La ferita di Odisseo

Raffaele Taddeo
La ferita di Odisseo
Besa       2010

Francesco Cosenza

Raffaele Taddeo è una firma ben nota ai lettori di El Ghibli. Oltre la metà delle recensioni che ivi compaiono sono sue. E’ anche il principale curatore dei supplementi (alcuni preparati con Mihai Mircea Butcovan); e suoi interventi sono presenti nelle altre sezioni della rivista.

Ora abbiamo in mano il suo secondo libro dedicato alla letteratura della migrazione dall’evocativo titoloLa ferita di Odisseo, e il cui sottotitolo Il ‘ritorno’ nella letteratura italiana della migrazione non è esaustivo del contenuto e degli argomenti trattati. Infatti si potrebbe pensare a un saggio riservato esclusivamente agli  stranieri che scrivono in italiano.

In realtà il libro è molto di più. Individuando tra i vari temi presenti nei testi più recenti, ma non solo, della letteratura nascente, uno dei motivi conduttori nel ritorno, Taddeo, proppianamente, parte alla ricerca di modelli che possano spiegare l’impianto diegetico delle narrazioni moderne rispetto a ciò che la letteratura ha prodotto dall’antichità ad oggi.

Ma ancora prima di iniziare questa indagine letteraria, nell’ampia introduzione tratta il fenomeno migratorio anche da un punto di vista sociologico senza trascurare gli aspetti più letterari quali l’autobiografismo, la lingua e l’identità degli erranti. Temi cari a Taddeo che già li aveva sviscerati nel suo precedente libro (Letteratura nascente: letteratura italiana della migrazione. Autori e poetiche, Milano Raccolto Edizioni, 2006).

 

Il saggio si legge con passione – quasi fosse un romanzo – quando l’autore inizia la disamina del ritorno nella letteratura classica. L’odissea, la bibbia, la divina commedia, il decameron, le mille e una nottediventano allo stesso tempo luoghi di indagine del ritorno ma anche un viaggio affascinante nella letteratura immortale di tutti i tempi. Fa piacere constatare che Taddeo tratta la bibbia come dovrebbe da tutti essere trattata: e cioè come un’opera di alta fantasia che cristallizza in sé centinaia d’anni di narrazione orale prima di venir trasferita in tavolette codici pergamene incunaboli … e divenire – insieme alle altre opere qui prese in considerazione – canone fondamentale per tutte le letterature a venire.

Le costanti che Taddeo ritrova diventano modelli matematico-fantastici in cui Ulisse Agamennone Menelao Nestore si perdono e si ritrovano spesso soddisfatti, a volte meno, ma sempre alle prese con le modificazioni che la vita e il viaggio comportano.

I modelli rispondono fondamentalmente alla dicotomia cambiamento/staticità del migrante e del luogo di partenza; le cui combinazioni possono essere così schematizzate:

chi parte non cambia e il ritorno è felice perché il luogo è rimasto immutato;
chi parte non cambia e al ritorno non si ritrova perché il luogo è cambiato;
chi parte cambia e al ritorno è insoddisfatto perché il luogo è rimasto immutato;
chi parte cambia e il ritorno è infelice perché anche il luogo è mutato.

Raffaele fa notare che è raro il ritorno felice. Si verifica solo ed esclusivamente nel primo caso quando sia chi parte che il luogo del ritorno dopo l’allontanamento non sono mutati per niente.

Se nel modello omerico l’autore individua quattro tipi di ritorno (felice Nestore, felice e ricco Menelao, infausto Agamennone, inquieto e con ostacoli Ulisse) nel modello biblico Giacobbe, pur avendo paura del fratello, ritorna felicemente; mentre affinché Tobia possa essere riconosciuto dal padre cieco c’è bisogno del mezzo magico (come ben ha studiato Propp nella Morfologia della fiaba) che faccia riacquistare la vista a Tobit padre di Tobia.

Questo intervento magico viene giustamente considerato come ristabilimento dell’equilibrio per riportare sia chi è ritornato sia chi è rimasto ad una situazione quo ante la partenza.

Variazioni minime, costanti tante, nei successivi modelli studiati da Taddeo: Dante Boccaccio Le mille e una notte confermano che il cambiamento di una delle variabili in gioco porta sempre ad un esisto infausto per colui che ritorna, e spesso anche per i sopravvissuti nel luogo del ritorno. Dopo aver esaminato i classici, l’autore, in una densa carrellata, trova infinite sottili altre variazioni in novecenteschi testi italiani e stranieri, europei e africani, a mo’ di felice raccordo con gli autori di cui il titolo promette l’analisi.

La frequentazione quotidiana con la letteratura nascente ha portato come logica conseguenza alla stesura di questo saggio. Ecco la considerazione (a pagina 89) – assai illuminante – che spiega le origini motivazionali di questo scritto: “… negli ultimi anni il tema del ritorno è diventato più costante anche se non il tema dominante. Il fatto che nella letteratura della migrazione ci siano tanti scrittori che lo pongano al centro della loro creazione artistica diventa molto significativo confrontando quanta poca letteratura ci sia stata sull’argomento.” Da qui in poi entriamo nel vivo della ricerca dove si misura il confronto tra classici e moderni tra migranti per forza o per amore, per urgenze economiche o voglia d’avventura, per fuga dalla quotidianità o per aneliti libertari.

