Stanza degli ospiti

il foglio

Giulia ieri si è laureata. Alla cerimonia tutti avevano un almeno un parente. Lei no.
Adesso è al parco. Ci sa di bomboloni lì dov’è. È seduta su una panchina davanti alla fontana. Inghiotte molto. Si allunga mentre lo fa, come per un boccone troppo grosso. Sta cercando la forza per andare a visitare suo fratello.
Sa che deve farlo.

Sul muro della fontana c’è una scritta rossa:

GUARDATI INTORNO – MA GUARDA BENE!

L’hanno fatta con la bomboletta.

Dovrebbe piangere e invece tira solo su col naso. Toglie dalla tasca un foglio di quaderno stropicciato. Lo liscia con la mano. È il suo unico fratello che l’ha scritto. Ha la grafia incerta, come un bambino anche se è il più grande.
È un messaggio per la mamma. E’ morta da più di due anni. L’ha ammazzata lui. Non se ne ricorda. L’hanno dato a lei il foglio.
Lo legge, l’ha fatto già tante volte.

Mamma, io volevo stare sulla panca. Al parco.
Qui la finestra è piccola, ci sono i ferri, non posso uscire. Io sono grosso.
Mamma perché non vieni mai a trovarmi? Sei a casa di Giulia? Come quando mi morì in braccio Fufi. Così dal nulla mi aveva morso. L’avevo strizzato. E tu sparisti. Andasti da Giulia. Io rimasi col dottore.
Ti ricordi come stavamo bene insieme io te. Perché mi lasci solo? Mi tormentano con le medicine. Non c’è aria qui.
Perché mamma avevi sempre la faccia bagnata? A volte ti leccavo. Eri salata.
Non è vero che piangevi!
Mi accarezzavi i capelli e io volevo che mi accarezzassi anche più giù. E ti dovevo stringere forte, perché non volevi farlo?
Mamma portami a casa e lasciami fare.
Dove sei?
Voglio tornare al parco a schiacciare le chiocciole col martello. Scricchiolavano. Perché non volevi guardarle? Dopo le martellate sembravano moccio. E caccole anche. Stavo bene poi. Mi piaceva tanto ti ricordi? Ne raccoglievo un milione, mi accompagnavi sempre a fare quelle passeggiate vicino al fosso, le lumache si arrampicavano nella busta. Andavo a schiacciarle sempre sulla stessa panchina. Moccio che si muoveva. Tu mi spiegavi qualcosa. E io ti scuotevo forte. Mi faceva ridere. Mi sembrava che suonavi mentre ti scuotevo. Sei così piccola mamma.

Tu eri l’unica che mi parlava e io sentivo.
Non è vero che non ci sei più …

Mamma dove sei? L’ultima volta che ti ho vista è stato quando mi hai fatto lo scherzo. Stavi immobile sul pavimento. Non era moccio quello sul martello.
Perché me lo hai fatto?
Qui cosa dicono quando parlano?
Mamma vieni! Portami via! Mi prendi per mano e andiamo al parco. Io e te da soli, come sempre. Io stavo bene te lo ricordi?

E la mamma? Chi ha visto lei come stava?
Nessuno. Pensa Giulia.

L’ultima immagine della mamma non scolorisce. È nitida, è orribile. L’hanno messa anche sul giornale in quella posa. È strano, si crede sempre che la cronaca nera non appartenga a qualcuno che esiste davvero. Su questo riflette Giulia, come sempre.
Non tutto si può prevedere però. Sua madre aveva un sorriso rassicurante quando diceva: non preoccuparti per me, pensa a studiare, a costruire la tua vita. Tuo fratello non mi farà mai del male. È il mio bambino, l’ho tenuto in pancia. Come te.

Non era andata così.
Era stato comodo fidarsi di lei. Studiare.

Era stata convincente.
Tutto il mondo si era fidato di lei.

GUARDATI INTORNO ammonisce il muro MA GUARDA BENE!

Chissà a cosa si riferiva chi l’ha scritto, dice Giulia ad alta voce mentre ripiega e rimette in tasca il foglio stropicciato.

Da dietro la siepe sbuca un cane, annusa l’aria. È a chiazze confuse come un bucato rovinato. Procede sicuro verso la ragazza. Le arriva di fronte, Giulia è in allarme, ma il cane scodinzola, lei si fida, allunga la mano e lo accarezza. È senza collare. È una femmina e appoggia il muso sulle sue ginocchia.
Come si conoscessero.
La ragazza la accarezza per un po’ poi dice:

– Devo proprio andare sai …

E si mette in piedi. Non ha ancora deciso se andrà a visitare suo fratello.
La cagnetta si avvia, fa un tratto di strada poi si ferma, si volta come per accertarsi che Giulia la segua. Vanno avanti. La via Roma è gremita di gente. Fanno la stessa strada.
Svoltato l’angolo, laggiù in fondo, è rinchiuso suo fratello. L’animale va e la ragazza lo segue.

Ministero della Giustizia – Casa circondariale.

È scritto così sulla targa di fianco al cancello.

Giulia non sa se riuscirà a varcare il portone. Ma è lì ed è l’ora delle visite. Va già meglio delle volte passate.

GUARDATI INTORNO – MA GUARDA BENE!

Così è scritto sul muro della fontana.

Intorno la cagnetta non c’è più.

L'autore

Monica Dini

Monica Dini

Monica Dini vive e lavora a Camaiore paese della campagna toscana. Ha pubblicato le raccolte di racconti: Sulle Corde a cura della Società Speleologica Italiana (2006), Leggerezze – Besa Editrice (2009), Lezzo – Tralerighe Libri (2015), Angoli Acuti – Tralerighe Libri (2017). Uno dei suoi lavori è presente nella raccolta di racconti HOTell Storie da un tanto all’ora edita da WhiteFly Press. Ha collaborato fino alla fine con la rivista on-line Sagarana diretta dal Prof. Julio Monteiro Martins, è stata più volte ospite della rivista on-line El-Ghibli diretta dal Prof. Pap Khouma, ha collaborato la rivista Prospektiva di Andrea Giannasi. Alcuni suoi racconti sono apparsi su La Macchina Sognante la cui macchinista è la scrittrice Pina Piccolo. Un suo scritto è presente nel primo numero della rivista DieciCento fondata da Carlos Bolaños e Nicola Feo (2017).