Recensioni

Marocco poesia araba oggi

 

Wasim Dahmash
Marocco poesia araba oggi
Jouvence ed., Roma 2004
219 pp, 15.00 €

lidia riviello

Non si poteva scegliere un titolo più significativo di Marocco poesia araba oggi per raccontare gli ultimi decenni di poesia di sei poeti contemporanei; un libro prezioso che avvicina appunto la parola “poesia” alla parola “oggi” e non solo nel titolo, ma nella sostanza di ciascuna pagina, di ciascuna scelta dei testi, lì dove per “oggi” e per “poesia” s’intendono due realtà in continuo confronto. Il libro edito dalla casa editrice Jouvence che da anni ormai si dedica con l'”osservazione senza tregua” di cui parlava Henry James tipica dei veri scrittori e degli appassionati editori, ad individuare i fenomeni letterari e poetici più interessanti che nascono in Algeria così come in Siria, è stato curato e tradotto (con testo a fronte arabo-italiano) da Wasim Dahmash, docente di dialettologia araba all’Università La Sapienza di Roma, curatore e traduttore di tanti testi di letteratura di molti paesi arabi come Jabra Ibrahim Jabra, Wassiny Al Aradj e Samira Azzam.
Marocco poesia araba oggiallontana da sé il clichè dell’antologia tout court (di cui in Italia vi è spesso un’abbondanza in quantità non sempre pari alla qualità) che tenta di “rappresentare” in modo generico e a rischio di un facile relativismo “la storia della poesia degli ultimi dieci anni” attraverso l’elencazione di nomi e cognomi che non possono essere esaustivi di una storia complessa e in divenire come quella della poesia.
Infatti Dahmash non cade in nessuna “facile panoramica”, ha la lucidità intellettuale per individuare un momento decisivo di passaggio nella storia letteraria di un paese ricco di tradizione poetica come il Marocco e la passione per il “particolare” che è la poesia stessa, scegliendo come determinato periodo quello dei sei poeti che sono nati fra gli anni ’30 e gli annni ’50, anni decisivi per l’evoluzione della poesia in Marocco come del resto per gran parte dell’Europa. Infatti i sei poeti, come precisa Dahmash nella sua essenziale introduzione al libro, ” sono stati scelti fra coloro che negli ultimi decenni hanno seguito le vie della sperimentazione, intrecciando la versificazione classica con la lezione europea del verso libero”. E’ dunque chiaro come Dahmash abbia privilegiato quegli autori che si sono disposti sulla linea di un confronto, di un’ apertura e soprattutto di una sostanziale verifica della tradizione che era appena dietro le spalle e di una travolgente innovazione linguistica e tematica che era alle porte.
Quello che Dahmash ci propone è la lettura di alcuni testi di autori come Bennis e Al-Ash’ari a partire dai quali comincia il “rinnovamento” che ha origine sì negli anni ’30 ma che continua fino ai giorni nostri. Una trasformazione quella inaugurata negli anni 30, che, come dice lo stesso Dahmash
“ha visto mettere in discussione gli schemi classici e le forme tradizionali. E’ a partire da quegli anni infatti che la produzione poetica marocchina è oggetto di un profondo ripensamento critico….”

E’ in tutta l’Europa quella delle avanguardie storiche l’epoca in cui cominciano i “ripensamenti critici”, le grandi trasformazioni linguistiche, le alternanze tematiche da quelle intimiste, a quelle civili a quelle sperimentali. E gli autori del libro si confrontano, si misurano con le proposte che provengono degli altri paesi europei soprattutto mediterranei, turchi, francesi, italiani e con quelli dell’aerea linguistica latino-spagnola.
Ma la “questione critica” che fa di Marocco poesia araba oggi un lavoro originale e moderno è la “strategia” traduttiva, il metodo con il quale Dahmash ci avvicina ai poeti del Marocco: essendo un fine e “navigato” conoscitore della lingua e della poesia del novecento italiana non poteva che misurarsi fino in fondo con quell’Italia del cambiamento linguistico e socio-culturale, quella della rapida svolta che vede susseguirsi le “rivoluzioni” ermetiche e poi del post ermetismo, del neorealismo e infine dello sperimentalismo nell’arco di trent’anni.
Dahamsh conosce non solo il “classico” Montale, ma l’intimismo dolce e nervoso di Umberto Saba, il senso civile pubblico e privato di Sereni, fino all’altro “classico” Pasolini e alla esasperata confessione in poesia ai suoi lettori di Amelia Rosselli. In modo così esaustivo e appassionato procede la traduzione di Dahmash da costituire una lente d’ingrandimento per il lettore italiano, che quasi sente di “conoscere” intimamente l’arabo di Bennis e di “riconoscere” l’italiano di Montale.
Usando un metodo di confronto senza forzature stilistiche né analogie linguistiche , Dahmash restituisce in traduzione l’originarietà e originalità del ritmo che rimanda alla coralità della tradizione araba quel senso di “familiarità del verso” perché riconduce la lingua ad una visione più individualistica nella metrica e nella musicalità del verso “tipicamente italiana”. Come dice, la traduzione è riuscita quando nell’acqua del lago di poesia “vedi nell’acqua liscia del lago un cigno alla rovescia”. Il rispecchiamento mantiene le individualità riconoscibili nella loro lingua ma sensibili all’influenza immaginifica delle altre.
“Marocco, poesia araba oggi” è la mitologia della terra e della strada del poeta di Al-Mahdi Akhrif, la sua estenuante ma disincantata ricerca del simbolo”puro” che….“svegli la finestra inferiore della memoria”…. E poi l’esattezza in sequenze della parola nell’immagine “colata a picco” di Muhammad Bennis, la verifica ossessiva e geometrica del significante perché la parola continui, non si spenga, per “lasciare al segno il suo proprio colore fra peregrinazioni e pietre” e la profezia al contrario di Muhammad Al-Khammar, questo procedere a ritroso per riconoscere i segni di adesso, del “sempre” che è il vero tempo del poeta…” la nostra antica morte è ritornata e noi siamo più morti”. E ancora il “neo-esistenzialismo” di Muhammad Al-Ash’ari, il suo “io” tentato dalla storia, diviso e scisso in terra d’altri nella terra del sartriano “l’enfer c’est l’autre”….” Quale finestra posso aprire e dalla sua luce gettarmi nella morbidezza del nulla”? E il “senso civile ed incivile” della storia di Ahmed Al-Majati, la sua “visionarietà” senza abbagli, la capacità di raccontare in versi le memorie disperse…“rovina è il tuo sogno acceso da una visione innocente”, ed infine ma per non finire la matematica poetica dei versi di Abdallah Zrika, la scabra e concreta misura delle parole consapevoli di cadere nel tempo, forse nel vuoto, un vuoto zen, un vuoto di cui la poesia è contenuto e contenitore… “dammi questo bicchiere che beva questo vuoto…”
Leggere Marocco poesia araba oggi è dunque come leggere una “normale” raccolta di poesia e nello stesso tempo come trovarsi a dover “salpare” in una città sconosciuta e possedere una mappa che è la poesia. Seguire la direzione dei versi, percorrere le strade sconosciute della storia, i segnali stradali in più lingue, sappiamo ci aiuteranno a non perdere l’orientamento. Procedere con intenzioni come ricorda Dahmash in conclusione “oserei dire amorose”.

Marzo  2004

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lidia riviello