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Il ritorno di Amanda Olinda e le altre

il ritorno di amanda olinda azzurra e le altre

franca sinopoli

Amanda, Olinda, Azzurra e le altre – Christiana de Caldas Brito
Oèdipus ed., Salerno/Milano, 2004
118 pp, 9.50 €

Questo volume, uscito presso la casa editrice Lilith di Roma nel 1998, è diventato nel corso di questi sei anni una piccola leggenda. Tanto che, anche se il libro non è più in commercio da tempo, esso continua a raccogliere premi. Nel 2003, infatti, ha vinto il 1° Premio di Scrittura Femminile “Il Paese delle Donne”.
Quando apparve la prima volta, radunava racconti ancora inediti, eccetto “Ana de Jesus”, premiato nel 1995 al primo concorso letterario per scrittori migranti Eks&Tra di Rimini, voluto da Roberta Sangiorgi e da Alessandro Ramberti della Fara editore di Rimini.

La scrittura di Christiana è nutrita in massimo grado dalla qualità della leggerezza, nel senso in cui questo “valore” letterario fu definito da Italo Calvino nelle sue magistrali Lezioni americane, la “lightness” che lui stesso attribuiva alla propria fiction:

“[…] è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato d togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.”(1)

E poi precisando ulteriormente le modalità di tale approccio alla scrittura e alla invenzione letterarie, Calvino aggiungeva, sottolineandone il carattere di atto di presa sulla realtà:

“Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro…” (2)

Contrariamente infatti a quanto farebbe pensare l’identità di autrice straniera che scrive nella nostra lingua, de Caldas Brito non solo domina l’italiano “dal di dentro”, ma è in grado addirittura di “giocare” con la lingua, simulando livelli diversi di espressione e di espressività incarnando le varie figure femminili, protagoniste assolute dei racconti proposti. Questa osservazione che ci permettiamo di porgere al lettore, e alla stessa autrice, non vada fraintesa come un benevolo lasciapassare da parte di chi, nato nella lingua che lo straniero sceglie di fare propria e per ciò stesso illuso di saperne sempre di più dell’altro, concede senza esserne richiesto.

Si tratta invece di un primo passo della piccola guida al lettore, che vorremmo accompagnare, dopo la lettura, nel godimento e nella conoscenza di questi brevi ma densi testi. Il secondo passo invece ci riporta dentro il discorso calviniano: la leggerezza come approccio, logica e prassi per avere a che fare con la realtà attraverso la letteratura. I caratteri o personaggi che presentano le loro storie, anche in “portuliano”, come definisce l’autrice stessa il miscuglio di portoghese e italiano espressione della “mente lusofonica” utilizzato da alcune tra le protagoniste dei racconti (ad esempio Olinda), si offrono nella scrittura con una “forza serena e fremente allo stesso tempo”(3)aprendo prospettive inedite e “minori”, spesso invisibili, nella vita della nostra società occidentale ed italiana in particolare. È questo il caso, ad esempio, diAna de Jesus, racconto vincitore del 2° premio Eks&Tra dell’edizione del 1995(4) e in seguito rappresentato anche a teatro in tutta Italia, o di Ali Alina Alice, che simula il linguaggio conciso e concitato della dettatura di una seduta psicanalitica, dove l’esperienza e la fabulazione della paziente immigrata si sovrappongono a quelle altrettanto patologiche dell’analista. Interessanti nel loro forte potere straniante sono invece i racconti che presentano storie più ricche ed elaborate rispetto ad un io narrante quasi sempre in prima persona. È il caso di tre testi di notevole potenza immaginativa La triste storia di Sylvinha con la Ipsilon, Se avete occhi per leggere, ascoltate e Tum tum, tum tum, dove, ad esempio, l’immagine del cuore impiccato o abbandonato sulla strada può suggerire considerazioni infinite sull’impoverimento affettivo delle società occidentali osservate dalla prospettiva di coloro che vengono da noi dalle culture del Sud del mondo e sulla rinuncia dei medesimi affetti che spesso il migrante deve fare per resistere ed integrarsi tra noi.

Il terzo movimento, infine, che può aiutare il lettore ad un pieno apprezzamento della complessità di questa raccolta, è dato dal “gioco” interculturale e dallo scambio dei punti di vista che è messo in atto dal racconto Il pinga pinga. Esso stabilisce con gli altri testi una relazione che intreccia i punti di vista e li reciproca: la nuova visione di sé raggiunta nel paese d’accoglienza dagli stranieri che vi sono immigrati e la visione che essi hanno di noi e che ci comunicano, si incrociano con la nuova autoconsapevolezza che una donna europea acquista in un avventuroso viaggio in “pinga pinga” in mezzo ai “nativi” e nella vastità “esotica” del territorio interno, non-turistico, del Brasile.

Il ritorno di Amanda Olinda Azzurra e le altre arricchisce di nuovo la nostra visione europea della realtà con la serena e intensa leggerezza della “mente brasiliana”; una mente che, come scrisse Oswaldo de Andrade nel suo “Manifesto antropófago”, prima che i portoghesi scoprissero il Brasile, aveva scoperto la felicità.

(1) Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Milano, Garzanti 1988, p.5.
(2) Ivi, p.9.
(3) Cfr. A. Gnisci, La letteratura della migrazione, Roma, Lilith Edizioni 1998, p.77. L’autore individua il tema della scrittura femminile come uno degli aspetti più rilevanti della letteratura italiana della migrazione, interpretando in particolare la sua presenza paritaria all’interno del fenomeno come frutto della fase “carsica”, ossia irregolare e parzialmente sommersa, della breve storia della letteratura della migrazione in Italia, quando non è più l’industria culturale a determinarne la pubblicazione filtrandola attraverso i rapporti di potere dei sessi vigenti nella produzione e nel mercato, ivi, p.78. Il volume di Gnisci, poiché esaurito, fa ora parte di Creolizzare l’Europa: Letteratura e migrazione, Roma, Meltemi 2003, pp.73-129. Sulla letteratura pubblicata in Italia e in italiano da autori immigrati si veda la banca dati BASILI, www.disp.let.uniroma1.it/basili2001, dove è possibile tra l’altro reperire non solo la bibliografia dei testi ma anche della critica relativa ad essi.
(4) Cfr. Le voci dell’arcobaleno, a cura di R. Sangiorgi, Santarcangelo di Romagna, Fara Editore 1995, pp.59-61, anche se il testo pubblicato in questa antologia è una rielaborazione e un ampliamento della precedente versione vincitrice del premio. Christiana de Caldas Brito è presente, con un racconto premiato con menzione speciale intitolato L’equilibrista, anche nel volume che raccoglie i testi del IV concorso del premio Eks&Tra (1998), curato da R. Sangiorgi e A. Ramberti, Destini sospesi di volti in cammino, Fara Editore 1998, pp.157-161.

Marzo 2004

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Franca Sinopoli