Stanza degli ospiti

Dove i fuochi dei pianeti

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
                                                                              
tranquillo sotto un giovane susino
                                                                              io tenni l’amor mio pallido e quieto
                                                                              tra le mie braccia come un dolce 
sogno

                                                                                                                 (Bertolt Brecht)

Non si può dire, che avesse
conoscenze.
Forse erano passaggi
labirinti muti dove riflettere un buongiorno
una coincidenza di vedute.
Più volte sentirsi pronunciare il nome
dall’anonimato di ombre discorsive.
Scherzare pure, solo per scherzo
avendo malinconia da tagliare con una lama.

L’hanno visto su una bicicletta
andare incontro all’autunno
con la barba più chiara e lunga di sempre.
Forse il vecchio e il cielo erano in sintonia
esclusiva, nel clima inquieto delle chiese vuote.

E laggiù in fondo –in apparenza fondo
c’è da sempre un arenile di perle;§
hanno detto§
si è finalmente disteso
dove i fuochi dei pianeti, ricominciano.

Rita Stanzione

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Rita Stanzione

2 commenti

  • Bella e commovente questa tua poesia, Rita, come sempre magistralmente da te tessuta senza enfasi tra le brume di ricordi o emozioni.
    I sentimenti traspaiono attraverso una narrazione attenta e pacata: il vecchio in bicicletta, figura anonima in un paese in cui non ci si guarda più in faccia o si disdegna il fratello, vicino o migrante che sia.
    La tua poesia poi approda su quelle sponde misteriose dove i fuochi dei pianeti ricominciano a imbastire nuove storie, nuovi inizi di vita…

  • MARE NOSTRUM: Barconi

    Sale dal mare un sospiro profondo…
    Non di vento né cigolio d’onde.
    E’ il respiro di tanti migranti,
    gli uni sugli altri ammassati,
    reietti al loro destino abbandonati.

    Un bimbo piange sotto il firmamento
    che fa da coltre all’umana miseria.
    L’acre odore di vapori esalati
    l’aria tutt’attorno ammorba.

    Contro la morte una donna,
    pur stanca di soffrire,
    invano lotta.
    L’aspetta il mare
    nell’abbraccio finale,
    sepolcro senza nome.
    L’anonima creatura
    a nulla anela
    nemmeno a sepoltura.
    Un tuffo e via
    tra l’indifferenza di chi
    abbarbicato resta alla vita,
    come foglia avvizzita
    ad esile fuscello.

    La barca solca la distesa scura
    verso un lume lontano,
    in cerca d’un approdo sicuro.
    Ondeggiando, s’accosta a riva,
    confidando in una mano amica,
    un mantello, un riparo
    e non un muro.
    Sale dal mare un sospiro profondo…

    §§§

    BOATS WITH REFUGEES

    A deep sigh from the sea rises:
    no wind or waves…
    It is the breath of many migrants,
    one on the other crowded,
    by their destiny rejected.

    Under the firmament a child cries
    What is the cause of human misery?
    The odor of steam exhales
    the air all around.
    Against the death in vain
    a woman fights, tired of suffering.
    The sea is waiting for her
    in the final embrace,
    unnamed sepulcher.

    The anonymous creature
    nothing else yearns for,
    not even the burial ground.
    A dive and away
    between the indifference of those
    are stuck to life, like a leaf
    to its weak branch.

    The boat in the darkness sails
    towards a faraway light,
    looking for a safe harbor.
    Oscillating, it arrives on the shore,
    waiting for a friendly hand,
    a cloak, a shelter
    and not a wall.
    A deep sigh from the sea rises…

    FRANCA COLOZZO: An Italian Architect/Writer/ex Teacher in Italy and also in Turkey.
    Passionate about Human Rights, Peace, Education, Environment, Women’s Empowerment, sustainable Architecture, etc.

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