Vladimir Lucien: “L’immaginazione è il ritmo oltre ciò che si vede

L’essenza della poesia scorre in qualsiasi elemento o stimolo un poeta incontri nel suo percorso di formazione e si fa arte della parola protesa a forgiare il mondo. Poesia che sboccia tra le mura domestiche e matura sul fertile terreno dell’isola di Santa Lucia, come anche nel più ampio panorama caraibico. È possibile delineare in tal senso il profilo poetico di Vladimir Lucien, scrittore e critico originario della medesima patria walcottiana. Le esperienze teatrali vissute dapprima presso il Saint Mary College di Castries, capitale dell’isola natìa, e in seguito presso l’Università delle Indie occidentali, a Trinidad, incoraggiano Lucien ad avanzare nella realtà eterea della poesia. Il linguaggio prescelto mette in risalto il carattere elusivo di tale campo d’indagine, rivelando al contempo una profonda umanità e il forte impatto creativo che scaturisce da quanto viene descritto. Un’aura di silenzio sembra incombere sul ritmo incalzante di parole che il poeta trattiene sulla pagina dall’unica stanza, facente parte del libro complesso della vita. Parole divenute emblemi di un’umanità che si è infranta, nel tempo, in cocci di identità in ombra, trasposte così in schermaglie in corsivo sotto il sepolcro elegante della poesia. La scrittura di Lucien può alludere alla dicotomia persistente in patria tra l’inglese standard e la lingua creola, tra il retaggio coloniale frutto degli avvicendamenti storici francesi ed inglesi e il patrimonio locale, ancora ben visibile nelle condizioni materiali attuali della popolazione dell’isola. Egli prova a risolvere, attraverso l’immaginario della pioggia, le discussioni e le sopportazioni che da sempre scaturiscono dall’umana volontà di tirare in ballo ciò che è stato. È tale scontro di carattere storico ad alimentare la forza della poesia di Lucien; il ritmo della sua creazione si abbandona all’argomento della pioggia, al fine di scoperchiare i tetti al di sotto dei quali giace la prospettiva del perpetuo evolversi dell’immaginazione nello splendore di un cielo non più stanco, ma rinnovato seppur sotto il peso della storia. Quella stessa immaginazione che, nell’ulteriore figura del corbaccio, sorvola quanto prevedibile e consente di sbattere la realtà più in basso, rendendola diversamente accessibile. Il corbaccio attraversa il basso azzurro definito difficile che si riflette nelle umane pozze di dolore, con l’intento di restituire alle identità dei giorni una nuova saggezza terrena, umana e immaginativa. Si realizzano così nuovi spunti creativi, silenti, quasi impercettibili, ma evidenti nell’eccellenza poetica dell’espressione di Vladimir Lucien.