Ricordi – Giusi Sciortino

Sono arrivata tardi, anche questa volta …

Non conoscevo personalmente Júlio Monteiro Martins, mi sono più volte ripromessa di scrivergli ma ho sempre rimandato attendendo un momento più opportuno, poi all’improvviso ho scoperto che questo momento non arriverà mai e la sensazione è quella di essere arrivata tardi, anche questa volta…
Mi sono imbattuta nei suoi scritti durante le ricerche per la tesi di laurea magistrale sugli autori originari di paesi lusofoni che scrivono in italiano[1] e lui, con le sue origini brasiliane e la produzione italiana, era proprio il genere di scrittore oggetto della mia ricerca.
L’esigenza della scrittura in Júlio Monteiro Martins non è determinata dall’esperienza migratoria ma è antecedente e persiste nonostante questa. Tuttavia, a suo stesso dire, il Júlio Monteiro Martins che scriveva in Brasile non è lo stesso che scrive in Italia. Cambia la lingua utilizzata e cambiando la lingua anche la sensibilità dello scrittore subisce dei mutamenti[2].
La scrittura e la migrazione nell’esperienza di Júlio Monteiro Martins sono sì strettamente correlate ma assolutamente non da un nesso di causalità, sono infatti elementi caratterizzanti dell’uomo e dello scrittore.
Il migrare è dunque un ricostruirsi altrimenti, altrove, mantenendo tuttavia la costante della scrittura che a sua volta si ricostruisce non restando legata, nelle tematiche, all’esperienza migratoria né, nella forma, alla lingua materna.
Cos’è il migrante? La professoressa che ha parlato stamattina secondo me ha espresso un concetto che mi è molto caro, che io condivido: che ci sono oggigiorno diverse figure, c’è la figura del migrante che scrive le sue esperienze di migrazione e ci sono le persone che emigrano al servizio della letteratura stessa. Allora di questo secondo caso il fenomeno che conta, quello che interessa, quello che definisce la vita non è l’immigrazione, anche se essa è molto forte, ma è la letteratura, la scrittura. [3] Nell’avvicinarmi alla produzione in italiano di Júlio Monteiro Martins, autore italiano di origini brasiliane io, lettrice italiana studiosa di letterature lusofone sono stata proiettata in quella dimensione intima e sospesa in cui hai la sensazione che ciò che stai leggendo sia stato scritto proprio per te, perché il tuo sentire è comune a quello dell’autore ed allora vorresti semplicemente ringraziarlo per aver scritto quelle pagine e quando, un anno dopo, casualmente, scopri che Júlio Monteiro Martins è morto hai l’impressione di essere arrivata tardi, anche questa volta…

[1] El Ghibli – Rivista di Letteratura della Migrazione, anno 11, numero 46, dicembre 2014 e seguenti http://www.el-ghibli.org/scritture-migranti-il-caso-degli-autori-lusofoni-in-italia-prima-parte/
[2]Pensate a questo, pensate che io li ho tutti abbandonati, ho abbandonato i lettori che, più che lettori, hanno accompagnato il mio percorso, per cambiare lingua, per costruire un altro scrittore con una sensibilità diversa, nella lingua madre di altri. […] perché io sono senz’altro uno scrittore italiano, anche se nato a Niterói, perché scrivo in italiano, e sull’Italia – spero che come scrittore italiano io possa dare a questa mia nuova lingua, la vostra lingua, qualcosa di nuovo, qualcosa di originale, un po’ più di conoscenza profonda sulla vera natura dei nuovi esseri umani Julio Monteiro Martins, Una conchiglia nella valigia, Ferrara, Cies Ferrara, 2002, saggio, in “Primo Convegno Nazionale Culture della migrazione e scrittori migranti” consultabile online:  http://ww3.comune.fe.it/vocidalsilenzio/attimonteiro.htm
[3] Julio Monteiro Martins, Una conchiglia nella valigia, Ferrara, Cies Ferrara, 2002,saggio, in “Primo Convegno Nazionale Culture della migrazione e scrittori migranti” consultabile online: http://ww3.comune.fe.it/vocidalsilenzio/attimonteiro.htm