Il caso Alpi-Hrovatin: una rassegna

Il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, capitale della Somalia, vennero uccisi Ilaria Alpi, giornalista del Tg3, e il suo operatore Miran Hrovatin: la loro morte rappresenta un caso irrisolto che pone ancora molti interrogativi all’opinione pubblica italiana. [1] Agli inizi degli anni Novanta la Somalia era un paese dilaniato da una guerra civile fratricida e i tentativi delle missioni internazionali di riportare una qualche stabilità nel paese africano erano stati vani. Proprio durante il ritiro dei vari contingenti, nel marzo del 1994, si colloca l’ultimo viaggio di Ilaria Alpi in Somalia, il settimo avvenuto nell’arco di un paio d’anni. La giornalista si stava occupando ormai da diverso tempo della guerra civile somala e aveva realizzato numerosi servizi sulla realtà quotidiana della guerra, prestando una particolare attenzione alla condizione femminile.
D’altro canto è ormai appurato che nelle sue ricerche Ilaria Alpi avesse scoperto la presenza di un traffico illegale di rifiuti tossici e radioattivi che dai paesi occidentali giungeva sino al Corno d’Africa. In questo mercato sotterraneo erano coinvolti anche molti interessi italiani che venivano manovrati attraverso varie organizzazioni, tra cui la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Del resto il legame che univa l’Italia alla Somalia era profondo perché affondava le proprie radici nella storia coloniale della seconda metà dell’Ottocento, ma la presenza italiana assumerà nel corso dei decenni successivi diverse forme di potere, come quella dell’Amministrazione fiduciaria italiana sulla Somalia (AFIS) dal 1950 al 1960, e differenti modalità di influenza politica ed economica, soprattutto durante il cruento regime del dittatore Siad Barre, dal 1969 al 1991 [2].

La bibliografia sulla vicenda Alpi-Hrovatin è ormai molto amplia: oltre a una serie sterminata di articoli, sono state pubblicate diverse monografie dedicate a questo caso, così come ricca sta diventando tutta quella produzione di materiale che proviene da altre forme d’arte, come il cinema, il teatro e la multimedialità.
I primi testi risultano di particolare importanza perché ripercorrono dal punto di vista giudiziario le varie indagini e i passaggi processuali che riguardano il caso. Questa parte della bibliografia è sicuramente più corposa per una ragione ben precisa, in quanto la verità su ciò che accadde il 20 marzo 1994 a Mogadiscio è ancora avvolta nel mistero. Infatti non si conoscono i nomi dei mandanti e le vere ragioni della loro condanna a morte nei confronti dei due giornalisti italiani, anche se nel corso degli anni si è potuto ipotizzare che il movente del duplice delitto risieda proprio nelle verità nascoste riguardanti i traffici illegali di armi e di rifiuti tossici diretti verso la Somalia.
In questa prima sezione rientrano i seguenti titoli: Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari, Ilaria Alpi: un omicidio al crocevia dei traffici, Milano, Baldini&Castoldi, 2002; a cura di Mariangela Gritta Grainer, Ilaria Alpi, una donna, la sua storia, Siena, Ali, 2005 e Storia di un’esecuzione: Ilaria Alpi, una donna, una vita, Roma, Nuova iniziativa editoriale, 2006; infine Carlo Lucarelli, Navi a perdere, Milano, Edizioni Ambiente, 2008, nel quale rientra anche l’inchiesta sul traffico di rifiuti tossici su cui stavano indagando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin al momento del loro assassinio [3].
Altri volumi appartenenti a questo filone sono quelli di Roberto Scardova, Carte false. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Quindici anni senza verità, Milano, Edizioni ambiente, 2009; Daniele Biacchessi, Passione reporter, Milano, Chiarelettere, 2009; Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari, 1994: l’anno che ha cambiato l’Italia: dal caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi: una storia mai raccontata, Milano, Chiarelettere, 2010. Quest’ultimo testo è stato ripubblicato nel 2014 in un’edizione nuova e ampliata. Infine si segnala Andrea Palladino, Trafficanti: sulle piste di veleni, armi, rifiuti, Roma-Bari, Laterza, 2012.

