Recensioni

Curve alfabetiche – Recensione

Cheikh Tidiane Gaye
Curve alfabetiche
Montedit       2011

raffaele taddeo

 

Questa silloge poetica è stata pubblicata a seguito della vittoria al Premio Letterario Internazionale Archè Anguillara Sabazia conseguita da Cheikh Tidiane Gaye con la seguente poesia
L’imbuto del tempo

Dov’è adesso il sudore che bagnava la tua terra?
È acqua pura, beata che purifica il mio volto sobrio
e vulnerabile. Sorrido davanti al tuo viso generoso,
bosco che fiorisce briosamente.

 Dal tuo giardino sorge la luce, ogni tuo cappello
è un pilastro che solleva il respiro della parola.

 Darò un attributo alla tua voce
che ci sussurra l’ode mattutina alle nostre orecchie soffocate
dal vento discordante dell’invidia.
Darò un nome al tuo sorriso che apre la gioia del cancello
fino ieri spento. Io strapperò la parola che intreccerò con la tua lana di amore
per tramare il destino orgoglioso del tuo passato.

 Sono cresciuto sotto la tua ombra
a disegnare l’alfabeto dell’amore;
ho marciato appoggiando il mio piede sul tuo piede
per onorare il tuo cammino celibe;
ho desiderato abbracciare il tuo tempo
per contemplare il tuo tempio, saggezza delle nostre notti fertili;

I tuoi occhi la mia luce, le tue mani il mio bastone
il tuo piede il mio cammino, tu e io
sempre per l’eternità.

Ho amato la tua chioma, degna di gloria …
Sei all’alba la corda brillante
che scivola nell’imbuto del mio organo muto.

Sei l’albero che ci nutrirà di frutta, la barca che attraverserà il fiume,
luce, stella, cielo,
albero, fiori, foglie,
tu, la vera natura;
con la mia penna reciterò sul prato della tua innocenza
la tua bravura nascosta nelle dune vogliosamente costruite
per non lodare la tua accoglienza innata.
Giunto il momento di arrampicarmi sul tuo dorso epico

Bella poesia d’amore, ove è possibile scorgere una intensa ricerca di metafore. Ma a noi non interessa prendere in esame questa poesia quanto piuttosto la silloge stampata e pubblicata a seguito del riconoscimento ottenuto con il premio.
Intanto il titolo ci suggerisce subito che la raccolta è monotematica ove al centro della ricerca poetica vi è la poesia, il verso, la parola, la singola lettera alfabetica.  Per questo motivo diventa pleonastico ricercare all’interno della silloge tematiche e contenuti diversificati. L’analisi non può che vertere sugli aspetti tecnici o costruttivi delle poesie.
L’aspetto determinante è dato dalla intensa ed estrema ricerca di immagini relative al monotema. L’esemplificazione può essere vasta e varia. In tutta la silloge le immagini si susseguono una dopo l’altra, ora per dar senso al verso, ora alla singola parola. A volte non è immediato il riferimento del senso della poesia al tema, ma poi una attenta lettura la riconduce. Ad esempio in questa poesia: “Ho curato la mia ferita nel ventre del flauto/ non mordo il suono del vento/ colgo l’aria per dissodare le bocche orfane di melodie/ e seppellire le doglie delle notti tristi.”, è  possibile riferire tutto il senso della composizione alla funzione della poesia e del poetare dell’autore, mostrando la duplice funzione della composizione poetica, curare le proprie ferite e dissodare le bocche orfane di melodie. Da una parte cioè la poesia come fatto taumaturgico personale, come strumento per se stessi, dall’altra  per lenire i dolori degli altri, essere d’aiuto alla sofferenza altrui (seppellire le doglie  delle notti tristi).
L’aspetto tecnico di tutta la composizione  è dato dall’uso dell’anafora ora fatta dalla singola parola (quando si spegne il cielo/ quando piange la terra), ora attraverso un morfema (la luna ravviva i miei sogni/ la parola irrora la mia anima/ la parola non teme nulla),   ora attraverso il semplice fonema  la sua limpidezza / è l’attore che rovescia le nostre/ peripezie/ è il pittore che restituisce/ al buon mattino/ il suo risveglio/ e non tramonta mai;/ èla lingua sapore di sale/ che penetra nei nostri pensieri;/  è una carezza che ci addormenta/ sotto l’ombrello delle nostre ansie.).
Questo elemento è costante e forse non c’è poesia che non si regga su questo aspetto tecnico, che spesso è  di molto impatto emotivo.
Scontato il contenuto, quindi, tutta la silloge vive per la ricchezza del suono, per la ricerca delle immagini, per la ricerca delle parole.
E’ un inno agli  elementi che permettono la comunicazione fra le persone, che permettono la comprensione della realtà e il suo dominio. Adamo ed Eva davano il nome alle cose, organizzavano il rapporto con la realtà attraverso suoni, consonanti, vocali, parole.  Cheikh Tidiane Gaye erige un altare di versi e suoni agli strumenti che permettono di innalzarci dalla condizione animale a quella umana, che permettono di sondare nel non nostro intimo, che permettono di esprimere il sentire più nascosto dell’io rendendoci capaci di fare arte e creare bellezza che l’aspetto più divino dell’uomo.

Questa silloge è un vero canto al suono che produce la parola, la singola lettera dell’alfabeto.

03-09-2011

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.