ogni racconto a se stante  è fortissimo, anche perché risale alla tradizione della narrazione italiana. Boccaccio racchiude in una cornice i suoi racconti, che però sono  parti a sé. Sia Verga che Pirandello, per citare nomi autorevolissimi della narrazione italiana di racconti, non si prefiggono  il compito di dare unitarietà tale ai loro scritti da renderli quasi romanzo. Questo aspetto della scrittura di Julio Monteiro Martins è forse la più significativa e   rende lo scrittore italo brasiliano di grandissimo interesse   questa forma si coniuga strettamente con i ritmi e la modalità della vita del XXI secolo, così come lucidamente mette in risalto la giovane ricercatrice.

Il testo si completa con una interessante intervista allo scrittore e una bibliografia accurata e dettagliata.  Ogni lettore attento ed interessato della letteratura della migrazione non può fare a meno di dedicare parte del suo tempo alla lettura di questo testo.

30-06-2011

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.