Recensioni

La musica della balena azzurra

Adonis
La musica della balena azzurra
Guanda      2005

raffaele  taddeo

Nell’estate 2005 è uscito questo saggio di Adonis, poeta ed intellettuale siriano, che attualmente vive a Parigi.

Il testo, costruito attraverso brevi riflessioni sui vari argomenti  unificate a formare dei capitoli, assume una certa importanza per alcuni aspetti   che potrebbero così riassumersi:
a)     analisi degli elementi culturali, individuali e di un popolo,  che portano alla possibilità di comprendere e capire l’altro. La riaffermazione della “intenzionalità”, secondo il linguaggio filosofico occidentale, come forma mentis  necessaria ad innestare il processo di conoscenza;
b)     analisi degli aspetti che rendono le religioni (la religione islamica) incapaci di adattarsi alla modernità. Fondamentale è il concetto di “appartenenza” che nelle osservazioni di Adonis è nettamente contrapposto ad ogni modernità;
c)     messa a fuoco del concetto di identità, concetto fra i più equivoci, che dal poeta siriano viene rivisitato perché non entri in collusione con il concetto di modernità.

Fra queste problematiche sono significative quelle che riguardano il concetto di appartenenza che, come afferma esplicitamente Adonis  presuppone una cultura dell’immobilismo.    L’appartenenza, nella riflessione del poeta siriano, è riferita alla cultura arabo-islamica, ma penso che le considerazioni  siano trasferibili ad ogni cultura, di ogni paese e in qualunque situazione spazio-temporale; siano attribuibili ad ogni religione e ad ogni ideologia che si appropria della libertà di pensiero delle persone compensandole con la sicurezza  ideologica dell'”appartenenza”.
L’appartenente spesso vien meno a suoi doveri civici perché antepone la sua appartenenza, religiosa o politica, alla costruzione di una società, operazione richiede molta più libertà e generosità.
La stessa immobilità  si determina con l’identità  quando questa viene vista come ancoraggio ad un passato, ad un tempo, e non piuttosto come una storia, in continua evoluzione.
Accanto a queste tematiche che riguardano non solo la cultura islamica, occidentale, ma ogni tipo di cultura che voglia fare i conti con se stessa quando si pone il problema di un percorso che avanzi temporalmente  piuttosto di una stagnazione che farebbe restare al di fuori del tempo, ponendosi quindi in situazione di anacronismo e di fissità, Adonis mette a fuoco alcune questioni riguardanti il problema del velo delle donne, cioè del coprirsi il volto, della lettura del Corano  e dei testi sacri in generale.  Ma anche su questa questione non poche riflessioni possono applicarsi alla nostra cultura e alla nostra lettura e interpretazione della sacra Scrittura ed alla cultura di tutte le religioni del Libro.
Forse meno aderenti con la situazione culturale occidentale sono le considerazioni relative alla poesia e a quelle questioni che Adonis chiama prosa-poesia e poesia metrica, ove però riemerge sempre un   problema presente anche nella nostra cultura, quello del rapporto fra forma e contenuto e, al riguardo, il poeta siriano evidenzia, ancora una volta, con estrema chiarezza il fatto che nessun rinnovamento in poesia, ma nelle opere creative in generale, come afferma, può avvenire se non attraverso un profondo cambiamento di entrambi gli aspetti inerenti ad ogni creazione artistica di qualunque genere essa sia.
Chi si accosta al testo, pensa di poter conoscere qualche aspetto maggiore della cultura araba, islamica e al limite i loro rapporti con la cultura occidentale. Il sottotitolo del libro, La cultura araba, l’Islam, l’Occidente, indurrebbe a queste conclusioni.  E in effetti avviene anche questo, ma   da subito si è sbalzati su aspetti della propria coltura; ci si mette a riflettere di quello che avviene in casa nostra oggi con la nostra religione, con i nostri fondamentalisti, con la nostra politica e i nostri politici. Il testo di Adonis si pone al di sopra di ogni particolarismo culturale   perché le analisi espresse riguardano ogni tipo di cultura.

21-01-2006

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.