L’odor del gelsomino egeo

Helene Paraskeva
L’odor del gelsomino egeo
lavitafelice 2014    €  10,00

raffaele taddeo

La intensità della presenza di figure mitologiche risalenti all’antica Grecia e rigenerate per l’oggi ma anche la creazione di altri miti legati ai nostri giorni fanno della poesia di questa silloge un qualcosa di ieratico. La sacralità di un fatto dipende spesso dall’alone di mistero e dalla densità di tristezza presente, perché il sacro non sorride, non gioisce, non si rallegra.
Alcuni indizi su chi è il poeta e cosa può essere la poesia possono diventare spie significative per cogliere il senso di tutta la raccolta. Nella poesia  intitolata Nel paese delle meraviglie si dice alla fine “Perché non è poesia, allora/ la frustrazione vile del persiano/ versata su se stesso?” Il persiano è la gatta Cesira che “ “indisposta rimette” su “carnivori fiori esotici”. In tal senso la poesia non sempre è qualcosa di elevato, bello, puro, ma può anche divenire qualcosa anche di ripugnante.
Ancora più illuminanti sono i seguenti versi: “Sei arrivato poi, eri tu,/ poeta e lupo in gabbia a vita,/ che tu chiami farsa”. Tre elementi emergono da questi pochi versi: 1) il poeta è un lupo, quindi tutt’altro che qualcosa di rassicurante; 2)il poeta è in gabbia a vita, non ha quindi la libertà, la capacità di esprimersi in toto perché è costretto, è circondato da sbarre che gli impediscono di uscire. Lo è a vita, per sempre, come un destino ineludibile; 3) il poeta chiama la vita “farsa”, cioè nulla di serio, perché la vita non va vista seriamente, in quanto le cose vere e serie sono il dolore, la sofferenza umana, l’ingiustizia. Infine quest’ultima poesia ci svela altri aspetti che vengono attribuiti al poeta. “E’ il ritratto del poeta/ questo graffito plumbeo/ sotto il cavalcavia,/ accanto ai rutti dell’ubriaca metro/ e un posto all’incanto/ per dormire”. Ancora una volta il poeta visto questa volta accanto alle miserie, cantore delle miserie, dei rutti dell’ubriaca, lì costretta dall’ingiustizia sociale che impera in ogni dove.
Questi elementi ci introducono e ci intridono dei momenti generativi della poesia di questa silloge che ci avverte  della caducità dell’esistenza, della superficialità con cui la vita, la morte è presa. “Nel lago … / hanno gettato l’infedele/ sposa dai capelli foschi. / E mentre immensi, immensi/ mostri preistorici/ guardavano il crimine assorti/ quelli di sopra/ spruzzavano il lago/ con storia a velo, zuccherata.” Persino i mostri preistorici, privi di ogni minimo indizio di evoluzione verso la civiltà e l’umanità, guardano sgomenti ciò che gli uomini d’oggi fanno.
C’è un mondo spaurito, che non sa come rapportarsi alla realtà che gli sfugge  da tutte le parti, che sorvola su ogni cosa. “Non lo cercare/ il mondo che tu  conoscevi/ non c’è più/… /Faccendieri  e trafficanti/ hanno spartito il mondo adesso”. Tutto è adulterato, scompare ogni genuinità e anche chi dovrebbe essere di guida ed esempio etico si rivolta nella sofisticazione e contraffazione di ogni cosa perfino dell’amore. “Compra l’amore contraffatto/ Petefre,  il Sottosegretario”. Siamo di fronte ad una società che  si è frantumata, scissa, che ha accomunato privilegiati lasciando fuori da ogni possibilità di riscatto gli altri. “Dentro,  angeli tatuati,/ a ballare avvinghiati./ Fuori, nell’immondizia,/ gli spaventosi poveri a pranzare”. Stride il verbo pranzare con l’immondizia, ma per il povero ogni possibilità di riempire lo stomaco è un pranzo.
In questo clima di visione critica per non dire del tutto pessimistica della realtà anche l’amore non riesce a trovare spazi di espressione gioiosa e felice. “Comprami un gabbiano/ che mi svegli la mattina da lontano./ Portami in vacanza/ dove la gente più del denaro/ stima se stessa./… / E, se così non è fattibile,/ possiamo almeno sposarci, al limite”.  Il matrimonio visto come del tutto avulso da ogni possibile comprensione di fatti amorosi, si oppone alla possibilità di un qualcosa di più spensierato e felice.  L’amore sembra del tutto impossibile perché chi ama riduce l’altro ad oggetto,  con cui non si vuole persino dialogare o non lo si vuole coinvolgere allo stesso piano. “Stringendomi la nuca svalutata/ nella camera oscura ribassata/ dice il fotografo sprezzante: /Però, sembravi meglio addormentata”. Ma ancora più incisivamente “Ad ogni errore pressa/ per l’olio di pentimento/ e torchia e spreme/ fino alla rettifica./…Così lui che ti ama,/ dice, ama”. L’amore non è più qualcosa di spontaneo, ma diviene una ingiunzione, un incatenamento che non ha nulla di spontaneo e di liberante.
Emblematica di tutta la silloge è la bella poesia Notte sull’Egeo un verso della quale dà il titolo a tutta la raccolta. La poesia è composta da tre strofe con una parte centrale in cui si descrive le gesta dell’eroe e la prima e la seconda strofa che sono in antitesi fra di loro. La prima strofa ha qualcosa di conturbante: “Stanotte è denso/ come il sangue/ l’odor del gelsomino egeo”. La densità dell’odore richiama il sangue, richiama qualcosa di tragico, come di sangue è tutta intrisa la mitologia greca, perché di sangue è intrisa la storia dell’uomo come singolo e come specie. Ma il mito nella sua vitalità e nella sua tragicità non appartiene solo al passato greco, non si adatta solo al Minotauro e ad Arianna, ma anche ad Ofelia. Teseo l’eroe liberatore dal Minotauro vuole svegliare Ofelia, ridarle un posto nella storia che non sia quella della vittima inconsapevole. L’ultima terzina è quella che, in opposizione alla prima apre ad un anelito di speranza: “Perché il destino/ è scritto nell’aroma denso,/ come il miele,/ del gelsomino egeo”. L’aroma che prima era denso come il sangue, diventa dolce come il miele. C’è questa metamorfosi dalla tragicità, dalla crudeltà alla dolcezza del miele. Solo un eroe, un nuovo eroe come Teseo può riportare la società attuale ad una dimensione più umana, più giusta, liberandola dall’attuale Minotauro fatto di egoismo, finanza, fatto di fame, di guerre, di sofferenze.

Qualche accenno alla tecnica.  Viene proposto un verso libero ma spesso alla ricerca della sonorità richiamata da assonanze, consonanze, allitterazioni, con termini che modificati da semplici lettere acquistano significati diversi, come “affettati, affrettati”, oppure “Immersi, immensi”.

5 febbraio 2015