Narrativa transnazionale

La visita

Khatima rimaneva molto spesso a casa, sola, per l’assenza del marito, e sfruttava talvolta quei momenti liberi per riposarsi specie quando a mezzogiorno, nei mesi estivi, il sole arroventava tutto. Lavorava molto, si prendeva cura degli animali e della terra. Aveva un figlio piccolo che chiedeva spesso a sua mamma: “Mamma, dove va papà ogni giorno con il pezzo di legno sulla spalla?” Quel pezzo di legno in realtà era il fucile con cui il babbo saliva in montagna a combattere…

Come sappiamo, i piccoli non devono mai rimanere soli, infatti quel giorno il bambino stava giocando con i pulcini: Sardar con le sue manine tentava di acchiappare i batuffoli gialli, i quali correvano disordinatamente attorno alla gallina. Tra uno spruzzo d’acqua e l’altro, mamma gallina si arrabbiò, corse verso Sardar e proprio quando lo stava per beccare in testa una voce lo apostrofò…

“Sardar! Sardar, allontanati e nasconditi, non farla arrabbiare”.

Era la nonna che stava arrivando, con lo zio e un asino carico di cibarie per la figlia. Mentre scaricavano e riponevano le provviste si sentì una voce femminile che gridava autoritaria: “Ehi, ehi chi siete? Di chi è quell’asino che bruca nel seminato?” Avvicinandosi, però, Khatima riconobbe la madre e il fratello. Subito si ritrasse vergognosamente. Non poteva dire che il marito l’avrebbe picchiata per quell’erba brucata, anche se il fratello stava già allontanando l’asino per chiudere rapidamente la faccenda.

Lo sentì però bofonchiare e dire sottovoce alla madre: “Ti avevo detto di non portare niente con l’asino a casa sua. Cosa mangia adesso questa povera bestia? A chi hai dato tua figlia?”

Khatima, ricompostasi, accolse nel modo dovuto la madre, srotolò il materasso e sistemò i cuscini: “Mamma riposati, hai fatto tanta strada per venire fin qui da me, ora ti porto il tè. Mamma, fa caldo, vorresti un po’ di yogurt alla menta (pudina-kauketi)?”.

“Figliola, sono di ramadan. Stai tranquilla. Magari preparalo per tuo fratello, poi vieni qui che ci sediamo e facciamo due chiacchiere. È così tanto che non ci vediamo”.

“Certo mamma! Grazie di essere venuta”.

Mentre il fratello beveva il tè la sorella gli domandò: “Hai legato bene l’asino dalla nostra parte o è sulla proprietà dei vicini?”.

“Non so dove stanno i confini, ma ora capisco perché non vi parlate con i vicini. Certo! Difendete bene le vostre proprietà e vi rubate due fili d’erba uno con l’altro. I confini distruggono i buoni rapporti. Cara sorella, ho capito, ho capito, ora vado a vedere”.

In effetti l’asino era scappato ed era andato a mettersi all’ombra di uno sperone di roccia, dall’altra parte del villaggio. Era inquieto e lacrimava dagli occhi cisposi. Nel frattempo, era sopraggiunto anche il marito di Khatima, urlando: “Ma di chi è quell’asino che ha rovinato il seminato? Ecco che si è saziato a mie spese e se n’è andato a riposarsi all’ombra!”.

Il marito di Khatima non conosceva quell’asino e non sapeva dell’arrivo dei parenti della moglie. Prese dunque un bastone e un sasso in mano per regolare i conti a modo suo. Khatima era confusa e atterrita, vedeva la terra azzurra come il cielo, non capiva più dove andare e cosa fare. Si sarebbe volentieri nascosta in modo che almeno la madre non la vedesse in quelle condizioni, avrebbe voluto sopportare tutto ciò senza testimoni. Avvicinandosi al marito per spiegare aveva tanta paura, ma si fece coraggio e disse in un soffio: “È di tua suocera!”. L’uomo lasciò cadere la pietra e il bastone. Per quel giorno era salva.

Le diede il fucile da nascondere al figlio. A volte lui lo nascondeva lontano da casa in modo che il bambino

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Gholam Najafi