Interventi

La casa e l’io

In Scenes of Nature, Signs of Men (Scene della natura, segni degli uomini) Tony Tanner afferma che “la costruzione di una casa è un’estensione e un’espansione del sé, un atto attraverso il quale l’io possiede l’ambiente altrimenti dominato dalla natura”. La descrizione di una casa come “estensione del sé” e come un luogo tolto dal dominio della natura si applica anche al modo in cui W. H. Auden concepisce una casa. Nella raccolta di poesie pubblicate in About the House, (A proposito della casa) Auden stabilisce un’analogia tra la costruzione della casa e la costruzione del sé. Egli vede la casa come un costrutto umano, come un paradiso per gli uomini contro l’assedio del mondo esterno e soprattutto della natura. Nella poesia The Common Life (La vita comune) Auden dice: “Ogni casa dovrebbe essere una fortezza, dotata di tutti i più recenti ritrovati della tecnica / per mantenere sotto controllo la Natura”. È, dopo tutto, “un riparo provvidenziale”, costruito al momento del “Grande Freddo” ed è un prodotto del “nostro attaccamento ad un luogo fisso al quale possiamo sempre tornare / uno spazio che la nostra occupazione impregna di umanità.” (Down There).(Giù di sotto).

Quindi la natura vista da Auden non assomiglia al regno idilliaco di Wordsworth, dove l’uomo trova Dio, la verità, la giustizia e la luce. Secondo Auden, la natura è o nemica o indifferente all’uomo. Essa è priva di qualsiasi senso di verità e giustizia. Nel Poscritto di The Cave of Making (La caverna del fare) Auden dice che “La Natura, coerente e maestosa, / Non può insegnarci cosa scrivere o come agire, / Con essa il reale è sempre vero, / E ciò che è vero è anche giusto.” Ma il reale nella Natura non è né benigno né buono. Pertanto, i concetti – di realtà, di verità, di polvere e di ghiaccio – quando si riferiscono alla Natura non vanno associati alla morale e all’etica, bensì a un puro potere bestiale. In The Common Life (La vita comune) la natura è raffigurata come “il Signore Oscuro” e poiché questo “Signore Oscuro” è così indifferente – anzi poco amichevole – nei confronti dell’uomo, Auden insiste sulla costruzione di una casa come rifugio per l’essere umano. Nella poesia Prologue: The Birth of Architecture (Prologo: la nascita dell’architettura), ad esempio, Auden spiega che “a prescindere” da “ciò che possiamo vedere dalle nostre finestre”, è importante costruire una casa, un mondo, “una seconda natura” per noi stessi. In un’altra poesia, The Cave of Making (La caverna del fare), ci viene detto che il “vasto background della vita naturale” deve essere “spento” e la casa deve trasformarsi in un grembo in cui l’uomo potrà ricreare sé stesso o, piuttosto, il proprio “sé”. Innumerevoli volte Auden stabilisce quest’analogia tra la casa come una costruzione, un costrutto umano, e la costruzione del sé. Inoltre, la casa emerge nelle sue poesie come la definizione spaziale non soltanto dell’individuo, ma anche dell’uomo universale. La casa è contrassegnata con il timbro dell’umano. L’identità dell’uomo individuale è formata dal ripetersi dell’azione di entrare e uscire da casa. E i diversi “io” evidenziati di volta in volta, se presi tutti insieme, riflettono approssimativamente l’intera razza umana.

