Rom e Sinti in Italia

Giulio Soravia
Rom e Sinti in Italia
Pacini     2009

raffaele taddeo

La bibliografia sugli “zingari”, termine che Giulio Soravia ci invita a usare senza remore, si è arricchito di questo nuovo opuscolo. Il sottotitolo “breve storia della lingua e delle tradizioni” è esplicativo del contenuto e delle intenzioni dell’autore: dare dignità ed identità ad un popolo fra i più emarginati, disprezzati e banditi.
La tesi che l’autore del libro propone e che sviluppa è che la lingua nella sua struttura, nella sua terminologia sia determinante nel riconoscimento di un popolo, della sua cultura e della sua storia desumibile specialmente dagli imprestiti in essa contenuti. Contemporaneamente egli polemizza con chi fa gerarchie di lingue a partire dalla presenza o meno di una letteratura scritta, confutando il fatto che possa essere considerata una lingua meno sviluppata di altre perché non può vantare una tradizione letteraria scritta.
Le idee di una certa consistenza presenti in questo volumetto non sono poche e insignificanti.
L’analisi del perché il popolo zingaro non è una nazione. E’ l’unico popolo per il quale manca un legame fra lingua e territorio e proprio per questo fra lingua e nazione. La nazione infatti si stabilisce a partire dal territorio. Il popolo zingaresco manca di un territorio su cui far riferimento e questo è uno spaesamento per le nostre sicurezze che non riescono a concepire identità senza territorio.
Altro elemento significativo che Giulio Soravia mette a fuoco è la duttilità e versatilità della lingua usata dagli zingari, diversificata anche all’interno dei vari gruppi, dovuto al fatto che l’economicità comunicativa imponeva aggiustamenti e imprestiti.
Un tema che viene affrontato con lucidità è quello dell’oralità nella comunicazione letteraria. Se gli zingari non si sono espressi, salvo negli ultimi decenni, in forme letterarie scritte, hanno però sviluppata una letteratura orale significativa e di cui nel testo qui esaminato vengono proposti esempi e indicazioni. Intanto è importante sottolineare l’analisi che lo studioso   dei “Rom” e “Sinti” fa della cultura orale. Egli citando Jane Dick Zatta osserva che “le caratteristiche stilistiche della narrativa sono al servizio della funzione didattica. Esse svolgono tre compiti essenziali: coadiuvare la memoria;  sollecitare l’identificazione fra l’ascoltatore e il fatto narrato; trasmettere la ‘morale’ o la ‘lezione’ del racconto”. Poi viene affrontato il problema della trasmissione di un testo orale, del fatto che il narratore necessariamente nel tempo lo modifichi, e della impossibilità di definirne un autore, perché ogni narratore è un autore.
L’opuscolo  nella prima parte si sofferma anche nel dare un breve spaccato della storia del popolo zingaresco, degli insediamenti avvenuti in Italia e in quali regioni; ma confuta anche  alcuni luoghi comuni sugli zingari, e cioè che sarebbero ladri,  che vivono essenzialmente di espedienti.
Nell’ultima parte ci si interroga quale possa essere uno sbocco futuro per “Rom” e “Sinti” o per zingari in generale.
Pur in alcune parti necessariamente specialistico, il testo è scorrevole e fluido.

23-02-2010