Sempre in questo gruppo si inserisce un libro che assume un’importanza particolare in quanto i genitori di Ilaria Alpi, il padre Giorgio e la madre Luciana, hanno partecipato alla sua stesura tracciando così un ritratto più intimo e personale della figlia. Assieme a loro hanno collaborato al volume anche Mariangela Gritta Grainer, portavoce dell’Associazione Ilaria Alpi [4], e il giornalista Maurizio Torrealta. Il testo di riferimento è quello di Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer, Maurizio Torrealta, L’esecuzione. Inchiesta sull’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Milano, Kaos Edizioni, 1999.
Dal punto di vista culturale è interessante notare come siano stati utilizzati anche altri genere letterari per raccontare le vite di Ilaria e di Miran, come per esempio il fumetto. In questo caso l’opera è quella scritta e disegnata da Marco Rizzo e Francesco Ripoli, Ilaria Alpi, il prezzo della verità: cronaca a fumetti, Ponte di Piave, BeccoGiallo, 2007. Questo stesso testo venne poi ripubblicato nel 2010. Anche il genere poetico è stato esplorato per rielaborare questa storia; nello specifico si tratta dell’opera di Pasquale D’Alessio, Occhi scritti: orazione civile sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, Rimini, Raffaelli editore, 2011. Per quanto riguarda invece il genere teatrale si registra l’esordio del libro scritto da Stefano Massini, Lo schifo: omicidio non casuale di Ilaria Alpi nella nostra ventunesima regione, Bologna, Promo music – Corvino Meda Editore, 2012. Da questo testo è nato, diretto dallo stesso autore, un progetto teatrale che si è sviluppato nell’arco di alcuni anni, durante i quali diverse attrici italiane si sono succedute per dare voce al ruolo di Ilaria [5].
Anche l’arte cinematografica ha voluto raccontare questa vicenda con l’opera Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni di Ferdinando Vicentini Orgnani uscita nel 2003. Dal film emerge la forte relazione che Ilaria Alpi aveva stretto con la Somalia dopo i suoi numerosi viaggi in Africa e l’enorme passione che i due giornalisti nutrivano per il loro lavoro e per una verità nascosta, ancora da indagare, che sarà, quasi certamente, la causa ultima della loro morte [6].
Questa breve rassegna si può concludere citando quei titoli usciti per ricordare il ventennale dell’agguato di Mogadiscio: Gigliola Alvisi, Ilaria Alpi. La ragazza che voleva raccontare l’inferno, Milano, Rizzoli, 2014; Francesco Cavalli, La strada di Ilaria, Milano, Milieu Edizioni, 2014 e il testo per ragazzi di Fulvia Degl’Innocenti, Il coraggio di Ilaria, Pratibianchi, 2014 [7].
Gli anniversari del tragico assassinio di Mogadiscio dovrebbero costituire un momento di riflessione e di approfondimento per tutta l’opinione pubblica italiana al fine di ragionare con lucidità sull’evento accaduto e ricordarne i protagonisti. Le parole di Marcello Fois descrivono bene lo stato d’animo di chi, convinto che la verità un giorno verrà scoperta, sente oggi un autentico e profondo senso di riconoscenza nei confronti di Ilaria e Miran, morti in una terra che, se nello spazio era così lontana dall’Italia, in realtà le è sempre stata vicina, in quanto la rete del malaffare e della corruzione che i due giornalisti stavano inseguendo partiva dal passato e conduceva a un triste e desolante presente.

Giornalista vera, aveva intravisto un filo che portava dalla Yugoslavia alla Somalia, da guerra a guerra, aveva capito che i conflitti non sono mai fini a se stessi, ma frutto di una condizione altra, talmente prosaica da apparire invisibile. Aveva capito che mentre i politologi si affrettavano a costruire significati solo interni, tra la Yugoslavia e la Somalia correva una linea diretta di interessi economici molto precisi che interni non erano affatto. Aveva capito che la pace e la prosperità non sono categorie asettiche e che, in una sorta di applicazione scientifica della teoria dei vasi comunicanti, l’abbondanza dell’uno corrisponde a un progetto di umiliazione e spoliazione dell’altro. […] Ilaria Alpi aveva la tendenza ad avvicinarsi troppo alle cose, voleva guardarle da vicino, voleva «collegare i fatti» e questo la costringeva a raccontare una storia un po’ diversa. La costringeva a raccontare di paesi pacifici che da una parte fanno azioni di conciliazione e dall’altro commercio di armi. A raccontare della carità pelosa dei progetti di cooperazione che prendevano più di quanto dessero. A raccontare della fretta di intervenire non tanto per conquistare la pace, ma per conquistare mercati. L’Africa nelle inchieste di Ilaria Alpi, appare come un laboratorio perenne, come lo spazio dove si può provare a mantenere attivo un conflitto per mantenere attivo un bilancio. La vicenda Somalia appare come il replay di un’azione classicamente colonialista nello stillicidio ininterrotto di «eserciti di potere», nel rifiuto costante di promuovere un processo di autodeterminazione interna in vista di un tornaconto economico [8].

