Recensioni

Quattro sberle benedette

Andrea Vitali
Quattro sberle benedette
Garzanti   2014    € 16,40

raffaele taddeo

Nella recente intervista rilasciata al quotidiano Repubblica Andrea Vitali ha annunciato che quest’autunno pubblicherà un romanzo totalmente diverso dal suo “format” abituale, che in quest’ultimo romanzo è invece esaltato e portato agli estremi espressivi.
I capitoli sono brevi, alcuni brevissimi, formato da poche frasi. Vi è quasi sempre la ripresa di una parola chiave dalla fine del capitolo al successivo; l’ironia in questo testo spesso si trasforma in vera e propria comicità; l’uso, qua e là, di termini volgari è più frequente che non in altri romanzi precedenti, e tuttavia usati con misura.
Ma sul piano strutturale ciò che risalta con più forza è un andamento del romanzo quasi a forma di opera lirica. C’è un punto del romanzo ove si raggiunge una sorta di omologia con la organizzazione operistica ed è quando per molti capitoli dall’88° al 100°si ha un procedimento parallelo sul piano temporale nella alternanza dei capitoli. Sembra quasi di trovarsi di fronte a uno di quei quartetti, come quello del Rigoletto di Verdi, ove spazi scenografici diversi vedono cantanti appaiati a coppie che dialogano le cui voci si rincorrono, si sovrappongono e si rispondono. Era impossibile che nella scrittura potesse avvenire una simultaneità visiva simile a quella operistica, eppure il lettore si crea nella mente la sincronia temporale dei dialoghi proposti nella forma scritta.
L’omologia con la struttura operistica può essere confermata dalla presenza, qua e là, di brevi monologhi interiori, che, pur non essendo in versi, potrebbero paragonarsi alle “arie” delle composizioni della lirica, con la sospensione dell’intreccio e dell’avanzamento temporale dato dai dialoghi.
D’altra parte che lo scrittore bellanese sembra conoscere il genere musicale operistico è dato dalle citazioni presenti nel romanzo.
Lo spazio è il solito paese del lago di Como, Bellano, con escursione a Lecco. Il tempo preso in considerazione è quello del fascismo, nell’anno della firma del Concordato. Il regime è visto bonariamente, perché tendeva a manifestarsi solo in occasione di ricorrenze ove la prosopopea la faceva da padrone incidendo però poco nella quotidianità, cosa che può avvenire e avveniva solo e solamente in un piccolo paese.
Anche questo romanzo è contrassegnato da una struttura corale, ove nessun personaggio assume posizione predominante, anche se si concentra molto di più sulle forze dell’ordine: i carabinieri, i cui componenti se non rispondono totalmente alle caratteristiche attribuite loro da popolari barzellette, certamente non brillano per acume, riuscendo comunque a districarsi nelle investigazioni.
Come in quasi tutti i romanzi ambientati nel periodo fascista la comunità sembra ruotare attorno alle figure di riferimento, quali possono essere il maresciallo, il parroco, il podestà, il segretario del partito fascista. E tuttavia ciascuno di questi è visto nella sua dimensione umana, con le sue debolezze, le sue incertezze, i suoi dubbi, le sue paure, le sue ire.
Andrea Vitali indaga l’uomo nella sua normalità, nei suoi sogni frustrati, nelle sue meschinità, ma anche nella sua generosità, nella sua umanità.
La storia del vicario che viene accusato da lettere anonime e sospettato di essere un frequentatore del casino di Lecco, tiene in affanno, si direbbe oggi, lo “staff” dirigenziale della comunità, il quale si preoccupa di mantenere una certa riservatezza per non dar adito a voci scandalose che avrebbero sì compromesso il buon nome della Chiesa, ma anche e specialmente del sacerdote e del paese stesso.
E’ un romanzo ove emerge la sanità morale della gente comune che lavora, risponde positivamente alle regole che la comunità si è posta, trasgredisce per quel tanto che l’essere uomo può tollerare.
Lo scrittore non si pone l’obiettivo di insegnare, perché è la vita stessa, quella che verosimilmente si svolgeva in quei tempi passati, a dare insegnamenti al di là di ogni volontà didattica e didascalica.

19  Maggio 2014

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.