Mi chiamo Alì Babà e sono un gatto nero
e nella luce scura c’è il meridiano zero
quella che dici gente
è la brutale folla
quello che credi certo
è la vuotezza in bolla
un tempo mi muovevo
con le mie zampe altere
ora respiro l’aria
delle penose sere
in questa gabbia bianca
nuda di muri e stanca
Gatto tra i cani vivo e Bao è il mio nome intero
fisso l’aliena luna con l’unico occhio vero
l’altro è rimasto in guerra
schiacciato sulla terra
a volte vedo ancora
la luce di una speranza
brillare in questa stanza
e l’occhio che non vede
è quello che ci crede
crede in un universo
dove ciò che hai perso
torna per il suo verso
Ecco la vostra Alma detta la gatta calma
venuta con un camion insieme ad una salma
mi vendo a gatti vecchi
per poco e meno ancora
vomito dentro a secchi
lo schifo che ogni ora
delle mie lunghe notti
passo nei viadotti
l’altra me l’ho arrampicata
sulle scale salutata
lei di notte a casa resta
è una cucciola onesta
Tre poveri gatti amari
diversi ma non rari
rari ma non diversi
chiamati perversi
sperati dispersi
lasciati sommersi
e la bruciante vita
li spela di fatica
Bao, Alma e Alì Babà
sono angeli nell’aldilà
e dal cielo i poveri cristi
fissano con cinque occhi tristi
