Mostra Madrasat’Athina: opere di Maïmouna Guerresi esposte presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dakar

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Mostra Madrasat’Athina: opere di Maïmouna Guerresi esposte presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dakar

Iniziamo questa nuova sezione di el-ghibli proponendo le opere di Maïmouna Guerresi  esposte  all’Istituto Italiano di Cultura di Dakar, in una mostra curata da Caterina Riva.

 

Madrasat ‘Athin

Madrasat ‘Athina di Maïmouna Guerresi nasce da un dialogo con La Scuola di Atene, custodita nella “Stanza della Segnatura” dei Musei Vaticani. Come l’affresco di Raffaelo celebrava il pensiero e la conoscenza del mondo antico, così la serie di Guerresi, restituendo visibilità a una tradizione di sapere troppo spesso dimenticata, rende omaggio alla scienza e all’educazione femminile nel contesto africano e musulmano.

Se è vero che la filosofia occidentale affonda le proprie radici sulle figure di Aristotele, Platone, Socrate, Epicuro e Solone, è altrettanto vero che nei templi e nelle scuole dell’antico Egitto – dove i sacerdoti africani custodivano i segreti della matematica, della geometria e dell’astronomia –, molti pensatori greci vi trovarono ispirazione. Dai loro viaggi nacque un intreccio di conoscenze che unì la Grecia all’Africa, generando un linguaggio comune tra le due sponde del Mediterraneo.In questo intreccio di saperi, molte figure femminili rimasero tuttavia ai margini della narrazione storica. Tra queste vi fu Aspasia di Mileto (470–400 a.C.), donna di straordinaria cultura e spirito libero, maestra di retorica e dialettica, stimata da Socrate e Platone. Se quest’ultimo riconosceva alle donne la possibilità di partecipare alla vita politica e filosofica della polis ideale, il pensiero aristotelico avrebbe invece contribuito a consolidare una visione più restrittiva del loro ruolo nella sfera pubblica e intellettuale.

Queste figure femminili, rimaste all’ombra dell’acropoli, come un’eco lontana tra le mura della città, vengono recuperate nella serie di Guerresi e riportate al centro della scena. Tra esse compare anche Ipazia di Alessandria (355–415 d.C.), figlia di Teone, astronoma e matematica luminosa, che pagò con la vita la libertà del pensiero. Una martire laica della conoscenza che incarnò la tensione eterna tra ragione e dogma, tra luce e ombra.

Madrasat ‘Athina diventa così uno spazio simbolico d’incontro tra mondi e tempi, tra pensiero e intuizione, tra il sapere antico e la scienza contemporanea. È un omaggio alle donne che, attraverso i secoli, hanno contribuito alla costruzione, alla conservazione e alla trasmissione della conoscenza, spesso rimanendo ai margini dei racconti ufficiali della storia.

 

Theophilus Imani

settembre 2026