Il flauto di Dio

Il nuovo romanzo di Erminia Dell’Oro dimostra ancora una volta la estrema capacità narrativa della scrittrice. Il ritmo è intenso, ma veloce così che la lettura avviene con estrema piacevolezza anche se questo fatto non induce alla scorrevolezza superficiale, ma  costringe di tanto in tanto il lettore alla riflessione.
Gli elementi caratteristici della narrazione possono essere sussunti in tre elementi fondamentali.

  1. il romanzo si inserisce nel filone neocolonialistico  che ha portato alla luce il fatto che gli italiani sono stati tutt’altro che “brava gente” nella storia delle imprese coloniali che hanno avuto. In questo breve romanzo vengono riportati parecchi episodi di rilievo del comportamento sprezzante degli italiani nei confronti degli etiopi. Si impediva che i morti ascari venissero seppelliti come gli italiani quando la morte li raggiungeva nelle azioni di guerra. Si ricorda come gli italiani siano stati fra i primi ad usare le armi chimiche dopo il Protocollo di Ginevra del 1925. In fine si fa presente che, quando ad Addis Abeba ci fu l’attentato al maresciallo Graziani, avvenne una rappresaglia che costò la vita a circa 3000 abissini. Tutti questi atti di crimini di guerra sono stati per lungo tempo in gran parte ignorati dagli italiani ai quali era stato detto e continuato a dire che era andati in Etiopia a portare la civiltà.
  2. Il romanzo assume la dimensione della miticità, quindi di qualcosa che ha funzione di riferimento e di insegnamento.  Così sono mitiche le steli ad Axum. Esse  stanno quasi ad indicare un legame del popolo etiope con il cielo. Il personaggio principale Petròs si presenta in forma multiforme. Da una parte è mitico per la sua capacità di raccontare, di conoscere la storia del popolo, ma è mitico per la sua vicinanza al popolo nonostante sia inserito negli alti gangli del potere politico.  Egli comprende le sofferenze della gente e tralascia se stesso per andare incontro ai suoi bisogni, alle sue necessità. E’ vicino al popolo. Sa essere lontano dai pregiudizi così che sposa Makeda, che era stata deflorata e picchiata dal primo marito e ripudiata già dopo la prima notte. 
  3. Nel romanzo la figura femminile viene esaltata e valorizzata pur in presenza di una società fortemente maschilista. Asli, una sorta di cortigiana di corte, è colei che manifesta tutta la dignità che può avere una nazione di fronte ad un invasore, ad un usurpatore della libertà di un popolo.  E’  una Giuditta per il popolo etiope  e preferisce il suicidio piuttosto che una certezza di punizione per l’atto eroico che aveva compiuto. Ma molte sono le figure femminili che dimostrano elevatezza di spirito e forte dignità personale.

Accanto a questi aspetti emerge però, perché sotteso in tutto il romanzo, la figura di Petròs, non tanto per la sua eroicità, quanto piuttosto per la sua capacità di parlare. Si scopre alla fine da dove deriva il titolo dato al romanzo, ma nel leggerlo a volte viene la tentazione di pensare che Petròs sia il vero flauto di Dio e non la stele di Axum. Ancora una volta negli scrittori che sono relazionati per nascita a culture africane emerge l’importanza della oralità, cioè di raccontare, di trasmettere la storia di pronunciarsi saggiamente. In questo romanzo non si parla di griot, ma di un personaggio quasi destinato ad essere narratore, raccoglitore di leggende e storie del popolo e trasmettitore di usanze e cultura. Anche nel romanzo di Gabriella Ghermandi  Regina di fiori e di perle la figura di chi ricorda, rammenta, fa conoscere agli altri, trasmette sapere e cultura con la propria voce e non con libri, diventa fondamentale. Infatti il libro, elemento essenziale nella cultura europea ove la stampa su carta è diventato fatto egemone, almeno fino a poco tempo fa, non possiede però la caratteristica del rapporto umano, del calore e colore umano. Nella cultura africana l’aspetto della oralità, cioè l’importanza della trasmissione di storia, cultura, leggende ed altro è stata affidata all’umano piuttosto che alla stampa. Con ogni probabilità anche i paesi africani   oggi danno importanza alla carta scritta e tuttavia l’insistenza con cui scrittori di origine africana insistono sulla mitizzazione degli aspetti della trasmissione orale stanno ad indicare che sentono che si sta perdendo forse un aspetto di valore nella società umana che forse difficilmente sarà recuperabile.