Balbala

 

 

Abdourahman A. Waberi
Balbala
Collana “L’altra riva”, a cura di Marie-José Hoyet
Edizioni Lavoro – Roma 2003
pp. XIV+130 – 8 €

stefano galieni

“Ho voluto dare ad un atleta i problemi, le riflessioni, la dignità di un intellettuale. È come se, che so, avessi scritto un romanzo ambientato in Italia, in cui fra i protagonisti costretti in prigione in quanto oppositore politico ci fosse uno come Maldini”. Ridendo, Abdourahman Waberi, il più importante scrittore di Gibuti e fra i maggiori esponenti della giovane letteratura africana, sintetizzava così “Balbala” un suo romanzo pubblicato in Francia sette anni fa e finalmente tradotto in Italia per Edizioni Lavoro. La trama è semplice: ad intrecciarsi, in colloqui che non avvengono, in riflessioni rinchiuse nello spazio di una cella, sono quattro voci, persone che hanno provato ad opporsi alla dittatura e che hanno perso la loro battaglia. Wais è un eroe nazionale, ha vinto le olimpiadi come maratoneta, ma ha cominciato a pensare oltre che a correre e la sua fama non gli ha risparmiato la condanna. A condividere il suo destino ci sono Anab, sua sorella, Dilleyta, un poeta, e Younis, medico. Le voci si incontrano e si confondono in un raffinato alternarsi di ritmi e stili narrativi, a tratti prevale il ruvido linguaggio giornalistico, un attimo dopo minuziose descrizioni di stati d’animo, il dramma cupo si dissolve anche in momenti di ironia.
Balbala è sullo sfondo, polverosa periferia della capitale di questo stato minuscolo incuneato fra Etiopia, Somalia e Mar Rosso che solo dal 1977 ha acquistato ufficialmente l’indipendenza, ma che continua ad essere, dal punto di vista della geopolitica, strategicamente importantissimo per gli equilibri internazionali. Ma è la stessa vicenda dell’autore a rendere ancora più significativo il valore di questo testo. Waberi, si era affermato in patria come poeta, mandato a studiare in Francia era divenuto ben presto conosciuto anche nell’intellettualità francofona in formazione. Ma quando, smessi i panni del poeta che ama Baudelaire e Rimbaud, ha cominciato a scrivere testi che ponevano critiche al potere costituito, si è ritrovato costretto all’esilio. Da 16 anni Waberi vive in Francia e non può rientrare in patria, anche se alcuni suoi libri continuano per paradosso ad essere diffusi e utilizzati nelle scuole di Gibuti. Balbala è il secondo dei sette romanzi che Waberi ha scritto ad essere tradotto in Italia, l’altro “Mietitori di teste“, sempre per Edizioni Lavoro, racconta le atrocità di quanto accaduto in Ruanda oramai dieci anni fa, un genocidio dimenticato.
La traduzione dal francese è di Marie-José Hoyet, come è sua l’introduzione. Un suo passaggio è illuminante per illustrare la complessità e la modernità dello scrivere dell’autore:
Wais, il maratoneta, simboleggia l’uomo in cammino a cui è stato reciso ogni slancio e rappresenta oltre alla considerazione delle popolazioni nomadi costrette alla sedenterizzazione, anche lo stato di letargo di un paese perennemente assediato dalla paura“.
Chi sembra non accettare questo letargo, nonostante la sconfitta subita, nonostante la disillusione dai sogni è l’unico personaggio femminile, quella sorella Anab, per cui un futuro è ancora possibile.
Giustamente una donna.

Giugno 2004