Pianure Migranti

Antonio Canovi
Pianure Migranti – un’inchiesta geostorica tra Emilia e Argentina
Edizioni Diabasis     2009

Sabatino Annecchiarico

Migrare dall’Italia del primo Novecento verso terre ignote oltre oceano era, come è noto, un’esperienza trascendentale e commovente sia per chi partiva, sia per chi rimaneva ad attendere notizie da un mondo così distante, non solo geograficamente.
Fiumi di lettere, cartoline e qualche fotografia tentavano di accorciare le distanze rendendo ancora più intensa l’esperienza dell’emigrazione. Molti scritti, attraversando ogni genere letterario, sono stati prodotti in queste esperienze migratorie nel trascorso di tutti questi anni. Grazie a ciò, molto si sa di questa emigrazione, ma anche dai racconti diretti degli stessi protagonisti che anni dopo sono tornati in patria o che non sono più tornati, per scelta o per impossibilità.
L’opera Pianura Migrante è un’inchiesta geostorica tra Emilia e Argentina che trascina subito il lettore dentro la memoria dei migranti italiani e dei loro discendenti, toccando tutte le corde emotive e sociali delle storie che ancora si annidano nei loro ricordi.
Dalla scrittura di Antonio Canovi, storiografo e autore dell’inchiesta, traspare un personale coinvolgimento nelle storie a lui raccontate dagli emigrati in Argentina. Un coinvolgimento tale che gli permette di approfondire le proprie conoscenze non solo dell’Italia migrante lasciata alle spalle, ma anche quelle relative all’Argentina stessa, percorrendola lungo i quattro punti cardinali e raccontando, in tutta la sua dimensione geostorica, il paese che fu e quello che è oggi, visto dagli occhi degli italiani di Argentina. Una conoscenza e un’emozione che Canovi subito trasmette al lettore, con una stesura letteraria armoniosa e generosa fatta di racconti raccolti e arricchiti da acute osservazioni man mano che si cala nelle viscere di quella società italo-argentina, del sud del Sudamerica.
La proposta dell’inchiesta matura nell’ambito comunale di Castelnovo di Sotto, in Reggio Emilia, dopo la crisi socioeconomica che colpì gli argentini nei primi anni del nuovo millennio; si tratta di un “progetto di ricerca-azione sui flussi migratori che hanno interessato l’area geografica di questi comuni |…| impegnando a più voci il progetto Argentina chiama Italia nei confronti dei connazionali in Argentina” (p.9).
L’inchiesta, scritta accuratamente, mette il lettore di fronte a diversi aspetti del vissuto migratorio, quasi come esperienze personali, e lo porta a riflettere sull’Italia non più emigrante, le partenze, bensì immigrante, gli arrivi. Esperienze che portano al cambiamento degli italo-argentini, ad esempio dal punto di vista linguistico, per cui ancora “si parla dialetto, salvo scoprire che il vocabolario diventa un altro; |…| assunta e interpretata |in Argentina| come un esperanto universale” (p.24); si assiste al frantumarsi delle certezze di appartenenza a una tradizione inamovibile, con quel “gesto di partire |che| finirà per trasfigurare anche il principio di realtà di originario” (p.25), dove “le filiere migratorie, piuttosto che aggregarsi in una trama endogena (parentale, paesana, professionale) restano sostanzialmente ‘aperte’ all’apporto di altre culture e lingue, sia nei matrimoni misti sia nella varietà della professione” (p.64), superando gradi di difficoltà nella convivenza tra culture in una società dove l’autore si è “fatto l’idea di un luogo privilegiato dove studiare la ‘pluriappartenenza’ e le relazioni di memoria tra le generazioni” (p.64).
Testimonianze dirette, dunque, riprese in quasi le ventiquattro provincie federali che compongono la Repubblica Argentina e confrontate con le immagini dei paesi natali della Bassa emiliana, ancorate nei ricordi che sempre mutano man che mai si cancellano per essere poi trascritte, in questo studio microstorico, quale “avventura per l’intelletto e per l’anima” (p.10) per chi lo legge.

23-04-2010