Recensioni

L’amore e gli stracci del tempo

Anilda Ibrahimi
L’amore e gli stracci del tempo
Einaudi    2009

raffaele taddeo

Composizione narrativa basata su costruzione a intarsiamento di piccoli fatti e brevi episodi,  si potrebbe definire l’organizzazione della narrazione di Anilda Ibrahimi omologa a quella di un mosaicista che con le sue tessere continua ad assemblare una figura, un’opera che anche quando i contorni incominciano a ben delinearsi solo alla fine acquisterà la compiutezza prefissata dal mosaicista.
L’effetto che se ne ricava da parte del lettore è quello di una estrema partecipazione allo sviluppo della vicenda a tal punto che si tende ad immaginare o anticipare la costruzione evolutiva della narrazione, a costruire o ritrovare  la tessera successiva del mosaico.
Spesso c’è il ricorso al flash back, anche per creare suspense e rompere la monotonia di un narrazione serialmente ordinata.
Il romanzo della scrittrice di origine albanese, però, vive ed ha significato per altre ragioni che non quelle puramente formali.
Viene riproposto il dramma di una guerra, quella civile iugoslava, che ha diviso le amicizie, che ha spezzato amori, che ha portato crudeltà e disumanità.
E’ un testo  che  testimonia  come, di fronte all’imbarbarimento generale che la guerra conduce con sé, sia possibile mantenere quel senso di umanità  per la quale si può anche morire o essere visto come un eroe.
L’eroismo infatti, in guerra, non è altro che il serbare la dignità di uomo e comportarsi di conseguenza. Ma questa cosa, che dovrebbe essere generale perché tutti apparteniamo al genere umano, in guerra diventa rarissima e perciò eroica.
In guerra c’è sempre la possibilità e la necessità di scegliere fra essere uomini oppure no.
E’ un po’ il tema che si era prefisso Vittorini col suo romanzo neorealistico Uomini e no scritto alla fine della seconda guerra mondiale.
Nell’essere uomo non ci sono steccati di etnie, di appartenenze nazionalistiche; l’essere uomo non è appannaggio degli uni piuttosto che degli altri.
In questo romanzo si pongono di fronte serbi e kosovari, e in tutte e due i campi ci sono atrocità come in tutte e due i campi ci sono azioni umane.
Tema centrale è comunque il tema dell’amore, di come sia possibile mantenere la promessa di amore, come questa conviva con le esperienze quotidiane e con gli incontri, la vita, che il tempo o meglio “il destino” riserva.
Il tempo logora l’amore? E’ giusto, è corretto e responsabile nei confronti delle persone che ci sono state e sono vicine, vivere con un legame mentale?
Si tratta di un amore vissuto nel tempo e nell’attesa che possa compiersi, possa realizzarsi. Ma è possibile che un esito positivo dell’attesa possa esserci dopo anni e anni e dopo che la vita ha fatto incrociare altre vite, altre persone?
Il romanzo si chiude con incognite il cui svelamento non determina le scelte,  dolorose, in contrasto con quanto si è sperato di avere fino all’ultimo. Le scelte sono sempre un atto di responsabilità e di coraggio indipendentemente dalla conoscenza e dal sentimento.
Si presenta una dicotomia fra sapere e coscienza, fra cuore e coscienza. L’agire, il fare, campi  proprio della coscienza, non possono essere dettati solo dalla conoscenza. Il regolatore è solo e solamente la coscienza, cioè una obbedienza al sentire profondo di ciò che è giusto e ingiusto.
Data questa interpretazione del senso del romanzo, è inevitabile affermare che esso si   oppone a tanta letteratura,   interpretante ma anche sollecitante il comportamento sociale, che invece pone a base dell’agire il cuore, il sentimento al di là di ogni senso di responsabilità.
Altri temi sono significativi, come quello della necessità di appropriarsi della storia anche familiare di  una persona per entrare con strumenti di garanzia nella sua vita.
E’ forse un tema in contrasto con l’atomicità della vita di oggi in cui il rapporto tra due persone, che si amano, a volte non porta neppure al formarsi di una molecola, tale è la distanza che le separa. Separatezza che non permette il riassorbimento storico delle rispettive vite e di quelle dei loro parenti più prossimi.
Nel romanzo qualche accenno critico, giustamente, viene fatto nei confronti del farraginoso e volte incomprensibile meccanismo burocratico della amministrazione italiana, come anche del senso xenofobo che, nel nostro paese, incomincia a diffondersi aprioristicamente e nei confronti di ogni straniero.

22-01.2010

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi "Il carro di Pickipò", ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa "La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione".
In e-book è pubblicato "Anatomia di uno scrutinio", Nel 2018 è stato pubblicato il suo romanzo "La strega di Lezzeno", nello stesso anno ha curato con Matteo Andreone l'antologia di racconti "Pubblichiamoli a casa loro". Nel 2019 è stato pubblicato l'altro romanzo "Il terrorista".