Recensioni

Rom

Loris Ferri
Rom (uomo)
Sigismundus   2012

raffaele taddeo

Loris Ferri che insieme a Stefano Sanchini  si era cimentato in un poema di suoni e immagini sulla cultura occidentale,  ci propone un poema incentrato sulla vita di uno zingaro, un rom (uomo). La prima cosa che emerge immediatamente è la enorme distanza fra tono della poesia e contenuto. Solitamente una poesia elevata risponde ad un contenuto d’eccellenza, sia negli argomenti che nei personaggi. Un tono elevato di poesia presuppone un eroe che compie magnifiche azioni degne di essere ricordate e tramandate. Diversamente il tono è dimesso, cioè lingua e struttura della poesia si adeguano al contenuto, al personaggio.

Lo stesso Pascoli, che rinnovando la poesia dell’ottocento propone un linguaggio ampio e non letterario, quando si tratta di affrontare poemi metaforici, come Alexandros, innalza il suo tono poetico sia sul piano del linguaggio che su quello metrico.

In effetti Baudelaire (ma la lezione di Baudelaire gioca molto nelle composizioni di Loris  Ferri, così come si può desumere anche dal precedente poema Corrispondenze) aveva inaugurato la stagione dell’uso della poesia elevata anche per argomenti di poco significato come ad esempio il gatto.

In questo poema si tratta di un antieroe, cioè di un uomo, un rom che dopo aver sperimentato l’ingiusto rapporto con gli altri uomini decide una fine tragica per sé.  Il problema, in sé solo poetico, ma non solo è quello di chiedersi se c’è una rapporto di adeguatezza fra argomento e elevata poesia. Non sarebbe stato sufficiente una prosa, un racconto o al limite un romanzo breve o lungo che fosse? Perché la scelta di una poesia elevata nella metrica stessa (quartine di endecasillabi anche maggiori di 12 sillabe legate fra loro metricamente secondo lo schema “a b c a”) ma molto speso anche nel linguaggio con una terminologia a volte inusitata e ricercata?

Una possibile risposta a queste domande sta nel contenuto stesso perché oggi, in questo momento storico di ritorno della violenza, del razzismo, è importante  fare poesia e alta poesia   anche per  celebrare  la vita di un antieroe  specialmente  quand’essa   è la vita di un rom, oggi l’etnia più disprezzata anche dai più benpensanti. Scegliere di fare alta poesia con il contenuto di un antieroe e di un emarginato e disprezzato dalla società è elevato coraggio di intellettuale e forte impegno morale e sociale.

Alcuni passaggi contenutistici sono molto significativi, quando si richiama l’appartenenza dell’etnia rom alla tragedia dell’olocausto, ciò che di solito non avviene se non sporadicamente, oppure quando si mostra la disattenzione della gente al suono del violino del nostro protagonista, o quando si sogna la possibilità di una pace fra tutti gli uomini rom o gagè che si sia.

Non sempre, tuttavia, la lettura risulta semplice anche perché spesso è intarsiata da termini non italiani ma del linguaggio rom, che, seppur spiegati a piè pagina, interrompono il flusso poetico e distolgono la concentrazione del lettore.

Anche questo poema, come il precedente, più che letto andrebbe ascoltato per il suo forte impatto fonico.

Febbraio 2013

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.