Chiamatemi Sandokan

Fabian Negrin
Chiamatemi Sandokan
Salani          2011

Lorenzo luatti

Nato nel 1963 in Argentina, dove ha vissuto fino ai diciotto anni, Fabian Negrin, si trasferisce in Messico e poi, nel 1989, a Milano, dove vive e lavora. Qui crea campagne pubblicitarie per compagnie italiane ed europee, collabora con le maggiori testate giornaliste italiane, e da oltre dieci anni opera anche nel campo dell’illustrazione per l’infanzia per varie case editrici italiane ed estere. Considerato tra i più bravi illustratori in circolazione, Negrin ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e nazionali.
Da alcuni anni è approdato alla scrittura con esiti felicissimi, apprezzati da critica e pubblico. Una scrittura interamente pervasa da una vena di humor, creativa e trasgressiva; un uso di metafore che attingono ad un immaginario “lontano”, a tradizioni letterarie differenti e distanti; una cura stilistica e una inventività artistica che stupisce e risveglia il lettore, riuscendo a proiettarlo in mondi altri, impensabili e incredibili. Il suo ultimo libro, un racconto illustrato, è un omaggio a Emilio Salgari, come recita il sottotitolo.
Una ragazzina che si annoia durante le vacanze a casa della nonna scova in un armadio dei libri di Salgari appartenuti al padre: “San Dokan… Era un santo?” chiede la piccola alla nonna – “No, Sandokan è un pirata”, le risponde. Si immerge nella lettura dei libri e li divora. Vorrebbe impersonare i personaggi delle vicende ma, essendo sola, il gioco non è bello. Non appena arriva il cugino Aldo, un tipo un po’ bislacco, gli propone di giocare a Sandokan nel soggiorno di casa, ma a quel bambino che nulla sa deve spiegare tutto, leggere brani di libro per farlo entrare in atmosfera e soprattutto assicurargli che è davvero un  gioco pericolosissimo…

Sandokan è il capo dei pirati della Malesia e abita in un’isola che si chiama Mompracem. Lotta contro gli inglesi che hanno sterminato la sua famiglia…”
– ‘Allora è orfano’ ha interrotto mio cugino.
– ‘Be’, sì ma non è importante, perché ha un amico, Yanez de Gomera, e si vogliono bene come fratelli. Potremmo essere Sandokan e Yanez’.
– ‘Ma noi siamo cugini, non fratelli’ ha obiettato Aldo.

Con mio cugino si deve avere molta pazienza.
– ‘Meglio se ti leggo un brano del libro’ gli ho detto”.

 Così i due si calano nella parte e le illustrazioni ci portano nella Malesia, tra i pirati, sulle navi, in intricate giungle, dove feroci tigri sono sempre in agguato. I salotti diventano campi di battaglia, i divani perfette torri di avvistamento, la vasca da bagno un “praho” che sfida i marosi, magistralmente condotto al timone dal grande Sandokan… I due piccoli protagonisti, sognando ad occhi aperti, vivono tante avventure ed emozioni suggerite dalla fantasia salgariana, si ritrovano in un mondo molto diverso dal nostro tra liane, cannoni e kriss (il pugnale malese).
L’autore-illustratore, come nelle sue migliori prove, combina sapientemente parole e figure, e per quest’ultime fa ricorso a tecniche miste capaci di esaltare i momenti epici o per descrivere la normalità di giornate di letture. Basandosi sui suoi ricordi di appassionato lettore delle avventure malesiane, Negrin rende omaggio alle capacità di Salgari di far evadere e sognare i ragazzi durante la lettura dei suoi libri. Memorabile, al riguardo, la battuta finale del libro, quando la nonna richiama Aldo, poiché l’ora di tornare a casa è giunta. “Sbrigati, Aldo, che la mamma è venuta a prenderti”. “Aldo?”, ha detto mio cugino, “Chiamatemi Sandokan!”.

13-06-2011