Un giorno di pioggia a Madras

Samina Ali
Un giorno di pioggia a Madras
e/o            2010

paola zoppi

Layla vuol dire oscurità. Sin da bambina viene calpestata dal padre, picchiata nelle parti intime che la identificano come donna. Amme è una madre, vittima del suo ruolo sociale, succube di un uomo prepotente, ripudiata e costretta al silenzio, in una comunità dove divorziare non è consentito, anche se nella Città Vecchia tutti sanno tutto di tutti.

Negli Stati Uniti Layla vive con la propria famiglia per sei mesi, qui studia e conosce Nate, con il quale supera il limbo dei propri sentimenti, ma come ogni estate Layla deve tornare in India per non perdere il contatto con le abitudini, con i doveri di una donna, con la corretta condotta di vita. Ogni ritorno è segnato dalle visite di unalim che la purifica dai cattivi costumi amrikani. Questa volta, però, Layla torna per il proprio matrimonio, è promessa in sposa ad un uomo scelto da sua madre, come è successo ad ogni donna della sua famiglia, ad ogni donna che conosce. In quella scelta, sua madre, ha riposto tutta la sua debole felicità. Ma da un mese Layla ha degli incubi, ha delle perdite di sangue e anche se la sua famiglia ne è convinta, nessuno spirito si è impossessato di lei.

E Layla si sposa con un pesante segreto nel ventre. Si sposa per salvarsi. Nasconde a tutti la verità, fino a quando tutto emergerà freneticamente in un giorno di pioggia a Madras. Non è ancora finita, tutto è destinato a venire a galla. La pioggia continua a cadere, fino a sciogliere le menzogne, e Madras è la confessione. Incapace di fingere oltre, Samir rivela la propria identità. Nonostante nelle parole, Samir, si sentisse lontano dalla tradizione, come Layla ne è intrappolato. Un senso di sbigottimento attraversa le giornate di Layla. Incapace di comprendere la propria vita, dopo tutto ciò che è accaduto, vorrebbe fuggire da Samir, dalla sua famiglia, dall’obbligo di continuare ad essere

moglie, nonostante tutto.

Come l’India di quei giorni, Layla subirà dolorose perdite che faranno sperare in giorni migliori. Samina Ali interviene, con il suo romanzo, in un dibattito, sulla condizione femminile indiana, aperto da lungo tempo, ma nel quale mancano resoconti così particolareggiati come il suo. Lontana dalla retorica delle segregazioni, delle violenze, dei pestaggi e delle morti, costantemente sventolata dai media, Samina Ali si affida al racconto.

Ancora una volta il corpo della donna, oltraggiato, diviene il campo di battaglia, lo scontro fra uomini e donne, fra ragione e fede, fra ovest ed est. Nel romanzo la salvezza da un destino già scritto, è un conto in sospeso. Quanto conta salvarsi oggi? Samina Ali guarda oltre. Oltre la segregazione, emerge la voce di una donna che ha capacità di ascolto e di pensiero, una donna, Layla, che conosce altre abitudini oltre a quelle dettate dalla tradizione, ma che dalla rabbia, dal dolore, dalla perdita e dallo smarrimento, ridisegna la propria sorte dove anche il sentimento gioca la sua carta. Vincente.

06-05-2010