Rassegna a cura di Miche Pandolfo

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[1] In Italia diverse procure si sono occupate della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Inoltre durante la XIV legislatura, negli anni 2004-2006, venne costituita una Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin che concluse i propri lavori con tre diverse relazioni, una di maggioranza e due memorie di minoranza. I documenti approvati sono consultabili al seguente indirizzo internet: http://www.camera.it/bicamerali/leg14/IlariaAlpi/documentiapprovati.htm, visitato il 20/07/2015.
[2] Nella corposa bibliografia che ripercorre la storia coloniale italiana in Somalia segnalo soltanto alcuni titoli: Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale, 4 voll., Roma-Bari, Laterza 1976-1984; Fabio Grassi, Le origini dell’imperialismo italiano. Il caso somalo (1896-1915), Bari, Milella, 1980; Giampaolo Calchi Novati, Il Corno d’Africa nella storia e nella politica: Etiopia, Somalia e Eritrea fra nazionalismi, sottosviluppo e guerra, Torino, SEI, 1994 e Nicola Labanca, Oltremare: storia dell’espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002. Riguardo la guerra civile ricordo i seguenti testi: Mohamed Aden Sheikh, Arrivederci a Mogadiscio: dall’amministrazione italiana alla fuga di Siad Barre. Conversazione sulla Somalia con Pietro Petrucci, Roma, Edizioni Associate, 1991; Angelo Del Boca, Una sconfitta dell’intelligenza: Italia e Somalia, Roma-Bari, Laterza, 1993; Giovanni Porzio, Gabriella Simoni, Inferno Somalia, quando muore la speranza, Milano, Mursia, 1993; e Angelo Del Boca, La trappola somala – Dall’operazione Restore Hope al fallimento delle Nazioni Unite, Bari-Roma, Laterza 1994. A proposito della missione internazionale segnalo infine: Bruno Loi, Peace-keeping, pace o guerra? Una risposta italiana: l’operazione Ibis in Somalia, Firenze, Vallecchi, 2004.
[3] Parte di questo resoconto è stato trasposto in uno speciale televisivo omonimo (sito internet http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-302f9b21-caa7-4a87-b1b1-bbabf13082c6.html, visitato il 25/07/2015). Inoltre diverse inchieste giornalistiche nel corso degli anni si sono occupate del caso Alpi-Hrovatin. Il ventennale è stato ricordato con una trasmissione dal titolo La strada della verità: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (sito internet http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-fda5fa4d-95f2-4777-8490-851c92929dbf.html, visitato il 28/07/2015). Ne seguono molte altre: una puntata della trasmissione Report dal titolo Nient’altro che la verità: il caso Ilaria Alpi (sito internet http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-6ef9c757-0055-46dd-ab5c-916f46da953a.html, visitato il 05/08/2015); una puntata del programma La storia siamo noi dal titolo Il caso Ilaria Alpi – Le verità parallele (sito internet http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/il-caso-ilaria-alpi/592/default.aspx, visitato il 20/08/2015); una puntata del programma Blu notte intitolata Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (sito internet http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c946abce-ba5a-4b09-b1ab-4256fcfa718c.html, visitato il 25/08/2015). Infine segnalo due docufilm: il primo si intitola Toxic Somalia (2010) di Paul Moreira mentre il secondo è Ilaria Alpi l’ultimo viaggio di Claudio Canepari (2015).
[4] Dal 1995 l’Associazione Ilaria Alpi assegna ogni anno il premio Ilaria Alpi alle migliori inchieste televisive e giornalistiche dedicate al tema della pace e della solidarietà. Lo scopo dell’associazione, oltre a ricordare le figure dei due giornalisti uccisi e a trasmettere la loro memoria alle future generazioni, è anche quello di sostenere la ricerca della verità sulla tragica morte di Ilaria e Miran. Il sito internet dell’associazione è il seguente: http://www.ilariaalpi.it/, visitato il 10/09/2015.
[5] Ci sono state anche altre iniziative teatrali che hanno ricordato la vicenda Alpi-Hrovatin: nel 2007 è stato portato in scena il testo La vacanza, scritto e interpretato da Marina Senesi e tratto dallo speciale Nient’altro che la verità: il caso Ilaria Alpi di Sabrina Giannini andato in onda la prima volta nel 2003 per la trasmissione Report di Raitre. Sempre nel 2007 c’è stato invece lo spettacolo “Storia di Sabbia e di Rabbia, ovvero l’ilarità del vivere quotidiano” rappresentato dall’associazione teatrale Teatro Terra di Nessuno.
[6] Di questo film è stata pubblicata anche la sceneggiatura: Ferdinando Vicentini Orgnani e Marcello Fois, Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni, Milano, Frassinelli, 2003.
[7] Alcune iniziative sono sorte grazie all’espansione dei moderni mezzi di comunicazione, come per esempio il progetto multimediale dal titolo 21 Oktoobar. Webdocumentario sul caso Alpi-Hrovatin all’indirizzo http://www.21oktoobar.com, visitato il 27/08/2015. Un’altra proposta è l’uscita nel 2014 dell’e-book di Fabio Amendola dal titolo Il caso Ilaria Alpi.
[8] Ferdinando Vicentini Orgnani, Marcello Fois, Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni, Milano, Frassinelli, 2003, pp. 139-140.