Recensioni

Migrando

Mariana Chiesa Mateos
Migrando
Orecchio acerbo   2010

lorenzo luatti

Nell’ampia e diversificata produzione di libri illustrati sono sempre più frequenti, anche in Italia, i cosiddetti “silent book”, cioè gli albi senza parole, che non hanno testo ma solo illustrazioni. Non costituiscano una novità assoluta, ovviamente, e si pensi ai libri  “senza tempo” di Bruno Munari usciti negli anni Quaranta per Mondadori e Einaudi e a quelli di Iela Mari degli anni Sessanta e Settanta per la Emme di Rosellina Archinto. Se nell’incontro con l’albo illustrato il bambino, come ogni lettore, è creatore di senso, soggetto creativo, lector in fabula, con i libri “senza parole” tale esperienza si amplifica perché regala una possibilità di lettura speciale, individuale e intima; offre ai grandi e ai bambini di trovare le parole per descrivere ciò che accade nella storia. Una volta eliminato l'”ostacolo” della parola scritta, reggendosi così sul solo potere visivo delle illustrazioni, questi libri si lasciano raccontare da tutti, perché il loro è un linguaggio universale, vivo, evocativo. Non sempre ciò accade e non tutti i libri senza parole si rivelano efficaci strumenti di educazione all’immagine. Ma quando accade, uno sguardo attento alle illustrazioni può farci scoprire quanti sentimenti ci stanno dentro, quanti particolari, quanti segreti, quanti imprevisti.

Non usare le parole, una lingua in particolare, è un modo per dire, anche, che si sta affrontando un’esperienza universale. Come nel libro Migrando dove le parole “si sono solo nascoste aspettando la meraviglia di un gesto”, scrive l’autrice Mariana Chiesa Mateos, disegnatrice argentina (La Plata, 1967), nipote di emigranti spagnoli in Argentina e migrante lei stessa dall’Argentina alla Spagna (ha vissuto a Barcellona dal 1997 al 2008), fino all’Italia, dove vive e lavora (nei dintorni di Bologna).

Il libro racconta, attraverso le illustrazioni, le migrazioni, due migrazioni in particolare: quella degli italiani ed europei che vanno, agli inizi del Novecento, verso il Sudamerica e l’Argentina e quella, ancora più disperata, di oggi dove gommoni e mezzi di fortuna traghettano attraverso il mediterraneo uomini, donne e bambini dalle coste africane o mediorientali verso l’Europa. Migrando è un libro bifronte (due copertine, due storie) che si può leggere da un verso o dall’altro – le due storie infatti si uniscono al centro del libro – per chi pensa che i mari uniscano e non dividano.

Una lettura che prevede, letteralmente, il ribaltamento delle pagine e quindi del punto di vista. Le immagini, altamente evocative, lasciano libero spazio all’interpretazione e al racconto di una storia personale: uccelli migratori (con la testa d’uomini), alberi con rami e radici, famigliari, e l’acqua del grande oceano che sostiene, separa e unisce speranze, terre e destini. Talvolta la parola è inutile di fronte alle immagini, ed è quanto accade in questo prezioso albo, dove i disegni, con delicatezza e proprietà, sanno comunicare ai bambini, ma anche agli adulti, la tristezza della lontananza, le speranze e le paure per un futuro incerto e il coraggio di una scelta che porta lontani. Dedicato a “tutti coloro che pensano che anche le persone appartengono alla specie migratoria”, perché, come dice l’autrice nelle poche righe di introduzione, “la parola migrante, in quelle terre lontane, è una bella parola. Vuol dire coraggio, speranza, futuro”.

11-11-2010

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Lorenzo Luatti