Recensioni

L’occidentalista

Abdelmalek Smari
L’occidentalista
libri bianchi    2008

 

raffaele taddeo

 

 

Il secondo romanzo di Abdel Malik Smari è una sorta di prosecuzione  del primo  Fiamme in paradiso,perché ancora una volta il protagonista, questa volta Samir,  si pone ad esplorare il mondo che lo circonda e le sue manifestazioni più eclatanti anche se meno appariscenti.
Se nel primo romanzo il protagonista Karim era rimasto come abbagliato e frastornato dall’impatto con la società e cultura italiana, Samir, invece la indaga, la analizza, la confronta e ingloba.
Il titolo  è un richiamo antitetico, solo nel nome, del famoso saggio di Edward Wadie Said  Orientalismo. In effetti poi non si tratta solo di richiamo ma di volontà focalizzante all’inverso  le tesi dello studioso palestinese perché se questi metteva a fuoco i pregiudizi insiti nella cultura occidentale nei confronti del mondo orientale, ma meglio dire islamico-arabo, visto come meno sviluppato di quello occidentale,  Smari insiste sulle contraddizioni e sulle incoerenze della cultura italiana e occidentale in particolare viste da un “orientaleE tuttavia pagine critiche nei confronti della cultura arabo-islamica sono presenti anche in questo romanzo, così come lo erano nel primo.
E sotto questo aspetto il protagonista si erge a giudice di culture che vogliono essere “arroganti”, ma che poi si contraddicono rivelandosi meschine.
Più significativa sul piano narrativo è la vicinanza e compartecipazione del protagonista Samir con gli emarginati della società italiana. Il barbone, la prostituta, la  malata mentale sono coprotagonisti ed espressione più verace della vita e dei cosiddetti valori dell’Occidente, perché sono indici dell’indifferenza, del mercimonio che si fa della donna, dell’alienazione a cui si viene spinti nel tentativo di tener testa alla frenesia, alla ferocia della lotta per il successo.
I derelitti della società sono abbandonati, schiavizzati, al servizio della società bene. In tutto il romanzo c’è una filo conduttore simbolico rappresentato dal cane. I borghesi, coloro che si ritengono su posizione superiore  sono quasi sempre accompagnati da cani, che o fanno da cornice alla insulsaggine della vita e delle manifestazioni della vita borghese o fanno da capro espiatorio della loro violenza. Sotto questo aspetto esiste quasi una omologia esistenziale fra i derelitti umani e i cani.
L’idea di fondo sottesa alle vicende della narrazione è che l’uomo debba essere alla ricerca della libertà, ove le costrizioni morali e le consuetudini sociali debbano essere superate perché costringenti l’uomo nella sua realizzazione della felicità.
In alcuni tratti il romanzo sembra ricalcare alcune idee consolidate di Nietzeske.

Per questi motivi il testo assume una valenza culturale che si iscrive nella ricerca e nel cammino delle idee del mondo occidentale là dove con maggiore insistenza ci si è arrovellati sulla libertà, laicità, ateismo.
Per quanto poi attiene alla Letteratura della migrazione ritengo che questo romanzo possa essere una vera miniera per i linguisti. A quanto è dato di comprendere, ma anche a detta dello stesso autore, non è stato fatto un editing prima della stampa da parte dell’editore per cui è possibile indagare su come sia stata recepita la lingua italiana da uno straniero che l’ha appresa da adulto;  è possibile accorgersi della diversa valenza di significato che non pochi termini hanno per un nativo italiano e per uno straniero con lingua madre diversa, in questo caso araba.
Non si tratta solo di  termini, ma anche di modi di organizzare le frasi che sintatticamente corrette assumono però una forma inusitata.
Sarà possibile così notare come i suoni delle parole vengono percepiti e come, a volte per i nativi alcuni suoni accostati sembrano cacofonici, per coloro che hanno acquisito la lingua da adulti e hanno una diversa lingua materna possono invece risultare armonici.

 

17-12-2008

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.