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Il velo di cipolla

Scritto da Matilde Sciarrino

Matilde Sciarrino
Il velo di cipolla
Lilit Montescaglioso, Mt, 2022

Sei racconti, sei protagoniste. La descrizione narrativa è tutta al femminile. Forse è un modo per rivelare, da una parte, e scoprire, dall’altro, l’animo femminile. Non penso sia una buona recensione quella che si ponga ad analizzare questi racconti sul piano del “genere”. I sentimenti, le delusioni, le speranze, le aspettative sono simili se non del tutto uguali a qualunque “genere” si appartenga perché in fondo l’umanità è una, anche se storicamente una parte è stata proposta sul palcoscenico della vita più dell’altra, distorcendone la verità. Nel cristianesimo a compensazione di questa assenza, deficienza storica è stata proposta la figura della Madonna, unica figura umana ad ascendere al cielo come Gesù Cristo. Ma, mi chiedo, il cristianesimo avrebbe avuto il coraggio di proporre un Gesù Cristo donna? In quel tempo sarebbe stato impossibile pena nessuna accettazione o espansione della religione . Forse oggi  a stento, ma fra qualche decennio sì. Ma questa lunga premessa alla recensione dei racconti di Matilde Sciarrino mi serve ancora per affermare che in profondità l’uomo/a è uno ed ha in sé femminilità e mascolinità che deve far emergere per essere uomo/a totale.
Ma veniamo ai significativi racconti proposti da Matilde Sciarrino.
Vi è una cifra poetica che emerge in tutti i racconti. Il soffocamento che l’abitudinarietà porta nell’individuo. L’uomo/a ha bisogno di vita, ha bisogno di sentirsi amato/a ogni momento, oltre che poter amare continuamente e senza soluzione di continuità, perché quando quest’ultima evenienza si manifesta   allora anche inconsciamente si ricerca la dimensione affettiva/amorosa   anche in trasgressioni sociali, che in sé non costituiscono vere trasgressioni, perché esse sono a monte,  quando chi deve amare non lo fa più o lo fa superficialmente.
Un altro tema serpeggia qua e là. La casualità. La nostra vita, come dice Machiavelli, per metà è gestita da noi, ma un’altra metà è condizionata dal caso.  Sono proprio questi elementi casuali che poi riescono a dare una svolta alla nostra esistenza e le conferiscono un nuovo significato.
Se la dimensione poetica più intensa è quella descritta, mi sembra che sia opportuno una analisi, anche se breve, di tutti i racconti presenti in questa antologia.
Ma prima di farlo mi pare opportuno segnalare la bella e sentita premessa scritta da Candelaria Romero, poeta, autrice di peace teatrali, narratrice. Candelaria ha colto in maniera egregia l’aspetto della quotidianità  di queste sei donne narrate da Matilde Sciarrino. 

Aurelia: L’incapacità di elaborare un lutto e quindi il ricordo angoscioso che si trascina di anno in anno per la perdita di un figlio, la necessità di rivivere i luoghi da lui calpestati, sono gli aspetti più significativi di questo racconto. Vi sono altri due elementi che vanno presi in considerazione. Il primo è la constatazione che il tempo non diventa un elemento di lenimento. È come se si sia fermato nella mente, nell’animo della protagonista.  Ogni gesto, ogni azione, ogni luogo è visto in rapporto a questo figlio. Il secondo elemento che mi pare sia determinante è che una elaborazione del lutto non può che avvenire attraverso il rapporto con un qualcosa di materiale.  La consuetudine vuole che si istituiscano cimiteri con tombe per raccogliere le salme dei defunti, oppure loculi ove depositare le ceneri. Sono questi oggetti materiali quelli attraverso cui l’uomo è capace di mantenere una relazione con la persona defunta e nel contempo di ritrovare energie per riproporsi “egregie cose”. Nel racconto si fa menzione alle ceneri del figlio disperse, quindi all’assenza di ogni elemento concreto che possa portare alla elaborazione del lutto e alla ripresa di un rapporto con la realtà.

