Recensioni

A titolo provvisorio

davide monopoli
a titolo provvisorio
alla chiara fonte – Viganello (Svizzera) 2004

raffaele taddeo

 E’ questo un testo di raccolta di composizioni poetiche ciascuna delle quali ha un suo proprio titolo: sette poesie, a titolo provvisorio, minimalia, (auto)(bio)(grafia).

Il lavoro poetico è sperimentale perché stravolge con forte marcatura la struttura formale che sembra a prima vista lontana da ogni tradizionale forma di poesia: Non è neppure una proesia cioè una prosa in poesia perché è presente una sorta di versificazione pur se strana e non soggetta a regole.
La scansione in versi è segnata da ritmi interiori di rapporti fra suoni e rimandi fonici; essa è costruita da un possibile impatto evocato, se si tratta di un lettore, percepito acusticamente, se si tratta di un ascoltatore.
Sorprendenti sono gli attacchi di ogni poesia. Possono iniziare con una congiunzione, con un verbo, con un nome, con una negazione, con un avverbio. Un’intera poesia può non contenere neppure una proposizione definita e può invece organizzarsi solo attraverso frasi accennate e incompiute.
La forma non è avulsa, disarticolata dai molteplici sensi, significati. I significanti qui diventano significati in se stessi e viceversa nel tentativo di creare, armonizzare, comprendere una realtà che sfugge, si allontana, si scioglie come neve. Il rischio è la disperazione.
La dissoluzione della vita in morte, dell’esistenza in nullità è il pericolo perenne che trascorre in ciascuno di noi.
L’incipit poetico sul piano della forma e del significato è unico. E’ la forma che determina il significato ed è l’episteme a far scaturire la costruzione formale, seppure in una scansione separabile e distinguibile.
E’ la contraddizione della vita, lo iato fra l’io e la realtà. È il senso della realtà a generare la spinta al suo superamento per “uscire dall’altra parte”.
La discrasia non è superabile se non forse attraverso la scrittura che è “un processo di igiene mentale più radicale”.
La scrittura poetica assume una sua forza e una sua pregnanza perché può essere capace di ricreare, rigenerare, ridare forma alla realtà. “Soltanto di questo. far sgorgare la vita attraverso la scrittura del mondo. attraverso la sua voce”.
La forma generativa è quasi automatica e nasce dalla stessa parola: “cresce dall’interno, prende piede, sulla carta, intorno al motivo originale coagula tutta una serie di cose”.
La ricreazione della realtà mediante la parola che si apre, che fa sbocciare una figura o un suono e che fa rimanere increduli, a bocca aperta, è però accennata, difficilmente riproducibile un ordine, un’armonia, una coerenza.
Essa risponde con pregnanza formale alla frammentarietà con cui si coglie qua e là il segmento della vita, dell’esistenza.
La compenetrazione fra struttura formale e significato è uno degli aspetti più vivi di questi scritti poetici perché non si può che essere profondamente in sintonia, nella miseria della inconoscibilità della realtà evocata dalla ricerca della parola nella sua possibilità ricreativa e rifolmulatrice della verità.
Si sente la lezione di Montale nella difficile provvisorietà di cogliere il capo che ci porti al senso della verità. E’ anche possibile rintracciare qualche citazione come il termine “accartocciarsi”.
L’autore che, giovanissimo, vive a Lugano riesce in queste poesie a far sentire tutta la sua passione per la scrittura perché tema fondamentale, che serpeggia continuamente, è la necessità del ricorso alla poesia per superare le contraddizioni esistenti fra l’io e la realtà.
Ci si stupisce ad una prima lettura, ma poi si ritorna volentieri sopra gli scritti e i versi per cogliere significati, che non erano stati intravisti in un primo tempo, e per risentire emotivamente la forza e la pregnanza delle parole che penetrano come fuoco ardente nella nostra pelle e nella nostra mente.

Dicembre 2004

L'autore

Raffaele Taddeo

Raffaele Taddeo

E’ nato a Molfetta (Bari) l’8 giugno 1941. Laureatosi in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui oggi risiede, ha insegnato italiano e storia negli Istituti tecnici fin dal 1978. Dal 1972 al 1978 ha svolto la mansione di “consulente didattico per la costruzione dei Centri scolatici Onnicomprensivi” presso il CISEM (Centro per l’Innovazione Educativa di Milano). Con la citata Istituzione è stato coautore di tre pubblicazioni: Primi lineamenti di progetto per una scuola media secondaria superiore quinquennale (1973), Tappe significative della legislazione sulla sperimentazione sella Scuola Media Superiore (1976), La sperimentazione nella scuola media superiore in Italia:1970/1975. Nell’anno 1984 è stato eletto vicepresidente del Distretto scolastico ’80, carica che manterrà sino al 1990. Verso la metà degli anni ’80, in occasione dell’avvio dei nuovi programmi della scuola elementare, ha coordinato la stesura e la pubblicazione del volumetto una scuola che cambia. Dal 1985 al 1990 è stato Consigliere nel Consiglio di Zona 7 del Comune di Milano. Nel 1991 ha fondato, in collaborazione con alcuni amici del territorio Dergano-Bovisa del comune di Milano, il Centro Culturale Multietnico La Tenda, di cui ad oggi è Presidente. Nel 1994 ha pubblicatp per il CRES insieme a Donatella Calati il quaderno Narrativa Nascente – Tre romanzi della più recente immigrazione. Nel 1999 in collaborazioone con Alberto Ibba ha curato il testo La lingua strappata, edizione Leoncavallo. Nel 2006 è uscito il suo volume Letteratura Nascente – Letteratura italiana della migrazione, autori e poetiche. Nel 2006 con Paolo Cavagna ha curato il libro per ragazzi Il carro di Pickipò, ediesse edizioni. Nel 2010 ha pubblicato per l’edizione Besa La ferita di Odisseo – il “ritorno” nella letteratura italiana della migrazione.

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