Recensioni

La pelusa

Adrian Bravi
La pelusa
Nottetempo  2007

 raffaele  taddeo

Questo secondo romanzo di Adrian Bravi si modella con caratteristiche simili a quello precedente restituiscimi il cappotto.  I personaggi sono limitati e fanno da supporto al principale di cui si analizzano fino in fondo gli elementi psicologici costitutivi del suo essere.
La mania della rimozione della polvere, portatrice di malattie, è al centro di questo breve romanzo.
Il  disturbo,  ad un primo momento sembra del tutto innocuo: “lo caratterizzava un leggerissimo tic nervoso all’occhio destro che nessuno aveva mai notato, salvo sua moglie”. Acquista poi sempre più corposità e determina l’umore, il comportamento relazionale di Anselmo, nome del protagonista, con gli altri, che ai suoi occhi non esistono. Tutte le persone gli danno fastidio. Anche la moglie non sembra rientrare nella sua sfera di attenzione se non per quanto possa aver eseguito i suoi ordini nel sistemare la casa e nel pulirla togliendone ogni traccia di polvere.
La sua vita monotona e ripetitiva è proprio del tutto simile alla polvere che, sebbene la si rimuova, ritorna sempre insistente allo stesso punto.
Tutti i movimenti sono una minaccia perchè possono sollevare polvere, anche i movimenti notturni provocati dai sogni, perché le lenzuola nel muoversi innalzano pulviscolo che poi va ad inquinare l’aria: “ti rendi conto di quanti microbi stanno svolazzando per la stanza per colpa dei tuoi piedi?” Anche fare all’amore è un pericolo e ormai lui ha smesso di farlo, lasciando nella prostrazione la moglie che vorrebbe invece avere figli.
Un espediente narrativo fa da esca all’accelerazione dello sviluppo narrativo. Il narratore introduce nella vicenda un personaggio che ha lo stesso nome dell’autore. E’ un personaggio che non si riesce più a rintracciare, svanito nel nulla, ma che con la sua   più accentuata mania per gli strati di polvere (la pelusa), porta il protagonista alla crisi finale che si tramuta in tragedia.
E’ autocritica, è un voler introdursi per sciogliere il nodo narrativo che rischiava un empasse?
E’ una trovata comunque felice.
Vi è un altro elemento narrativo che fa da substrato a tutta  la narrazione.
Anselmo, che ormai non comunica più con nessuno, che ormai lascia nella solitudine la moglie,    scrive ripetute e-mail ad un vecchio amico ma ad un indirizzo ormai non più in uso così che tutte le missive gli ritornano indietro, ma lui imperterrito continua a scrivere.  La comunicazione gli è possibile solo se è un solipsismo con la sicurezza che nessuno dall’altra parte risponderà. E’ una comunicazione che conferma la sua mania e la rafforza.
Il tono monotono, il ritmo lento della narrazione   sono del tutto consoni al senso della narrazione che potrebbe sembrare qualcosa di insignificante ma che invece ci avverte che ciascuno di noi per le proprie piccole o grandi manie rischia sempre di escludere, di non sentire gli altri, di imporre la propria voce, di sovrastare, di ignorare chi ci sta attorno.

 06-10-2008

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.