IL grande viaggio

Giuseppe Cederna
Il grande viaggio
Feltrinelli 2005

Claudia Riccardi

Giuseppe Cederna è un ottimo attore, di cinema e di teatro. E tutti lo conoscono in questa veste. Ma è anche un grande viaggiatore e a chi “frequenta” riviste di viaggio sarà capitato, forse, di leggere qualche suo articolo. Bello, ben scritto, ricco di contenuti ed emozionante. Ma da lì a scrivere un vero e proprio libro – corposo – il passo non è breve. Ma Giuseppe, proprio come fa in palcoscenico, anche con carta e penna è in grado di stupire e di offrire ai lettori in questa sua prima opera non solo una saggio della sua bravura ma anche un atto di generosità. Perché apre uno squarcio su un evento privato: quello di un viaggio – fatto nel 1999 in compagnia di due amici – nel Nord-Ovest dell’India (gli Hills himalayani) verso le sorgenti del Gange, il fiume sacro. Non si tratta di una semplice espatriata da turista, ma di un viaggio “vero”, che comincia ancor prima di salire sull’aereo. E’ un viaggio sognato, immaginato, costruito, studiato, atteso, evocato. Un viaggio che nasce da suggestioni lontane, letture, racconti, fantasie, desideri… che finalmente si compie. E infatti, man mano che si avanza nella lettura, si entra dentro una storia che non riguarda più e soltanto l’India e i luoghi che l’autore visita, ma fa delle giravolte spazio-temporali e mischia sogni (ricorrenti i sogni del padre), ricordi di famiglia (la madre, i nonni, le montagne della sua infanzia in Valtellina), ricordi di viaggi precedenti, pensieri diretti a un’amica, Paola, che dovrà incontrare a Dehli sulla via del ritorno e che invece non rivedrà mai più. Insomma, non è semplice cercare di raccontare questo libro perché non è facilmente classificabile. A prima vista potrebbe sembrare un classico taccuino di viaggio, come quello che tenevano i gentiluomini inglesi in visita in Italia nell’800. Sì, ci sono molte descrizioni di luoghi, di monumenti, di itinerari: il lettore che voglia intraprendere lo stesso viaggio troverà senz’altro interessanti indicazioni. Ma c’è molto di più. Anche le descrizioni più dettagliate di una via affollata, di un mercato, di una stazione ferroviaria, delle baracche e dell’umanità che le abita o di un paesaggio non è mai disgiunta dall’emozione, dalla sapiente capacità di creare un’atmosfera palpabile. Quegli odori, quelle puzze, quei profumi sono lì, talmente vicini da poterli percepire.

Giuseppe e i suoi amici arriveranno in alto, molto in alto, alla meta che si erano prefissati. E poi, quando ridiscenderanno, ad attenderli, ci sarà una notizia tremenda, un grande dolore che segue alle grandi gioie appena vissute. E il viaggio di Giuseppe, intenso, sincero, vibrante, si conclude proprio con tenere parole per Paola. Ma non finisce qui. Ancora un capitolo: Ringraziamenti. Non qualche fredda riga ma alcune pagine fitte di nomi perché Giuseppe non si dimentica di nessuno. Perché nel suo viaggiare non ha incontrato solo luoghi, paesaggi mozzafiato, sapori diversi, cibi esotici ma tante tante persone, donne e uomini – carne viva – parte integrante del suo vagare. Grazie Giuseppe di averci portati con te.
“Autorickshaw, biciclette, carretti, sikh, vacche, sadhu, moto, mercanti, musulmani, ebrei, cristiani, trattative, spremute, colori, escrementi, liquami, incenso. A Chandni Chowk, il mercato dei mercati, devi bagnarti per forza. Sei una occia, un sedimento che scorre fra le quinte di un teatro o di un set in cancrena… Gli ultimi metri sono un groviglio scintillante di ruote, raggi e sedili in cui avanzano a fatica i venditori di jalebis, frittelle dolci, e foglie di paan. Per un attimo tutto sembra immobile, in equilibrio, ma poi il groviglio si allenta, i raggi cominciano a girare e i corpi guadagnano lentamente la riva”.

08-06-2005