Recensioni

Il cane alato – Recensione

Božidar Stanišić
Il cane alato
Perosini editore   2007

raffaele taddeo

“Facilità, scioltezza, amarezza”, sono le perplessità  che probabili editori avrebbero sui testi di Božidar Stanišić, dice il narratore in un suo racconto paraautobiografico.
Dubbi sulla facilità di ricezione, osservazioni sulla mancanza di scioltezza,  possibilità di infondere amarezza ai probabili lettori.
In queste considerazioni c’è una buona dose di autoironia, coniugata assieme alla rivendicazione di una totalità libertà dello scrivere, anche a costo di non pubblicare e di continuare per sempre la propria vita da tornitore, che può dare più soddisfazioni creative che non stantii scritti fatti apposta per accontentare il gusto del pubblico.
Rivendicazione della difesa della propria identità e della propria libertà di uomo, di persona che non soccombe non solo di fronte agli altri, ma neppure ad un conformismo di vita, di abitudinarietà, di modalità e conformazioni di esistenza che riducono e imprigionano lo sviluppo della persona.
E’ questo il primo tema fondamentale di tutti i racconti della raccolta Il cane alato di Božidar Stanišić.
La libertà di ogni scelta, la difesa della propria autonomia, la conservazione della propria identità, il riscatto della propria dignità son la cifra costitutiva che sta alla base di ogni racconto, ogni personaggio, sia questi Brek, oppure Esenin.
La libertà che viene assegnata ad ogni personaggio deriva comunque dalla propria esperienza di uomo, intellettuale e scrittore, e non è un caso che  due dei sette racconti abbiano come personaggio centrale quello dello scrittore non riconosciuto ma che sa essere fedele al valore della scrittura letteraria e dell’opera che abbia un senso indipendentemente da ogni possibilità di successo di pubblico. Sembrerebbe anzi dire, il narratore, che al giorno d’oggi il successo è spesso legato essenzialmente ad un inquinamento della scrittura, così degradata,  piuttosto che alla sua qualità.
Un secondo tema che serpeggia qua e là in maniera insistente ma toccante riguarda le vicende della guerra fratricida dell’ex Jugoslavia.
Da una parte l’inspiegabilità di una tragedia che non ha portato né vinti, né  vincitori ma lutti,  morte, tragedie, così che “alla fine  arriverà qualche nuovo Fortebraccio dicendo: prendete i corpi”,  – proprio come in Amleto – tutti muoiono mentre altri sono coloro che ne traggono vantaggi – dall’altra la consapevolezza della inutilità di questa tragedia e di ogni guerra, pensiero sempre sostenuto da intellettuali, ma sconfitto dalla forza dei militari e delle armi.
Ma la letterarietà e la significatività del testo risiede anche nella sua struttura formale.
Intanto la linea di racconto è quella di una presentazione indiretta dei fatti narrati. Quasi sempre è un secondo personaggio, che fa da supporto a quello principale, al narratore di solito,  ad introdurre o a raccontare le vicende della storia narrata.
Ne risulta un duplice effetto: da una parte la focalizzazione non è del tutto interiore, ma mista, ibrida, dall’altra il narratore sembra fare  “occhiolino” al lettore coinvolgendolo in una specie di alleanza.
Il risultato è che si stabilisce una specie di patto fra il narratore e il lettore che prova simpatia e consonanza di atteggiamenti col narratore.  Il quale spesso non solo sviluppa la vicenda ma sembra che ogni volta voglia anche spiegarla e giustificarla.
I racconti poi corrono fra il realistico  e il surreale in una sperimentazione di organizzazione formale di cui è complice anche il relativo lungo periodo trascorso tra le varie composizioni.
La preoccupazione che poi si avverte è la ricerca di un senso da dare ad ogni racconto, un senso che sovrintenda anche alle singole espressioni linguistiche. Si stabilisce quasi un esame fra lettore e narratore   che sembra quasi chiedere insistentemente al lettore se ha compreso quanto sta leggendo.
Il racconto non si  sviluppa attraverso molte  sequenze narrative, perché la fanno da padrone invece colloqui, riflessioni, funzioni catalitiche, tipiche  della novella; una narrativa    per certi aspetti lontana da quella tipica italiana che è fatta invece del serrato susseguirsi di vicende,  fatti e ascendenti alla tradizione di Boccaccio.
Proprio nel genere della novella è più evidente la contaminazione che si sta progressivamente producendo tra la letteratura italiana “indigena” e la nuova letteratura prodotta da autori immigrati  che scrivono in lingua   italiana. In questo campo gli apporti dati da Julio Monteiro Martins, da Christiana de Caldas Brito, pur se lontani come origine culturale da quelli di Božidar Stanišić sono molto similari.

 14-05-2008

 

L'autore

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi "Il carro di Pickipò", ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa "La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione".
In e-book è pubblicato "Anatomia di uno scrutinio", Nel 2018 è stato pubblicato il suo romanzo "La strega di Lezzeno", nello stesso anno ha curato con Matteo Andreone l'antologia di racconti "Pubblichiamoli a casa loro". Nel 2019 è stato pubblicato l'altro romanzo "Il terrorista".