Recensioni

Borgo farfalla 1

Mihai Mircea Butcovan
Borgo farfalla
Eks&Tra     2006

raffaele  taddeo

Nel romanzo   Il cacciatore di aquiloni   Khaled _Hosseini..afferma che ” l’ironia è qualcosa a cui molti scrittori aspirano per tutta la vita, senza mai arrivarci”. Mihai Bucovan, di cui si era apprezzata la capacità di intessere di  ironia  il  suo romanzo Allunaggio di un immigrato, rivela in questa silloge una sorta di continuità col testo narrativo.
Il tessuto di fondo della raccolta poetica  è infatti l’espressione di una sottile ironia,  mediante la scelta oculata delle parole. Lo scarto poetico è  dato proprio dalla ricerca della parola che possa generare un sottile e amaro riso.
L’individuazione della trovata, della coloritura, dell’epifania che la realtà può manifestare è data appunto dalla accurata cernita dei termini sarcastici.
” Nella tua foiba/ imprigionate le parole / con le parole/ ne faremo/ memoria”.
E’ questa la reale dichiarazione poetica di Mihai Bucovan. Al centro di tutto c’è la parola con la quale è possibile sciogliere una  realtà che la storia tende a imprigionare come nelle foibe.
Mediante la parola è possibile cercare sorgenti, raccontare sentimenti, scoprire contraddizioni, cercare correlativi, individuare parallelismi.
C’è una lezione ungarettiana che agisce sul poeta di origine rumena è proprio nella centralità assegnata  alla parola. E’ la poetica del primo Ungaretti, anche sul piano dell’organizzazione dei versi e degli spazi, che viene richiamato e rivissuto in questa raccolta di poesie.  Anche in Mihai Butcovan, infatti gli spazi assumono grande significato e cifra poetica. Strofe di vario numero di versi sono separati da spazi, un punto interrogativo diventa un verso, un’intera pagina bianca segue il titolo della poesia Nevicata finale.
Non è poi un caso che la citazione più significativa, oltre al “m’illumino d’immenso” del poeta alesssandrino, riguardi  il gioco verbale operato dal poeta medioevale Cecco Angiolieri il quale usa la parola per scherzare con i sentimenti più profondi e popolari; così come Butcovan usa la parola per sferzare il potere dominante.
La lingua è utilizzata come un fioretto che colpisce e ferisce. L’uso della parola non in maniera espressionistica, come avveniva nei versicoli ungarettiani, ma in trovate ironiche, rischierebbe di fermarsi al gioco inventivo se non venisse corroborata da una profonda risonanza della sofferenza umana, che non ha bisogno di macerarsi in inutili piagnistei, ma deve essere affrontata  con virile consapevolezza.
Si prenda per esempio la poesia Auschwitz che rimodella la più nota poesia di Ungaretti. Il verso finale del testo del poeta rumeno “Almeno spero”, sta a significare il dramma che la storia continua a generare, perché nonostante Auschwitz, crimini, genocidi, distruzioni di popolazioni civili continuano a verificarsi e l’esperienza dei lager è appena una speranza di lezione storica,  e non una vera lezione per l’umanità che ancora non sa sollevarsi dal suo fango e non sa librarsi in volo a riconquistare una vera libertà.
Un buon numero di poesie proposte in questa raccolta ha come tema quello della emigrazione, segno evidente di una traccia profonda lasciata nella sua esperienza di disaccoglienza,   espressione più significativa della storia del nostro tempo.
Significativa è pure, al riguardo, la citazione del XXVI canto dell’inferno  ove la peregrinazione dell’Ulisse dantesco diventa la peregrinazione forzata del migrante di oggi.  E’ un fatto storico epocale che trasforma il migrante in un Ulisse alla ricerca di di “virtute e conoscenza”.

 15-09-2006

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.