Altro

Tuio

Scritto da Raffaele Taddeo

Judicael Ouango
Tuio
narratori rogiosi, 2018

Il titolo di questo testo, in qualche modo, inganna, perché sembrerebbe preludere alla affermazione della assoluta necessità dell’altro per la propria esistenza.  È pure questo, ma offre anche altro e di diverso.  La narrazione non è strutturata come una classica esposizione,  così come siamo abituati nel canone letterario occidentale ove la descrizione dell’avvicendamento dei fatti e degli avvenimenti supera ogni altra preoccupazione per uno scrittore. Il nostro modello narrativo affonda in Boccaccio, ove l’incalzare di sequenze e funzioni è dominante.  Roland Barthes quando ci propone, sul piano della teoria  strutturalista, l’essenza della narrazione lo fa affermando che sono la successione delle sequenze e la loro relazione  causale a dare senso e significato ad una storia narrata.
Tuio è strutturato in maniera totalmente diverso. Il canone espresso è molto vicino a quello che è possibile scorgere nell’ultimo testo di Pap Khouma Noi italiani neri o a quello di Cheikh Tidiane Gaye Prendimi quello che vuoi ma lasciami la mia pelle nera. Questi testi nascono dall’esigenza di comunicare valori, insegnamento, moralità, lontani quindi dal gusto letterario occidentale.  Ouengo mantiene un sottile filo narrativo che riguarda la sua scelta di partire e le varie tappe che gli sono succedute. Ma il cammino, il viaggio   diventa non tanto una esperienza di viaggio quanto piuttosto un percorso di emancipazione, di ascetismo per poter ritrovare la sua pace spirituale. Milarepa percorre un tragitto ascensionale andando a superare gli ostacoli, gli sbarramenti, nonostante le difficoltà e le prove a cui è sottoposto, ma tali da farlo crescere. La meta di Milarepa è la scalata del monte impervio, quasi irraggiungibile. In Tuio è il viaggio a determinare il cammino ascensionale; un percorso orizzontale, diviene verticale.  Dalla propria terra africana si proietta verso quella che è vista come la propria salvezza, cioè l’Europa  per poi scoprire che salvezza non è, perché in qualunque territorio, in qualunque condizione sociale o di benessere l’uomo rischia di essere un isolato nella spasmodica ricerca dell’altro, dell’amore dell’altro, unico elemento che possa salvarlo. Le sofferenze e i patimenti della traversata del deserto, della forzata permanenza in Libia, della forzosa lunga attesa a Lampedusa sono trasformati in gradini di percorso ascetico.  Il traguardo finale è il raggiungimento della propria serenità, della capacità di accettare la vita come questa si presenta.

Così il narratore scopre l’assoluta uguaglianza degli uomini a qualunque ceppo od etnia si aggrappino. “L’uomo bianco è disperato quanto l’uomo nero”. “Per una ragione o per un’altra, siamo uguali. La cultura è un carcere per gli stolti, un’immensa e unica ricchezza per chi vi si apre. Il punto non è la dimostrazione, ma la finalità”

In questo percorso fatto di illusioni o delusioni c’è però il senso di una possibile (anche se lontana) speranza. “Un connubio delle due sarebbe la perfezione, ma ne siamo così lontani da poterlo considerare una chimera. In fondo il desiderio è la possibilità di un totale e profondo meticciato a tutti i livelli ove una donna bianca che ama un nero non debba essere accusata di essere una prostituta dai suoi familiari o da altre bianche.

Raffaele Taddeo giugno 2022

L'autore

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi "Il carro di Pickipò", ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa "La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione".
In e-book è pubblicato "Anatomia di uno scrutinio", Nel 2018 è stato pubblicato il suo romanzo "La strega di Lezzeno", nello stesso anno ha curato con Matteo Andreone l'antologia di racconti "Pubblichiamoli a casa loro". Nel 2019 è stato pubblicato l'altro romanzo "Il terrorista".

Lascia un commento