Biografie

Don Me Choi – bio

Don Me Choi è una scrittrice e traduttrice coreana che vive e lavora a Seattle negli Stati Uniti. Nata a Seul nel 1962, vi rimane fino all’età di 10 anni quando la sua famiglia si trasferisce ad Hong Kong. A 19 anni , emigra negli Stati Uniti per studiare Arte al California Institute of the Arts e in seguito consegue un dottorato in Traduzione e Letteratura Coreana. Durante gli anni universitari, spronata da uno dei suoi professori, inizia a scrivere poesia e da allora non smette più di interrogarsi e indagare i temi a lei più cari quali lo straniamento culturale, il senso di isolamento, le intersezioni tra potere e linguaggio e in genere tutte le problematiche legate alla sua esperienza di emigrante e traduttrice, all’insegna di una costante e dirompente rabbia e tensione intellettuale, linguistica ed emotiva capace di precipitare nella sua scrittura polifonica molti dei temi più classici della scrittura postcoloniale e postidentitaria.
Nel 2011, la sua prima raccolta “The Morning News is Exciting”(Action Books, 2010) riceve il prestigioso premio Whiting Award, riservato ai migliori scrittori emergenti negli States, con la seguente motivazione: “ Lavoro sorprendente e di enorme originalità che riesce a descrivere il collasso di un impero. Stimolante e pieno di energia, è illuminato da una rabbia incandescente” ( traduzione mia).
Choi. Oltre a scrivere, è anche una studiosa e traduttrice di poesia coreana femminile contemporanea.
Nel 2012 ottiene il Lucien Stryk Asian Translation Prize per la traduzione di All the Garbage of the World, Unite! della poeta coreana Kim Hyesoon. Della stessa autrice Choi ha anche tradotto When the Plug Gets Unplugged & Princess Abandoned (Tinfish ed.) e Mommy Must Be a Fountain of Feathers (Action Books ed.) oltre all’antologia Anxiety of Words (Zephyr ed.).
I suoi lavori sono stati pubblicati su autorevoli riviste come Prairie Schooner Arts & Letters, Circumference e Positions: east asia cultures critique.

L'autore

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El Ghibli

El Ghibli è un vento che soffia dal deserto, caldo e secco. E' il vento dei nomadi, del viaggio e della migranza, il vento che accompagna e asciuga la parola errante. La parola impalpabile e vorticante, che è ovunque e da nessuna parte, parola di tutti e di nessuno, parola contaminata e condivisa.