In About the House (A proposito della casa) la casa è sempre descritta con riferimento alle attività delle persone che ci abitano. Auden dedica una poesia ad ognuna delle stanze. Al centro della casa le persone si occupano delle faccende quotidiane, recuperano qualcosa dalla cantina, mettono via oggetti inutili in soffitta, mangiano, fanno la doccia o conversano con gli amici. Perfino ne La caverna del fare, poesia in cui uno studio è descritto dettagliatamente con “la Olivetti portatile / i dizionari (i migliori / che si possono comprare), i mucchi di carta”, Auden sottolinea che “tutte le cose sono subordinate a una funzione” e pertanto debbono essere collegate innanzitutto alle preferenze individuali e, in seguito, alle attività umane. La forma e lo spazio interno delle camere di una casa contribuiscono alla formazione del sé. In Thanksgiving for a Habitat (Ringraziamento per un habitat), ad esempio, ci viene detto infatti che noi non desideriamo una forma impersonale perfetta o un sé che “qualunque cosa faccia o senta di fare, / inventare, scatenarsi, adorare, fare all’amore, / esso si mantiene uguale”. Auden spiega che “per quanto un bel corpo sia raro, dell’uno o dell’altro sesso, altri di pari bellezza ne sono esistiti prima”. Quindi, per lui, una personalità imperfetta è preferibile ad una personalità perfetta, ma immobile. L’importanza di essere unici per l’uomo è espressa anche in varie poesie. In Only For Friends (Solo per gli amici), per esempio, Auden assicura ai suoi ospiti che “all’interno della cerchia dei nostri affetti, / nessuno ha un doppione”.

La costruzione di una casa, isolando il sé dal mondo esterno, appare come il primo passo verso la realizzazione di tali singolarità e riservatezza. In Ringraziamento per un habitat Auden dice che tutti sono “vulnerabili, facili da spaventare e gelosi della propria riservatezza”. Le stanze della casa offrono all’uomo più spazi privati: “Un bagno” ad esempio “ha soltanto una serratura interna, / appartiene oggi a chiunque stia facendo un bagno” (Encomium Bainei). Nel bagno dobbiamo affrontarci e valutarci, anche in quanto lì persino “vedove / orfani / esuli possono sentirsi importanti.” È il luogo in cui “l’Ego medio / trova la sua pace” come se “ciò che prima era sbagliato fosse ora stato corretto.” Nella camera da letto, che Auden chiama The Cave of Nakedness (La caverna della nudità), ci si incontra con il nostro “io” nudo, con il nostro corpo anch’esso nudo e ci si sente costretti a guardarsi più attentamente e a confrontarsi con sé stessi in modo più diretto nello specchio. Andare in camera da letto è trasformarsi da persona “con un numero di documento, un nome ed un cognome” a persona “nuda, come Adamo ed Eva “. In altre parole, nella camera da letto l’uomo viene spogliato dalle sue vesti sociali e affronta il suo sé. È un luogo in cui le persone riflettono sulle proprie vite. Leggiamo: “Quando si guardano nello specchio della propria camera da letto, gli uomini di più di cinquant’anni possono annoiarsi, ma i diciassettenni si trovano di fronte a un minaccioso fallimento, senza soldi, senza un’amante, senza un proprio stile, senza mai essere andati in Italia né aver mai conosciuto un grande uomo”. Allo stesso modo la stanza degli ospiti ci obbliga a parlare “il linguaggio dell’amicizia” (Solo per gli amici).

Nella poesia Down There (Giù di sotto) possiamo vedere come una cantina aiuti a costruire l’identità maschile, oltre a orientare il sé civilizzato dell’adulto nell’affrontare nella lotta la propria parte bestiale. Ci è stato detto che “incrostare la propria tana con anni di lurida sporcizia, magari / ornarne la volta con raccapriccianti esseri striscianti o con un fantasma, / Non è roba da ragazze … Un padre manda i figli più piccoli a prendere qualcosa / giù di sotto, per la madre: vergognandosi di piagnucolare, con i cuori che battono forte, essi osano scendere i gradini al buio e risalgono con facce piene di orgoglio”. Il lettore capisce da queste linee che quando il ragazzo torna dalla cantina con la faccia piena di orgoglio, è stato iniziato alla società. Quest’opportunità, negata alle ragazze, assomiglia al viaggio di un protagonista maschile nel mondo sotterraneo o ai viaggi degli aspiranti cavalieri nelle foreste selvagge, prerequisiti alla virilità nelle leggende e nei romanzi.

La poesia successiva a Down There (Giù di sotto) si intitola Up There (Di sopra) e, ovviamente, parla della soffitta. Al contrario di Down There, in cui si discute del significato di una cantina nella crescita di giovani ragazzi, Up There (Di sopra) è piena di attività e connotazioni femminili. Per Auden, “solo le donne si affezionano a oggetti del loro passato, che non hanno alcuna utilità” e “di sopra, sotto le grondaie, in scatole stracolme, / cappelli, veli, nastri, galosce, programmi di eventi, lettere / senza essere venerati, attendono”. A differenza della cantina, associata alla paura dell’ignoto e del buio, la soffitta è un posto sicuro. È un luogo appartato “per due sorelle inquiete, / dove la rabbia della madre non le può raggiungere”.

