Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)

Carlo Costa, Lorenzo Teodonio
Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)
Edizioni, Albano Laziale      2008

Giulio soravia

Giorgio Marincola aveva ventidue anni quando una banda di soldati tedeschi in fuga il 4 maggio 1945, a guerra finita, compie una strage in Val di Fiemme. Tra i morti un giovane dalla pelle scura. Inspiegabile, perché nessuno riusciva a immaginarsi che tra i partigiani potesse esserci un giovane italo-somalo che lasciati gli studi era entrato nella Resistenza, prima a Roma, poi nel Biellese. Catturato e internato a Bolzano, con la Liberazione Giorgio si era offerto di continuare ad aiutare nelle operazioni di “sgombro” degli sbandati. E muore.
Giorgio è figlio di un militare italiano “anomalo”, che negli anni Venti in colonia ha avuto due figli da una moglie somala che le consuetudini dell’epoca non gli consentono di portare con sé al suo rientro in Italia. Ma porta con sé i figli che, contrariamente alle stesse consuetudini, ha riconosciuto. Due cittadini italiani, Giorgio e sua sorella Isabella, scomodi perché troppo scuri e tuttavia irrimediabilmente cittadini italiani… Anche quando entreranno in vigore le leggi razziali.
Giorgio al Liceo matura una scelta coraggiosa: lui, che non deve niente a un paese che lo considera di serie B, lotterà per i valori della libertà e della giustizia, grazie a insegnanti illuminati che lo guidano lungo un percorso fatale.
Che un ragazzo italo-somalo divenga Medaglia d’Oro della Resistenza è già una storia insolita, che fa riflettere, come ci infastidisce e illumina quel tardivo riconoscimento, dopo le congetture che la salma fosse di un soldato afro-americano o di un sudafricano (!). Ma il bel libro di Costa e Teodonio ha pregi ulteriori, oltre a narrarci nascita, vita e morte di un ragazzo mulatto. Collocata nel quadro della storia della Resistenza in quegli anni e in quei luoghi, la vicenda umana di Giorgio è presentata con vivacità e umanità e impedisce al libro di diventare un’ennesima storia minima della lotta partigiana. Priva di toni retorici o pietistici, in modo asciutto ma dettagliato, la storia è ricostruita in modo da far risaltare una personalità insolita per un ragazzo di vent’anni nel quadro di avvenimenti più grandi di lui.
Scritto in modo piacevole il libro si legge come un romanzo. Un’ottima lettura per chi voglia coglierne non solo i valori che trasmette, non solo voglia riflettere ancora una volta sulle tante facce del razzismo in Italia, ma anche sull’attualità che messaggi di questo genere implicitamente comportano.

03-07-2008