Un seme di luce

La prima impressione che si ha leggendo questa silloge è che le poesie ivi presenti  sono spesso costruite  su una struttura  endecasillabica,   sono curate nella impostazione delle rime, a volte baciate, a volte alternate.
Sembrerebbe che per la poeta scrivere poesia sia essenzialmente rinvenire parole che possano essere rimate. Sorge il dubbio che la ricerca della rima abbia prevalso sul contenuto e che questo sia il risultato del ritrovamento delle rime.
Un altro aspetto che emerge specialmente nelle prime poesie è la predominanza di una struttura duale o ternaria. Così ad esempio nella poesia “Legame” si legge nella seconda strofa “lotta e ribellione…”, nella quarta strofa “siamo solo e separati e incompresi…”. La struttura duale è spesso ripetuta nella poesia “Finalmente pace”, infatti “….sono stanca/ e sono brutta” e poi “sono stanca, sono gonfia”.  Faccio presente che sia la struttura binaria che ternaria erano caratteristiche del modo di poetare di Petrarca.
Il tono complessivo della silloge è quello del pudore, quasi una timidezza per la paura di rivelarsi. Sembra quasi che man mano che proceda nella creazione artistica la poeta acquisti coraggio e scopra la capacità di saper versificare, di saper scegliere le parole, di sapere esprimere in versi i propri sentimenti.
Non sempre ne è sicura così che propone questa poesia “raptus” ove traspare il dubbio di una inconsapevolezza così che se qualcosa di significativo sarà capace di esprimere ciò sarà dato da un rapimento, da qualcosa di incontrollabile o dalla capacità stessa della parola di prendersi  la sua libertà indipendentemente dal fatto che la terga sulla carta.
E tuttavia la scoperta della propria capacità espressiva porta la poeta ad esprimere una sorta di manifesto della sua intenzione poetica.  Ecco ciò che emerge dal testo intitolato “poesia”: a) la poesia è capace di entrare in sintonia con la natura mediante i sensi così che si è in grado di “contemplare il tramonto”, “accendere la stella”; b) le parole sono amate e le si lascia libere di esprimersi nella loro sonorità e dolcezza; c) il poeta si spoglia dei propri segreti; d) si ammira la bellezza della realtà non naturale; e) si riesce a meditare sulla propria condizione; f) si ha la capacità di porre sulla carta le proprie emozioni.
Il compito che viene quindi assegnato alla poesia è ampio e di elevato impegno perché non si è dominati come poteva sembrare in “raptus” ma ci si propone di essere “vigili” e attivi e di creare, perché attraverso lo strumento della poesia si raggiungono quegli obiettivi. Sul piano dei contenuti molto spesso è la dimensione dell’amore quella che è preponderante in queste composizioni. E’ l’amore che afferra, che sorprende, ma anche che delude, che tradisce. Si ha una continua esplorazione di questo sentimento vissuto sempre con estrema pudicizia, anche quando alcune espressioni possono indurre a sensi più carnali.
Tutto il tenore della silloge ha questo senso di pulizia e timore. Al riguardo una poesia è molto significativa ed esplicita. In “La primavera” la prima strofa suona così “Questo sole è nuovo, sollecita il suo richiamo/ la mia pelle è vecchia, ancora un rifugio bramo/ perché scoprirmi all’improvviso risveglia la paura”. Il timore di lasciare più ampie zone del corpo, della pelle al richiamo del sole primaverile genera paura così che si preferisce tenere addosso ancora l’inverno. Si deve attendere che molti altri abbiano lasciato scoperte ampie zone del corpo per avere il coraggio di rinnovare la propria pelle e non sentirsi più in colpa nel mostrare qualche nudità.
La silloge evidenzia il cammino iniziale circospetto  di chi è alla scoperta della  padronanza linguistica che permetta di liberarsi e di coinvolgersi in sentimenti e passioni.
La stessa forma è indice di un percorso cha va alla ricerca di modalità sempre più libere nel dire pensieri e sentimenti.
Alla fine la parola acquista totale libertà così che non si teme di scadere nella volgarità con l’uso di termini che poco hanno a che fare con la poesia.