Bianco e Nero

Gaia Giuliani  Cristina Lombardi-Diop
Bianco e Nero – Storia dell’identità razziale degli italiani
Le Monnier     2013

Raffaele Taddeo

Lo scienziato americano Jared Diamond, nel programma “Pane quotidiano” del 21 marzo, interrogato,  da un allievo di una classe presente,  sul razzismo affermò che il razzismo è sempre esistito nella storia e in ogni parte della terra. Si sono scoperte razziste anche tribù primitive che di un’altra affermavano che i loro componenti erano degli animali. Il razzismo è insito in ciascuno di noi e ci abbisogna o una forte ideologia  oppure una chiara liberazione del proprio io che sappia respingere giorno per giorno le tentazioni razzistiche che nascono dal nostro profondo. Il testo di Gaia Giuliani e Cristina Lombardi-Diop non fanno scoprire nulla quando ci pongono davanti agli occhi il nostro razzismo, ma sono uno strumento fondamentale per comprendere come invece gli Stati, le Nazioni usino il razzismo per costruire la loro identità nazionale;   in particolare in Bianco e Nero si mette in evidenza come l’Italia abbia costruita la sua identità nazionale attraverso la razzializzazione, cioè attraverso un processo che la ha portata a distinguersi dagli altri e specialmente a individuare gruppi altri da cui differenziarsi. Certamente le vicende storiche dell’Europa dall’unità italiana in poi, con le esperienze coloniali e successivamente quelle legate al fascismo e all’Asse con il nazismo hanno determinato il segno razzistico utilizzato ai fini della identità di italiani. Le analisi, gli studi messo in campo dalle due studiose assumono oltre tutto grande utilità sul piano pedagogico perché fino a questo momento gli strumenti che gli storici hanno avuto per affermare il costituirsi di identità nazionali sono state le guerre, la religione, a volte la Letteratura e la cultura, ma oggi si può aggiungere a questo panorama anche lo strumento del razzismo, la razzializzazione.

I passaggi essenziali che mi paiono importanti, quelli che hanno influito e influiscono ancora oggi nel sentire degli italiani delle varie zone geografiche sono diversi, ma possono riassumersi in tre momenti e tre forme e/o politiche.  Alla base del lavoro delle due studiose ci sono gli studi di Colette Guillaumin, che trova due linee dell’ideologia razzista, una autoreferente ed una seconda eteroreferente.

La prima viene utilizzata dalle classi sociali elevate, la seconda dalle classi borghese ed egualitariste.

Il primo momento,  quello che si ha immediatamente dopo l’unificazione italiana, che vede come primo elemento costitutivo atto a determinare l’identità italiana è data dalla contrapposizione fra popolazioni del Nord e quelle del Sud, le prime viste più nordiche, meno scure, meno selvagge di quelle del Sud. Già qui appare come le popolazioni del Sud subiscono un processo di razzializzazione che durerà fino ai nostri giorni se ancora negli anni ’60 del secolo scorso, le case non venivano affittate ai meridionali, perché inaffidabili e neppure 20 anni fa un partito cresceva sull’onda dell’antimeridionalismo.

Il secondo momento di ringlobamento di tutti gli italiani in un solo corpo è stato quello del fascismo che necessitava di riunificare gli italiani e dar loro un’identità anche in vista della funzione imperiale che si proponeva e della politica coloniale. In questo momento divenne anche importante una politica sanitaria che tendeva a far risaltare il bianco come pulizia e il nero come sporco, pieno di malattie. Non è un caso che gli ospedali avevano reparti separati per i colonizzatori e i colonizzati. Era necessario che l’altro, il nero fosse riconosciuto per far risaltare quella che venne chiamata razza mediterranea, assimilata poi all’ariana dopo le leggi razziali del 38.

Poi arriva il terzo momento dopo la seconda guerra mondiale, ove  il bianco opposto al nero e che “più bianco non c’è”, serve da una parte a cancellare le colpe coloniali e a rimuoverle, facendo passare l’idea di “italiani brava gente”, dall’altra a riproporre una identità italiana, basata sul candore.

Si scopre che anche nell’Italia repubblicana, avente una Costituzione fra le più alte del pianeta, i massmedia, l’informazione usa il colore come processo di identità e di formazione razzista contro altri popoli, altre etnie.

Aprile 2014