Infine, quest’associazione tra la casa e l’essere umano raggiunge un punto in cui le differenze tra l’una e l’altro sembrano scomparire e il corpo, il sé e la casa si fondono. Nel Poscritto di La nascita dell’architettura leggiamo: “A una trentina di pollici dal mio naso / il limite della mia Persona svanisce / e tutta l’aria che c’è fino a lì / è pagus e dominio privato”. Qui abbiamo il corpo descritto in termini di casa, con la superficie nel raggio di circa trenta pollici attorno ad essa che viene presentata come proprietà privata. Generalmente il limite del corpo viene fatto coincidere con il naso che, infatti, è la parte più anteriore del corpo. Però quando viene accostato ai termini “dominio” o “terra”, “limite” si riferisce al terreno privato, il giardino davanti alla casa. Il fatto che quest’area sia privata, ancorché “incolta”, fa riferimento alla necessità di collegare la riservatezza con l’isolamento. Tanto la casa quanto il sé non amano essere molestati e tanto più sono sé stessi quanto meno gli estranei ne invadono lo spazio privato. Nel resto della poesia, l’insistenza sulla riservatezza da parte del sé viene espressa ancora più chiaramente: “Estraneo, a meno che tu venga con occhi da camera da letto / ti invito a fraternizzare / e attento a non attraversarla rozzamente: non ho la pistola ma posso sputare”.

Auden era ben informato sull’archeologia e l’antropologia e spesso troviamo questa sua conoscenza della storia dell’architettura e della vita sociale e domestica dell’uomo, presentate fianco a fianco con le questioni dell’architettura di oggigiorno. Ad esempio, nella poesia sul bagno, non solo apprendiamo come l’uomo protegga la sua riservatezza nell’impedire al mondo esterno di entrare in quel luogo privato, ma siamo anche informati di una storia che parte dalle abitudini di fare il bagno fin dai tempi degli antichi romani. Capiamo pertanto che “Shakespeare probabilmente puzzava / Luigi XIV / puzzava con certezza”; che per “Sant’Antonio e i suoi fratelli selvaggi”, “le abluzioni erano tabù”; che i Romani erano “drogati di tanti bagni / fanatici dell’anfiteatro”. La poesia Tonight at Seven Thirty (Stasera alle Sette e Trenta) collega le forme convenzionali dell’ospitalità con le abitudini alimentari dell’uomo nel tempo. Anche migliaia di anni fa, “prima dell’ultima Glaciazione”, quando l’uomo era solo una “bestia troppo zelante”, offriva ai suoi ospiti “midollo di mammuth”. Auden spiega che “la Legge del Focolare resta immutata” ancor oggi, “Il diritto di un ospite al pernottamento e al nutrimento è vecchio / come il divieto dell’incesto”. In breve, secondo Auden, i rituali sociali e domestici sono stati ricondotti, nel corso della storia, all’interno dei confini protettivi e privati della casa. È in casa che il privato e il sociale si incontrano, che il sé svolge attività simili a quelle dell’uomo archetipico.

