Stanza degli ospiti

Il ritorno del capitano Perez

Ho finito le scorte. Tutte. Nemmeno un boccone di pane, se pane si poteva definire quella poltiglia umidiccia. Ho finito la frutta. Altra palta. Ho finito la carne, se così si può chiamare quel liquame in cui l’avevano ridotta. Ho finito i due individui che erano partiti con me. Li ho mangiati pezzo per pezzo, lo confesso. Tanto erano morti. Non erano male. Come persone, dico. Come sapore invece erano pessimi. O forse era solo perché mi ha fatto una certa impressione nutrirmi di esseri umani. Magri come chiodi, peraltro, secchi come legni. Gli astronauti hanno poca polpa già di loro, figuriamoci dopo che sono morti di fame.

 Mi ha disgustato masticarli, ma l’alternativa era morire di fame. Ho dovuto molte volte trattenere il vomito, ma mi sarebbe sembrato empio rigettarli. Loro, ripeto, erano già morti e il mio dovere era di tornare sulla Terra. Non per me. È finita anche l’acqua o come si chiama quel liquido verdastro che bevo da mesi. Non devo a pensare a ciò con cui l’ho sostituita. Da mesi combatto contro la nausea. Le macchine per l’ibernazione si sono guastate mesi fa, altrimenti non ci sarebbero stati problemi. Siamo stati addestrati a riparare ogni cosa. Purtroppo mancava proprio il pezzo di ricambio che serviva. Seccante, vero? Ora non mi resta che sperare di arrivare sulla Terra in tempo per ultimare il mio compito.

 Su questa maledetta astronave si è consumata la mia vita. Passata, tutta preparazione in vista della partenza (astronauti non si nasce). Presente, per darmi la possibilità del ritorno. Futura, nella macerazione di ciò che ho fatto, sempre che un futuro sia possibile o auspicabile. Abbiamo portato a termine la nostra missione, io e i colleghi che ho mio malgrado digerito. Me l’hanno chiesto loro, quando hanno capito che non ce l’avrebbero fatta. Hanno pensato, con la logica degli astronauti, che solo uno poteva farcela ed era meglio che fossi io. Ho obbedito agli ordini del colonnello Zhao.

 Forse semplicemente lui e Smith non hanno voluto diventare cannibali e hanno pensato che io invece non avrei avuto problemi. Non si sono sbagliati, ho mangiato l’orrido pasto. Non per me, ripeto. Non m’importa di morire, lo prevede il mio addestramento. M’importa di non portare a termine la missione, non portare a casa la notizia che abbiamo trovato il clone della Terra che ci salverà dal disastro del nostro pianeta d’origine. La missione viene prima di tutto, per questo ho mangiato i miei compagni e bevuto il loro sangue, proprio come uno stramaledetto vampiro. Gao e Smith mi hanno consigliato di non dire mai la verità, di far sparire ogni traccia di ciò che è successo in questa navicella. Zhao mi ha ordinato di dimenticare e io, per far onore ai miei gradi di capitano, dovrei obbedire. Purtroppo io non ho più onore. Forse potrò mentire, dimenticare non credo. Mi si chiudono gli occhi. Se muoio, tanto meglio.

 Ah, e questo cos’è? Un messaggio dalla Terra? Guarda un po’. Ma quanto ho dormito? Dice che hanno preso il controllo dei comandi e che l’atterraggio della mia navicella è previsto tra 42 ore circa nel mare del Nord. Chi se lo aspettava, a questo punto? Devono avermi trovato mentre ero senza coscienza (senza coscienza descrive bene ciò che ormai sono). Non ho più forze e ho una sete spaventosa, peggiore della fame, ma mi preparerò all’atterraggio in quell’acqua gelata. Acqua, finalmente, anche se salata. Poi avrò un pasto caldo. Non so se riuscirò più a mangiare una bistecca. Mi sento in colpa anche di fronte ai vegetali. Però la fame è un argomento convincente. Il fatto è che non so se riuscirò a guardare un essere umano negli occhi, dopo quello che ho fatto. Un essere umano in particolare, quello a cui ho mangiato il padre.

 Ora basta, mi devo concentrare per portare a termine con successo la missione. Devo trasmettere di nuovo i dati che abbiamo raccolto e organizzare tutto quello che serve. Prevedo che ci vorrà qualche ora. Devo fare in modo che tutto vada per il verso giusto, stavolta. Mi serviranno anche delle medicine. Il cibo non c’è, ma qua dentro gli antidolorifici e gli ipnotici non mancano. Non potevo usarli, prima, ma ora la mia ultima destinazione è in vista. Devo mantenere i nervi saldi fino alla fine e questo lo so fare, è parte del mio lavoro. Non fallirò. Un po’ di sofferenza ancora e poi sarà finita, mi potrò riposare. Eccolo, il mare. Eccola, la vita.

 Quando a bordo della SC Curie arrivarono i soccorsi, non fu trovata alcuna traccia del colonnello Lin Gao e del capitano Michael Smith. Dell’equipaggio era rimasto solo il capitano Nicole Perez, morto pochi minuti prima dell’arrivo. Di fianco al cadavere della grande astronauta, che aveva portato sulla Terra la notizia che la salvezza era possibile, c’era un neonato che piangeva.

L'autore

Clementina Coppini

Clementina Coppini

Laureata in lettere classiche da oltre vent'anni, durante i quali ho dimenticato pressoché tutto quello che sapevo, non ho molto da dire su me stessa. Scrivo per giornalettismo.com, mondointasca.org e grey-panthers.it, per il Cittadino, giornale di Monza, la mia città, e per Vivere, rivista della Brianza, la mia terra. Prima ho collaborato con tante riviste e scritto tanti libri per bambini, poi sono cambiata e ho cercato cose nuove. Bisogna provare a fare tutto per diventare bravi e a me manca ancora tanta strada per diventarlo. Non credo di essere arrivata, anzi certi giorni mi pare di non essere nemmeno partita. Ho pubblicato due romanzi a puntate (un capitolo ogni domenica) su Giornalettismo non tanto per la loro bellezza quanto perché il direttore è buono e mi vuole bene, e ne sto pubblicando un terzo. Ho pubblicato un romanzo cartaceo e spero di pubblicarne altri, ma questo bisogna chiederlo al mio editore. L’ultimo romanzo lo scrivo in via sperimentale su un blog che ho fatto apposta per lui e che si chiama Pensierini di un Mandarancio (pensierinidiunmandarancio.blogspot.it). Il mandarancio sarei io, per via del nome (argh!). Per me è un grande onore scrivere su El-ghibli, che mi ha dato la soddisfazione di veder pubblicati i miei racconti ma soprattutto le mie poesie. Nessuno aveva mai fatto questo per me prima. Grazie.