All’incrocio dei sentieri

kossi komla ebri
all’incrocio dei sentieri
 

 

raffaele taddeo

Finalmente le novelle di Kossi Komla Ebri trovano posto in un unico testo. Esse erano apparse disperse qua e là in pubblicazioni diverse e i lettori, a meno che non fossero stati infaticabili e costanti seguaci della produzione di questo scrittore, difficilmente avrebbero saputo o potuto trarne consapevolezza e conoscenza.

Non è da molti anni che lo scrittore togolese si è affacciato sulla scena della produzione letteraria, ma da allora la sua ricerca di scrittura è stata costante e ampia.
Egli ci offre sempre una grande ricchezza conoscitiva di usi e costumi del mondo africano, specialmente del centrafrica.

Non è solo conoscenza, però, che si può ricavare dai racconti e opere di Kossi, ma anche gioia e piacere di lettura. Egli scrive con una leggerezza e maestria incomparabili. Riesce, quasi su un tappeto volante, a trasportarci in spazi e tempi diversi senza nessuna nostra fatica.
Sembra di trovarci immersi e a diretto contatto con ritualità, gestualità, modi di fare e di dire che appaiono di volta in volta vivi e vitali.

Una delle caratteristiche principali della scrittura di Kossi e la “oralitura”, così come lui chiama la capacità di far sentire la tradizione orale attraverso lo scritto. Attraverso questa tecnica il lettore sente parlare i personaggi, convive con essi, compartecipa come un attore alla tessitura dei rapporti dei vari personaggi, tessitura che si sviluppa proprio attraverso la dimensione del rapporto orale.

Possiamo distinguere all’interno di questo gruppo di novelle presenti nel testo alcune tematiche di fondo. Esse quindi esse possono essere raggruppate secondo questi possibili insiemi: a) Abra, quando attraverserò il fiume, il tuono, due scatole di fiammiferi; b) La ricchezza del povero, la borsa di studio; c) Mal di…., vado a casa, e yevi-il-ragno d) La manifestazione.

I racconti che ho racchiuso nel primo gruppo sono i più ricchi sul piano della “utilità” all’approccio interculturale. “Abra” e “quando attraverserò il fiume”, possono essere considerate un’unica novella e presentano in modo colorito e minutamente il rituale tradizionale della unione matrimoniale di due persone. Ciascuno può scoprire lo snodarsi di questo rituale i cui momenti sembrano lenti, ripetitivi a volte inutili, ma che hanno un preciso significato e intento sociale.
Essi sono in funzione di una garanzia per la stabilità dell’unione e la possibile felicità delle persone che decidono di iniziare la loro unione.
In queste due novelle la “oralitura” è tessuto costitutivo del narrare. I convenevoli del saluto nell’incontrarsi, nell’accogliere le altre persone, dipingono una società che è altra rispetto al frenetico avvicendarsi del tempo proprio della società europea.
Nella novella “quando attraverserò il fiume” lo scrittore, oltre a mettere a fuoco il valore rituale con cui una comunità discute e decide rispetto a un qualsiasi problema pone in primo piano il valore della parola nelle comunità indigene ove ancora essa non è stata toccata dal progresso – mercato, che la stravolge e la fa diventare veicolo di menzogna e simulazione, piuttosto che di verità.
E’ una parola che diventa opera, azione, fatto, “carne” e di cui non si può fare abuso perché è piena di sacralità.
Kossi sottolinea più volte l’importanza della parola veicolata anche attraverso un elevato numero di proverbi che annunciano e rafforzano quanto la tradizione cerca di tramandare.
Il narratore togolese usa i proverbi con grande maestria e mostra come la cultura, la vita, l’esistenza stessa di una comunità si stabilisce con la trasmissione di proverbi che diventano l’anima e il segno di una saggezza secolare che si ripropone proprio attraverso i proverbi, che fanno da identificazione della cultura da essi veicolata.
Per molti aspetti Kossi, pur con le dovute distinzioni di tono, di lingua, di colore può essere paragonato a Verga per l’uso che fa dei proverbi e di come li fa sentire appartenenti, incarnati nella vita di una comunità.
E’ secondario soffermarsi sugli altri racconti. Alcuni sono fortemente tematizzati come i due che incisivamente vogliono dimostrare la grandezza del valore della dignità. La “borsa di studio” e “la ricchezza del povero”, che sembrano scaturire da esperienze vissute personalmente, mettono in rilievo la grandezza di chi riesce a non far compromessi e a mettere in primo piano, a dispetto di tutto e di tutti, il valore della dignità della persona. Perché all’uomo tutto potete togliere, ma non la dignità. L’uomo tutto può perdere, ma non la sua dignità.
“Mal di…” e “Yevi-il-ragno”, il primo in modo più realistico, il secondo in maniera più favolistica vogliono dimostrare la positività della contaminazione delle culture.
E’ questo un tema che Kossi porta avanti con tenacia anche nei suoi incontri con le scuole, una contaminazione a senso alternato e non a senso unico, come ipotizzeremmo noi attraverso l’idea di “integrazione”. Quando due culture si incontrano non è solo una a perdere alcuni elementi della propria cultura o a acquisirne altri, ma entrambe perdono e acquistano. E’ uno scambio reciproco reale e non fittizio.

Il testo edito dalla EMI è corredato da un ampio apparato documentario didattico, a cura di Giovanna Stanganello, che da una parte ci pone a contatto, attraverso vari testi col modo di pensare di Kossi, dei valori a cui egli crede, del suo forte impegno per l’educazione interculturale, dall’altra offre mediante l’apparato didattico spunti significativi, pertinenti ed efficaci per l’utilizzo didattico di un testo di questo genere.

Spero, però che i giovani, ma anche i meno giovani possano godere e gustare la lettura di questo testo e così cogliere la bellezza e positività della diversità delle culture, dei rituali che non vanno visti come fatti folcloristici, ma strumenti essenziali per educarci a un necessario reciproco rispetto.

Dicembre 2003