La macchina sognante

Julio Monteiro Martins
La macchina sognante

raffaele taddeo

E’ con grande emozione che mi sono messo a leggere questo testo di Julio Monteiro Martins, non ancora pubblicato e in procinto di esserlo, perché avevo saputo da pochissimo della sua dipartita. Mi è sembrato di leggere il testamento spirituale di un uomo, di un letterato che dell’arte dello scrivere ne ha fatto una ragione di vita. Quando poi mi sono trovato di fronte a questo concetto: “allora io non morirò, perché anche nella morte e oltre la morte sarò sempre vivo in ogni momento vissuto, e tutti i momenti sono e saranno intangibili, integri come il presente. In altre parole, sarò sempre lì dove un giorno sono stato, sempre e anche adesso, perché adesso e sempre sono la stessa cosa, e contro questo la morte è impotente”, non solo l’emozione, ma la commozione mi ha preso. Julio parecchie volte è stato ospite in cene conviviali in casa mia e allora la sua presenza, come afferma lui, non può essere finita in quel momento in cui ci siamo incontrati, me lo sto trovando davanti e accanto mentre scrivo queste frasi.
Ma veniamo a La macchina sognante. Il testo può essere definito una summa sulla letteratura, il suo essere, la sua funzione. E’ organizzato mediante una sorta di dialogo fra aforismi, detti, frasi di celebri scrittori, rintracciate e messe insieme da parte di Milva Capellini e le “risposte”, le considerazioni che Julio Monteiro Martins fa di essi.
Attraverso questo dialogo possibile solo fra scrittori perché “gli scrittori sono gli unici esseri umani che fissano tra di loro un appuntamento tra duecento anni per discutere di un argomento in sospeso” scrive Julio Monteiro Martins riportando un pensiero di Elias Canetti, vengono toccati moltissimi problemi e questioni legati alla letteratura. La letteratura è un progetto che non si pone limiti e non coltiva tristezza, che è legata solo a chi pensa di poter aver successo per mezzo della scrittura, mentre la letteratura è passione, vocazione, una religione direi, di cui lo scrittore è il sacerdote. Lo scrittore deve avere compassione, riuscire a patire con chi soffre come è nella sofferenza di chi è concausa della morte dei propri figli. Lo scrittore deve avere coraggio aggiunge Julio Monteiro; lo scrittore deve essere consapevole che “come vita, mestiere e vocazione comporterà [ sostenere] inevitabilmente una serie di sfide al sistema sociale e culturale, per cui bisogna essere preparati”.
Analisi penetranti vengono fatte quando si prende in considerazione il rapporto che esiste fra forme oppressive e letteratura. Unn tempo, si sostiene, si operava la censura non permettendo che un testo venisse pubblicato o fatto conoscere, oggi è anche accaduto che si sono posti limiti di parola a giornalisti, comici, e tuttavia vi sono altre forme di censura che sono più sofisticate e più subdole perché intorno ad un’idea di libertà, verità si costruisce tanto rumore da assordare e così impedire che venga ascoltata.
Profonda è l’analisi che viene fatta dei mass-media, in special modo la televisione – ora anche internet rischia di seguire la stessa sorte – “Una delle tragedie del nostro tempo, almeno per quel che riguarda la cultura e le arti, è il predominio del marketing nella formazione dei valori e del gusto e la totale mancanza di antidoti collettivi in grado di neutralizzare i suoi effetti”. E aggiunge: “Oggi c’è un marketing che agisce a monte, non ancora sull’“avere” ma sull’“essere”, costruendo il modello di individuo ideale, totalmente permeabile alle campagne consumistiche”.
In questo testo vengono toccate questioni che riguardano la letteratura e la tristezza o speranza, la letteratura e il dolore, la letteratura e la classicità, la letteratura e il suo consumo, la possibilità di apprendere come fare letteratura, la letteratura e la critica, la letteratura e le periferie geografiche e umane, la letteratura mercato, la chiarezza o l’oscurità nella letteratura, la letteratura e la creazione dei personaggi. Ma molte altre questioni sono ancora sviscerate. E’ questo testo un saggio, ma forse anche un romanzo, diverso, nuovo in cui il personaggio principale è la letteratura e il narratore è Julio Monteiro Martins.
La letteratura è parola, che è lo strumento attraverso cui lo scrittore esprime la sua arte. “Le parole seminano i mondi. E gli scrittori non fanno altro che raccogliere i frutti di questa semina”.

4 gennaio 2015