Franca: L’amore omosessuale,  sia maschile o femminile, è al centro di questo racconto. Di quello maschile non si conosce nulla se non alla fine, di quello femminile si intravedono gli sviluppi, le dinamiche che sono sempre accennate, intuite e che hanno però bisogno di essere liberate. Anche qui l’amore fra Franca e Giusy non è mai dichiarato, non è mai consapevolizzato perché ci sono vincoli esterni che impediscono che ciò possa avvenire. I vincoli che non possono essere ignorati, né rotti perché altre persone, la figlia potrebbe soffrirne.  La protagonista sente la responsabilità di non caricare di un peso, forse non sopportabile, la propria figlia. Ha bisogno prima di poter conoscere che cosa è avvenuto del proprio uomo, allontanatosi per lavoro. Ha bisogno di sapere se questi vincoli possono essere sciolti e se per lei e la figlia possa iniziare una nuova vita con un nuovo amore, con la costituzione di una nuova famiglia.

Graziella: È un racconto che pone al centro il problema della diversità. Graziella è una diversa perché incomincia a parlare più tardi rispetto alle altre bambine. È una diversa perché fissa la sua curiosità, la sua vita in una solo dimensione.  Affabile, dolce con tutti, così come lo sono i suoi intrugli, i suoi impasti, le sue torte, determina la sua esistenza in un rapporto monocorde con ogni cosa che sa di zuccheroso. Anche il rapporto sessuale non può essere sopportato perché in fondo ogni rapporto sessuale ha in sé qualcosa di violento, amaro, che è in opposizione con la dolcezza e l’amabilità. Consapevole di questa sua caratteristica, che cerca di trasmettere a una nipote, finisce la sua vita in una montagna di torte e dolciumi.

Guendalina: Il rischio di rimanere senza un rapporto amoroso duraturo ed invece essere sfruttata solo sessualmente. Guendalina, professoressa legata al Dirigente scolastico che l’avrebbe abbandonata nel momento in cui fosse stato posto in pericolo la sua  credibilità morale e la stabilità della sua famiglia, non ha   prospettive ed è senza una direzione sicura della propria vita. Poi l’incontro con Ferdinando, un vedovo dolce, paziente ancora disorientato per la scomparsa di sua moglie, che egli amava moltissimo. Si aprono nuove speranze.

Susanna: “Quella che Silvio chiamava vita tranquilla per Susanna era un’esistenza fatta di giornate tutte uguali come i grani del rosario”.  Questa abitudinarietà è ciò che fa scattare in Susanna il desiderio di evasione che trova in un negoziante di frutta e verdura. Ma non solo. C’è anche la cerchia delle  amiche con cui  si incontra almeno una volta alla settimana. La mancanza di amore, l’assenza di un rapporto che non si rinnovava è la cifra esistenziale di Susanna. Un incidente di macchina, il rimanere chiusa nel proprio corpo, chissà che non voglia significare un contrappasso al suo desiderio di evasione.

Yvonne:  L’abitudinarietà vista nel racconto precedente fa da sfondo a quest’ultimo racconto, in cui il contesto sociale sembra più elevato di quello di Susanna. Tutto sembra procedere con tranquilla vita di ordinaria famiglia borghese con marito, funzionario di banca, lei traduttrice impegnata e apprezzata, il figlio studente alla fine del corso di studi medio superiori. Eppure la vita di Yvonne  è glaciale, senza che lei lo sappia o se ne accorga. Sarà l’audacia di un nano a farle riscoprire il valore di un rapporto sessuale, che forse lei da tempo aveva dimenticato presa com’era dalla sua routine, dalla quotidianità che assopisce e ammorba amori e dedizioni.

Raffaele   Taddeo                                             agosto 2022

L'autore

Matilde Sciarrino

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