Editoriali

Editoriale – Agosto 2018

Cari lettori, questo numero monografico offre i risultati, ma anche la dinamica didattica-didascalica utilizzata in un corso di scrittura creativa tenutosi all’interno dei corsi di alfabetizzazione dal Centro  Centro Culturale Multietnico La Tenda (con sede a Milano in via Livigno 11) che  da 27 anni è impegnata in questa attività con riscontri molto positivi. I volontari ormai assommano a quasi trenta unità con continui avvicendamenti  e nuovi arrivi. La convenzione con la Dante Alighieri, per cui La Tenda è diventato Centro di Certificazione Plida, ha ulteriormente incrementato l’impegno dell’associazione nei confronti dei migranti. Nel 2012 La Tenda ha iniziato a porre in campo politiche  di interazione fra stranieri e italiani, consapevole che ogni  processo di avvicinamento fra i diversi gruppi etnici passa attraverso attività svolte assieme che integrano il fare, l’agire, principio essenziale a che si instaurino convergenze, meticciati culturali forieri di ulteriori costruzioni unitari e solidali di vita e di storia.

Un primo corso di scrittura creativa che vedeva immigrati e italiani confrontarsi su progetti di scrittura ebbe nel 2012 un successo insperato.
Questa modalità di lavoro è stata perseguita anche negli anni successivi con modalità diverse . L’ultima è quella i cui risultati si propongono con questo numero unico del sito el-ghibli.
Organizzare un corso di scrittura creativa con autoctoni e stranieri comporta scelte non semplici perché i rischi di passare da una offerta culturale ad una messa in scena di  atteggiamenti culturali para o neo coloniali sono dietro ogni angolo di strada che si vuole intraprendere. Roland Barthes affermava che la lingua è fascista perché con essa è possibile gestire spazi di dominio che la mancanza della conoscenza compiuta della lingua permette a chi invece qualche parola o frase in più pensa o realmente possiede.
Un corso di scrittura creativa i cui partecipanti appartengono a più mondi culturali può purtroppo diventare uno spazio temporale in cui si saltano i problemi sottesi alle persone, ai frequentanti il, per costruire solo momenti tecnici di organizzazione scritta.
Forse è opportuno  costruire un approccio minimale per capire chi sono coloro che hanno deciso di seguire il corso, chi erano, sono stati, quegli stranieri che hanno voluto seguire il corso organizzato da Remo Cacciatori.
Il Centro La Tenda per anni ha voluto essere solo e solamente un centro di accoglienza linguistica senza alcuna pretesa di scientifica offerta di strumenti linguistici che rendessero i partecipanti capaci di impadronirsi dei segreti dell’idioma dantesco. Tale politica ha fatto sì che l’attenzione che si poneva fosse quella di creare un ambiente accogliente e carico di affetti umani sia fra i volontari che fra volontari e stranieri che decidevano di seguire le lezioni di italiano.
Il rapporto affettivo, umano posto come elemento determinante ha fatto sì che alcuni stranieri abbiano incominciato a seguire i corsi più per sentire continuamente la carica affettiva che l’associazione sprigionava che non per incrementare la loro padronanza linguistica. E tuttavia gli stranieri hanno col tempo appreso più che decentemente i rudimenti della lingua.  Questa situazione però cozzava in parte con la politica di “accoglienza linguistica” perché  bisognava porre in campo modalità di offerta della lingua che rispondesse in qualche modo alle richieste di lingua-affetto da parte di chi da anni si iscriveva caparbiamente ai nostri corsi. E’ su questa richiesta che si è mosso Remo nell’impostare il suo lavoro.
Ma qualche riflessione va fatta anche sul gruppo di autoctoni che ha seguito l’esperienza di Remo.  La maggior parte di loro aveva già conosciuto il conduttore del corso per esperienze fatte in comune nel 2012. La qualità del lavoro allora offerto li ha spinti a fidarsi. Qualunque tema, qualunque strategia che si fosse fermata al solo fatto linguistico sarebbe stata fallimentare e per nulla rispondenti alle politiche de La Tenda.
Remo Cacciatori ha voluto impostare il corso scegliendo un tema che facesse da collante alle varie esperienze e ai vari vissuti.
E’ stato individuato il tema  della cittadinanza come tema fondamentale e momento costruttivo del corso.

Raffaele Taddeo

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.