Tutte queste urgenze e relativi ritorni vengono da Taddeo minuziosamente analizzati nei romanzi di Tayeb Salih (La stagione della migrazione a nord, Sellerio 1992), Panait Istrati (Kyra Kyralina, Feltrinelli 1978), Cheikh Hamidou Kane (L’ambigua avventura, Jaca Book 1979, e/o 2003), Amos Tutuola (La mia vita nel bosco degli spiriti, Adelphi 1983), William Faulkner (La paga del soldato, Garzanti 1966), James Joyce (Ulisse), Milan Kundera (L’ignoranza,  Adelphi 2001)

Qui accenniamo a come Raffaele tratta il ritorno in Kundera. Scelgo di proposito questo autore perché oltre ad essere un migrante è anche un esule che col tempo diventa anche un translingue. Infatti ad un certo punto della sua vasta e intrigante produzione letteraria abbandona la lingua ceca materna e comincia a scrivere (da L’arte del romanzo in poi) nella lingua matrigna: il francese.

Taddeo distilla dal romanzo del 2001 L’ignoranza l’essenza del suo argomentare quando dice che per lo scrittore ceco “il ritorno non è un fatto positivo sia per chi ritorna che per la comunità d’origine” (La ferita … p. 71). Ma l’autore ceco è importante anche per un altro aspetto. Demistifica tutta una serie di luoghi comuni legati al migrare – che nel suo caso si adombra di aspetti politici – e alla condizione di esilio. L’erranza nell’esilio o l’esilio errante – per Kundera, rilevato efficacemente da Taddeo – non è sempre e necessariamente una sciagura anzi è spesso condizione eccellente per ottenere risultati che nulla hanno da invidiare agli stanziali. Taddeo fa notare che per l’autore ceco-francese ‘il senso di nostalgia che si impadronisce dei migranti e che aumenterebbe col passare del tempo‘ (Taddeo, p. 74) è in realtà dominato dal ‘paradosso matematico della nostalgia: questa è più forte nella prima giovinezza, quando il volume della vita passata è del tutto insignificante‘ (Kundera, L’ignoranza, p. 54).

Raffaele Taddeo dedica inoltre un breve capitolo agli autori italiani contemporanei – Verga (La lupa,Cavalleria RusticanaI Malavoglia), Pirandello (Il fu Mattia Pascal), Silone (Il segreto di Luca) – che a vario titolo e spessore hanno affrontato il tema del ritorno. A questi aggiunge, giustamente – anche se forse sorprendentemente per il lettore/critico medio italiano – Nino Ricci, canadese figlio d’italiani che scrive direttamente in inglese. La sua trilogia La terra del ritorno (Fazi Editore) uscita tra il 1990 e il 1997 è stata tradotta in italiano nel 2004, dopo che l’autore ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Governor General’s Award – massimo riconoscimento letterario canadese.

Tra gli autori della letteratura della migrazione Taddeo analizza il ritorno nelle opere di Carmine Abate, Fatima Ahmed, Christana de Caldas Brito, Kossi Komla Ebri, Miguel Angel Garcia, Gabriella Ghermandi, Gezim Hajdari, Pap Khouma, Tahar Lamri, Salah Methnani, Valentina Acava Mmaka, Jarmila Očkayová e Igiaba Scego. E con un lavoro certosino – armato degli strumenti della critica e della passione – individua variazioni tematiche e vibrazioni dei sentimenti negli aspetti salienti della scrittura di questi  innovatori della lingua italiana che ci parlano dai loro mondi con parole nostre e nuove, con parole vecchie e nuove – nel senso che attribuiscono significati nuovi e impensati a parole per noi ormai esauste (o addirittura estenuate).

E Taddeo ci aiuta a capire di più e meglio le intermittenze dei passaggi da mondi/tra mondi diversi in cui il ritorno è una variabile non soltanto umana: in cui la cultura di ognuno deve fare i conti con la storia; in cui le grandi migrazioni del presente vanno viste in sequenza/conseguenza delle conquiste/colonizzazioni del passato. Come si può non convenire con Yousef Wakkas quando afferma che “… si annunciano mutamenti molto importanti che, nel prossimo futuro, avranno il compito di tessere un rapporto equo e dignitoso con quella parte del pianeta che è ridotta semplicemente al ‘resto del mondo’. L’inganno di rimettere una parte dei debiti ai paesi poveri o di annunciare cooperazioni economiche, non avrà più spazio in questo concetto mondiale, perché ed è ora di dirlo, il vero debitore è l’occidente e non viceversa.” (La talpa nel soffitto, racconti metropolitani, Edizioni dell’Arco 2005).

Sarebbe interessante mostrare come il tema del ritorno è presente negli scritti dei vari autori e come ne riferisce il saggio di Taddeo. Ma poiché ciò esula dal taglio di una breve recensione, mi limito a citare solo uno scrittore, Kossi Komla-Ebri (autore tra l’altro di Imbarazzismi e Imbarazzismi vecchi e nuovi teatralizzati più volte a Milano dal gruppo bovisateatreo nato e cresciuto dentro le mura della biblioteca Dergano-Bovisa) emblematico per due aspetti: un suo romanzo (Neyla) era uscito come inedito reprografato in 200 copie dalla Biblioteca Dergano-Bovisa (e curato dal Centro Culturale Multietnico La Tenda di Milano) prima di essere stampato dalle Edizioni dell’Arco; la presenza, in questo romanzo di una postfazione (Il tema del ritorno…) di Remo Cacciatori, autore – e qui il cerchio si chiude – della fondamentale prefazione (Si parte solamente) al saggio di Taddeo. Questo libro chiede letture e riletture ed è un invito continuo a riprendere in mano testi antichi e recenti. E questa è la magia della letteratura: costringe a non essere mai sazi di scienza e conoscenza. Come la vita, come la fantasia, come il viaggio, come l’erranza.

 

08-06-2010