In La nascita dell’architettura il poeta spiega che i costruttori di molte strutture famose sono da tempo dimenticati e che queste costruzioni sono viste come eseguite “dallo stesso Uomo Vecchio con diversi nomi”. Ovviamente quest’Uomo Vecchio è l’umanità con una “U” maiuscola. Per Auden, lungo gli anni, l’uomo è cambiato, ma che sia migliorato è discutibile, perché conserva ancora nella sua natura la violenza primordiale. Nella poesia In and Out (Dentro e Fuori), il poeta ci dice che “siamo arrivati molto lontano, ma nessuno osa dire / che lontano sia avanti o indietro, / o cosa faremo mentre camminiamo. / Da pazienti costruzioni nascono impazienti crimini. / Ci sono stati dati la luce del sole, il sale e il tempo”. In altre parole, l’uomo può festeggiare il proprio sviluppo attraverso le varie età in “stanze calde con finestre al piano di sopra”, ma ci sarà sempre una cantina sotto casa per ricordarci che “le caverne di calcare scavate dall’acqua sono state le nostre prime abitazioni” (Down There). Inoltre, la violenza privata può sempre trasformarsi in attacco e danno pubblico. Ciò è accaduto molte volte nella storia: “Più che mai là fuori la vita è bella, miracolosa e degna di amore, / ma noi non ci fideremo nuovamente, non dopo Stalin e Hitler, / sappiamo che, soggettivamente, tutto è possibile” (La caverna del fare). In altre parole, specialmente in un’epoca che ha vissuto la catastrofe della seconda guerra mondiale, la casa è per l’uomo come un guscio contro la violenza e il pericolo esterno. Le pareti offrono sicurezza e pace per permettere al sé di costruirsi e diventare umano. D’altra parte ritirarsi completamente in casa non è auspicabile. La casa non dovrebbe essere eccessivamente possessiva o troppo seducente. Quello che è richiesto per la protezione e la crescita dell’uomo non è “una tomba senza finestre, ma un luogo / in cui uno possa scegliere se entrare o uscire”. A volte, come nella poesia Ringraziamento per un habitat, la riservatezza è intrusiva. In tali occasioni, è bene avere la libertà di uscire di casa, per “non farsi trovare a casa da coloro con cui non viviamo in casa”. Inoltre, il fatto di uscire di casa permette all’uomo di apprezzare il ritorno. Ancora una volta, in Solo per gli amici, viene descritta la gioia di una riunione: “La distanza e i doveri ci separano”, ma “l’assenza non sarà vista come un male / se farà di una nuova riunone / un’occasione reale”. Il nuovo incontro si svolge in una casa che diventa un simbolo della vittoria sullo spazio e sul tempo, un luogo in cui le emozioni personali sono incoraggiate a crescere. È per questo che Auden distingue la stanza degli ospiti dalle altre, “come altare all’amicizia” (Solo per gli amici) e ci viene detto che nel salotto tra “te e me” si crea un “mondo comune”.

Per tutta la sua vita, Auden cercò il “Buon Posto” dove ci fossero l’amicizia e l’amore. Ha fatto viaggi costosi, vissuto in Danimarca, Germania, Belgio, Islanda, Spagna e Cina, prima di stabilirsi finalmente negli Stati Uniti nel 1939. Racconta alcune delle sue esperienze all’estero nella seconda parte di About The House, nella poesia In and Out (Dentro e fuori). Questo senso di spostamento continuo gli insegna però che tutti i viaggi ti riportano a casa, “dove originariamente la fortuna e l’istinto ti avevano portato” e nulla è cambiato nel tuo “amore, nelle tue idee o nella tua dieta: / Il tuo soggiorno nell’Altrove resterà uno Iato Muto / nella tua volubile biografia” (A Change of Air) (Un Cambiamento d’aria). Proprio come il Candide di Voltaire che arriva alla conclusione che la felicità sta nel curare il proprio giardino, Auden sembra aver capito che il buon posto non è qualcosa da cercare lontano, ma è nella propria casa.

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Libri consultati:

Auden W. H. About the House, New York: Random House, 1965.

Tanner, Tony. Scenes of Nature, Signs of Men: New York: Cambridge University Press, 1987.

Traduzione di Christiana De Caldas Brito

L'autore

Christiana de Caldas Brito

Christiana de Caldas Brito

Christiana de Caldas Brito ( www.miscia.com/christiana ), brasiliana, ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Rio de Janeiro. Psicoterapeuta e scrittrice, vive e lavora a Roma. In Italia ha pubblicato i racconti raccolti in:Amanda Olinda Azzurra e le altre (Lilith, Roma 1998; II edizione Oedipus, Salerno-Milano 2004. I Premio Narrativa “Il Paese delle Donne”, Roma 2003); la favola per bambini e adulti La storia di Adelaide e Marco ( Il Grappolo, Salerno, 2000). Presso la collana Kumacreola, diretta da Armando Gnisci, ha pubblicato il volume di racconti Qui e là. Nella stessa collana ha pubblicato nel 2006 il romanzo500 temporali.