ERNEST PÉPIN NELL’ ATTRAVERSAMENTO POETICO DEL PONTE DEL SOLE
Il sole si protende in un ponte che unisce punti di terra solcati anche da maree di parole. Ernest Pépin carica sulle spalle del mare la responsabilità di un messaggio che scongiura la paura notturna dell’indomani attraverso una rimodulazione della visione del passato. La poesia scardina le serrature dell’oblìo per restituire alle fiamme del presente la tenacia di una lingua improntata alla ricostruzione di una memoria collettiva. La diversità viene così intesa come interazione tra le eredità acquisite, nella prospettiva dell’inedito. I versi veicolano, come in un canto d’uccello, le molteplici tonalità dell’umano slancio verso una presa di coscienza di un’identità antillana plurima. Derivante dalla coabitazione di culture differenti, tale pluralità si sostanzia di lingue, linguaggi, luoghi, sistemi di pensiero, storie proiettate verso l’imprevedibile, «des langues, des langages, des lieux, des systèmes de pensée, des histoires se répondant et dénouant l’imprévisible[1]». La creolità, nelle sue componenti in prevalenza di matrice africana e occidentale, definisce un mosaico insulare che non agisce né per esclusione, né per limitazione, inglobando, per contro, qualsiasi apporto di cui l’identità si è nutrita nel tempo «la créolité n’agit ni par exclusion ni par limitation, mais elle vise à englober sans hiérarchie tous les apports dont l’identité s’est nourrie[2]». Con l’obiettivo di cogliere questa multipla specificità, secondo Ernest Pépin, nello spirito creativo, devono convergere l’accettazione di sé e una visione interiore protesa all’altro. Fondamenta per la definizione di un immaginario collettivo che impara ad amare l’arcobaleno, a riconoscere i colori dei giorni, di isola in isola, di creolo in creolo; una collettività che dispiega, al contempo, le ali di una possibile libertà di parola e di azione comune, radicate entrambe nell’autenticità della realtà del presente e della memoria storica.
Nato a Lamentin, Guadalupa, Ernest Pépin rappresenta una delle più considerevoli voci nel panorama letterario internazionale e dell’isola e trae ispirazione dalla tradizione orale e musicale della sua terra natale per dipingerne i tratti salienti. Scrittore della creolità, come lui stesso si definisce, dopo una prima raccolta di poesie apparsa nel 1984, pubblica Boucan des mots libres, raccolta bilingue vincitrice del prestigioso premio letterario “Casa de Las Americas”. Nel 1997 risulta vincitore del premio “RFO” grazie al suo romanzo Tambour-Babel, attraverso cui l’autore riabilita la figura del suonatore di tamburo, capace di far riecheggiare i ritmi africani delle origini.
Professore di francese, critico letterario, presentatore di trasmissioni televisive su France 3, consulente all’Unesco, riveste attualmente, dal mese di marzo 2001, il ruolo di Direttore degli Affari Culturali del Consiglio Generale della Guadalupa.
Ernest Pépin è un uomo dell’isola che insegna a guardare verso un orizzonte, a sognare di partire per la definizione di quel turbine del possibile sospeso tra il mare e lo spazio. Una ricerca spontanea, sentita, che affonda le sue radici nel corso dell’infanzia, attraverso la scoperta e il confronto graduale con la lettura e la scrittura, componenti di fascinazione nell’energica volontà del movimento, come racconta all’interno dell’ autobiografia Coulée d’Or: «Il y avait des livres pour pleurer, des livres pour rire, des livres pour faire peur, des livres pour vivre trop fort, trop vite, trop bien. Il y avait des illustrations qui m’attiraient, me repoussaient, me parlaient. Et je touchais la « peau » d’un livre comme on caresse une fiancée. Un jour, j’en étais sûr, j’allais écrire! [3]».
E tra quei libri pour vivre trop fort dimora Toni Morrison edErnest Pépin non può prescindere dall’onorarne l’incontro letterario e la memoria. I suoi testi risultano ancorati in quegli esempi di lotta quotidiana portata avanti nel tempo dalla comunità afroamericana per l’affermazione della propria identità culturale, all’interno di una società lacerata dall’ingiustizia e dal razzismo. Ernest Pépin dona al ricordo dell’autrice i contorni di un grande albero, in segno di ammirazione e di compartecipazione a quella che è stata la sua lotta. Un albero che il cielo protegge con profonda riverenza per espandere la luce del messaggio di cui è portatore tra le stelle, in un tentativo di allontanamento dalle frontiere dell’aldilà e dell’oblìo. Una luce, quella di Toni Morrison, che irradia i semi di un avvenire orientato verso la moltitudine dei colori di una possibile fratellanza in favore, soprattutto, di chi obbligato a perdere, a rinunciare alla sua parte di umanità. Forte nel sostenere una sacra rivolta, Ernest Pépin si impegna a scolpire la coscienza collettiva, attraverso la commemorazione dell’identità poetica dell’altro da sé, nel sentimento di una rinnovata bontà.
Opere principali
Romanzi:
Poesie:
Letteratura per l’adolescenza:
Racconti:
Articoli selezionati:
Premi letterari:
Sull’opera di Ernest Pépin:
Traduzioni
In spagnolo:
In italiano:
In olandese:
[1] Ernest Pépin, «Les enjeux de la creolité: conférence d’Ernest Pépin», 10 juillet 2009.
[2] Emanuela Cacchioli, «Ernest Pépin : un romancier-poète à l’écriture protéiforme» in 1976-2016 : Quarante ans de romans antillais, Archipélies, numéro 7, 2019, Centre de Recherches Interdisciplinaires en Lettres, Langues, Arts et Sciences humaines (CRILLASH), Université des Antilles (UA).
[3] Ernest Pépin in Etonnants Voyageurs, Festival International du livre et du film, Saint-Malo.